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Periodicamente torna alla ribalta qualcuno che sostiene che “le banche dovrebbero prestare solo i soldi che hanno”. Una teoria “interessante” quanto ben poco ragionata.

O meglio: semplicistica. I fondamenti non sono sono di per sé sbagliati: è verissimo che è stata proprio la tendenza di molte banche a prestare troppo e troppo liberamente che ha portato alla crisi attuale (come però anche ha contribuito alla crescita precedente, sottolineano i più attenti). Quindi non è di per sé sbagliato dire che una maggiore “attenzione” a come le banche prestano i soldi sarebbe un bene.

Non vogliamo dilungarci nuovamente nel dire che i soldi sono un “intermediario” e che quindi si tende a dimenticare che gli elementi reali dello scambio sono il bene acquistato (ad esempio, la casa), e quelli prodotti da chi ottiene il prestito (il bene/servizio è in generale “quello che si produce lavorando”), né che in realtà non va neppure trascurato il “fattore tempo” (la transazione in realtà non avviene in un singolo punto del tempo).

La questione è che dire che “le banche dovrebbero prestare solo i soldi che hannovuol dire anche che la maggior parte di chi chiede un mutuo NON potrebbe averlo. Lo stesso per le imprese, che ben difficilmente potrebbero avere i prestiti che chiedono. Non vogliamo qui giudicare se sia un bene o un male, ma solo sottolineare questo: nella maggior parte dei casi chi dice  “le banche dovrebbero prestare solo i soldi che hanno” dice anche che le banche dovrebbero concedere più facilmente prestiti a famiglie ed imprese. Delle due, l’una.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]