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Con una certa frequenza c’è chi parla di “dittatura del mercato” sull’economia e sulle popolazione. L’ultimo in ordine di tempo che ha sostenuto (in parte) questa affermazione è stato nientedimeno che il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che ha sottolineato come in Europa cresca “l’insofferenza nei confronti della dittatura dello spread, vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli. I cittadini non accettano di pagare per scelte su cui non sono chiamati a decidere”, e di come a sua volta lo spread dipenda dal mercato che “attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale“.

Secondo noi però è importante contestualizzare queste affermazioni. Infatti, è vera la questione che spesso i mercati non sono non sono mercati concorrenziali, creando delle distorsioni che avevamo sottolineato già diverso tempo fa, ma la prima domanda che serve farsi è “chi sono i mercati?”.

I mercati non sono un soggetto esterno: sono sicuramente un soggetto astratto, come però lo può essere il concetto di “elettori”. I mercati non fanno altro che sommare le aspettative dei consumatori (al limite, “intermediate” dagli investitori).

Il problema piuttosto è che i consumatori (ed i cittadini in generale) hanno spesso aspirazioni incoerenti, ed è proprio questa incoerenza che genera tensione ma, come detto, non è una tensione tra aspettative dei mercati e quelle delle popolazioni, ma tra due “aspirazioni” contrapposte dei consumatori.

Da un certo punto di vista, si può dire che la “politica” rappresenti quello che i consumatori vogliono gli sia dato, mentre i “mercati” quello che vogliono dare. Ad esempio: da lavoratori, si vuole che la produzione dei prodotti sia mantenuta in Italia, con manodopera ben pagata ed alta qualità, ma quando si diventa compratori, e si va a fare la spesa, si sceglie prodotti Made in China, perché la cosa che si vuole è un prodotto che costi poco. Un altro esempio: le banche dovrebbero avere conti solidi ed evitare forme di investimento a rischio, ma allo stesso tempo chi ne ha bisogno dovrebbe poter avere un mutuo anche se non può offrire garanzie.

Dovrebbe essere evidente che una mentalità di questo tipo crea un sistema insostenibile, ed è proprio questo che è avvenuto: il problema che vediamo nel come viene affrontata la crisi è che si cerca un capro espiatorio (i mercati, il governo, Equitalia…), ma la questione è che i cittadini, ed i consumatori, dovrebbero comprendere ed essere educati a comprendere che sono necessari compromessi dato che le esigenze (le loro esigenze) non vanno tutte nella stessa direzione. Ma chiaramente questo chiede uno sforzo, dato che tutti dovremmo cambiare, almeno un po’, le nostre abitudini e la nostra mentalità.

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