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Uno studio di alcuni ricercatori della Banca d’Italia analizza gli effetti dell’immigrazione (specie di quella che vede protagonisti lavoratori non qualificati), e ha evidenziato come l’aumento di lavoratori “non qualificati” abbia cambiato il modo di fare impresa, spingendo verso un aumento dell’intensità del capitale (si può ipotizzare che questa sia dovuta ad un maggiore impiego dell’automazione industriale), un fenomeno che si è verificato specie nelle imprese più grandi.

Negli ultimi vent’anni la rapida crescita  della popolazione mondiale, le dinamiche demografiche divergenti fra paesi e gli ampi squilibri nella distribuzione del reddito pro capite hanno causato un forte incremento dei  flussi migratori dai paesi emergenti e in via di  sviluppo verso i paesi sviluppati. L’Italia è stata particolarmente interessata dal fenomeno: gli immigrati rappresentavano il 6 per cento della popolazione residente nel 2008, a fronte del 3 per cento nel 2003 e dell’1 per cento nel 1991.

Il lavoro analizza l’effetto di un aumento degli immigrati, prevalentemente con un basso livello di istruzione, sulla domanda di fattori produttivi da parte delle imprese. La letteratura si è concentrata finora sulla sola domanda di lavoro, in particolare sulla composizione della forza lavoro per grado di istruzione. Il lavoro estende l’analisi anche alle scelte del fattore capitale.

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In particolare, si dimostra che l’afflusso di immigrati modifica  l’intensità di capitale. Per alcuni valori dei parametri, rilevanti per il caso italiano, le imprese reagiscono al peggioramento della qualità media della forza lavoro immigrata aumentando l’investimento e il rapporto tra capitale e lavoro.

L’analisi empirica si basa su un campione di imprese manifatturiere italiane con almeno 50 addetti nel periodo 1996-2007. I risultati confermano che in Italia l’afflusso di immigrati poco qualificati ha determinato un incremento dell’intensità di capitale delle imprese. In linea con le predizioni del modello, l’effetto dell’immigrazione è più forte sulle imprese più grandi e su quelle che operano in settori a più alta intensità di lavoratori istruiti.

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