Banche: c’è ancora da lavorare per una maggiore trasparenza.

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La Banca d’Italia ha analizzato il livello di trasparenza delle informazioni date ai consumatori dalle banche italiane tramite siti internet ed informative. La trasparenza è infatti un fattore cruciale (se non “il”) per la tutela dei consumatori, ma è importante sottolineare che la trasparenza può “solo” rendere le informazioni più chiare e più facilmente disponibili, ma resta la responsabilità del consumatore utilizzare queste informazioni e fare scelte consapevoli.

Resta il fatto che nonostante siano stati fatti grandi passi in avanti negli ultimi anni, a livello europeo la situazione rimane ancora lontana dall’ideale, specie sul fronte dei prestiti e del credito:

Nel 70 per cento dei casi (393 siti) sono state riscontrate carenze nel contenuto degli annunci pubblicitari  on line; talune criticità sono emerse anche in esito a un’ulteriore indagine condotta sulla documentazione precontrattuale.

A livello italiano, lo scenario non è molto migliore: su 15 siti di intermediari analizzati da Banca d’Italia congiuntamente con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ben 10 hanno evidenziato carenze relative agli annunci pubblicitari (che non rispettavano le normative in vigore), ma anche all’informativa precontrattuale. Le carenze partono dall’utilizzo di font illeggibili che nascondono di fatto una parte delle informazioni, a “dimenticanze” nell’indicare alcuni dei costi.

– gli annunci pubblicitari che indicavano il tasso di interesse  e/o altri dati concernenti il costo del credito non sempre riportavano tutte le informazioni richieste dalla normativa; altri annunci, privi di tali indicazioni, richiamavano la necessità di far riferimento – per le condizioni contrattuali – ai fogli informativi anziché ai documenti previsti per l’informativa precontrattuale nel credito ai consumatori;

– le informazioni precontrattuali non venivano sempre fornite attraverso il documento  standard denominato “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori”; ove presente, detto documento spesso non era conforme al modello previsto dalle  Disposizioni sulla trasparenza ovvero non era personalizzato e riportava anche voci non pertinenti rispetto alla specifica offerta. In via diffusa, le informazioni  venivano riportate con caratteri molto piccoli, che non consentivano un’agevole lettura della documentazione;

– il TAEG (tasso annuo effettivo globale) riportato sia negli annunci pubblicitari sia nel documento  standard  “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori”, spesso non includeva  tutti i costi a carico del consumatore (ad es., polizza  assicurativa obbligatoria, spese di apertura pratica, spese di incasso rata); talvolta, esso  veniva riportato esclusivamente nella misura massima e senza l’ausilio di un esempio rappresentativo.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]