0 Flares 0 Flares ×

Il mondo del no-profit e del volontariato che costituisce una leva importante per l’economia? Un accostamento solo apparentemente contraddittorio, dato che i dati di una ricerca condotta da UniCredit Foundation e Ipsos evidenziano in modo netto il peso che ha nell’economia italiana il cosiddetto “Terzo Settore”, che è bene espresso da due dati: 650.000 occupati e un “fatturato” di 67 miliardi di euro (il 4,3% del PIL), superiore a quello della moda made in Italy, Il Terzo settore Include organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale,cooperative e imprese sociali, fondazioni, comitati, enti ecclesiastici e organizzazioni non governative: i dati relativi al numero di istituzioni no profit sono un po’ vecchi, ma permettono comunque di avere un’idea: si parla di 235.000 istituzioni nel 2003, pari al 5,3% di tutte le unità istituzionali. Un aspetto interessante è anche che le entrate del terzo settore hanno tenuto nonostante la crisi,anche se è cambiata la composizione della provenienza delle entrate, con una riduzione dei contributi pubblici.

La provenienza delle entrate nel 2010 risultava così suddivisa: 36% dal pubblico; 30,2% da donazioni; 18,7% dalla vendita di beni e servizi a privati; 11,1% dall’autofinanziamento; 4,1% da altre fonti. Un altro dato significativo è rappresentato dalla tenuta delle entrate anche nel periodo 2008-2010, segnato da una forte caduta del PIL, soprattutto grazie al contributo dei privati. Nel periodo, infatti, i trasferimenti pubblici per acquisto di servizi sono diminuiti del 4,2% e quelli a fondo perduto del 9,7%, mentre le entrate derivanti da donazioni da privati sono cresciute del 6,8% e quelle da autofinanziamento degli associati del 6,4%. Calo che però non ha significato una diminuzione complessiva delle entrate, anche grazie a una complessiva migliore capacità di mettere in campo nuove iniziative di fund raising.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]