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Ultimamente si parla spesso in finanza di “cigni neri“, per descrivere la crisi economica che ha caratterizzato questi ultimi anni.

Cosa sono i “cigni neri”?

La teoria del cigno nero è una metafora che descrive un evento che sorprende l’osservatore e ha un impatto rilevante. Dopo essere avvenuto, l’evento viene razionalizzato “con il senno di poi”.

La teoria è stata sviluppata da Nassim Nicholas Taleb per descrivere:

  • il ruolo “sproporzionato” di eventi rari, difficili da prevedere e dagli effetti molto ampi, che sono al di fuori delle normali aspettative di storia, scienza e finanza.
  • la “non calcolabilità” della probabilità di questi eventi e delle loro conseguenze con metodi scientifici.
  • la “distorsione” psicologica che spinge i singoli e le collettività a non vedere l’incertezza e a non riconoscere il ruolo significativo di eventi rari in ambito storico.

Cigni o tacchini?

Sono in molti a osservare che però questi eventi “assolutamente improbabili” si verificano fin troppo spesso. Paul Kaplan, direttore della ricerca quantitativa di Morningstar, sostiene che non è meglio parlare di “tacchini neri”, intendendo con questo eventi “straordinari e drammatici” che non si sa quando avverranno ma che bisogna mettere in conto. Il che, tradotto per gli investitori, è in pratica un invito a essere più difensivi e a non sottovalutare la correlazione di settori diversi del mercato (non è passato poi tanto tempo da quando molti consideravano un’ottima diversificazione investire nell’azionario generico e nel settore immobiliare perché “non vanno mai giù contemporaneamente”).

Senno di poi?

Le osservazioni di Kaplan sono interessanti, ma a nostro parere tolgono l’attenzione dal fatto che spesso i segnali di crisi ci sono ampiamente (noi ne parlavamo nel 2007), ma spesso si rifiuta di vederli. In altre parole, spesso la distorsione non è nella razionalizzazione “con il senno di poi” di un evento imprevedibile, ma del sistematico scarto delle informazioni che non concordano con le conclusioni che si vogliono trarre. Più o meno coscientemente, la tendenza comune è quella selezionare le informazioni che sostengono quello che si “vuole credere” (es. che gli immobili continueranno a crescere di valore) e a considerare non rilevati o non affidabili quelle che invece danno indicazioni opposte.

A nostro parere, è giusto parlare di necessità di prudenza e di essere pronti agli imprevisti, ma è almeno altrettanto necessario guardare ai fatti senza preconcetti, positivi o negativi che siano. Altrimenti il rischio è quello di costruirsi un mondo illusorio attorno, di cui però non ci si può lamentare qualora vada in pezzi.

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