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Qualche giorno fa Marco Magnani, Capo del Servizio Studi  di Struttura Economica e Finanziaria della Banca d’Italia, è intervenuto in Commissione alla Camera sul tema della comunicazione   della Commissione europea relativa  all’Analisi annuale della crescita per il 2012. Ci sembra valga la pena riportare qualche passaggio della sua relazione, dato che offre alcuni interessanti spunti di riflessione.

L’analisi annuale sulla crescita per il 2012 della Commissione europea individua i principali ambiti d’intervento di una politica per rafforzare le prospettive di crescita dell’Unione in un contesto di estrema difficoltà, segnato dagli effetti non ancora sopiti della crisi finanziaria internazionale e da quelli ancora ben vivi della crisi dei debiti sovrani in Europa. Il lento processo di riforma della  governance europea innescato dalla crisi non si è ancora concluso.

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In assenza di shock negativi, si stima che l’attività economica dell’area tornerebbe ad accelerare gradualmente nel  corso della seconda metà di quest’anno;  secondo le recenti proiezioni dello staff della Banca Centrale Europea, l’aumento si colloca tra lo 0 e il 2,2 per cento nella media del 2013. Il lento recupero continuerebbe a risentire dei piani di consolidamento dei bilanci pubblici e privati e delle avverse condizioni di finanziamento in molti paesi. La domanda mondiale rimarrebbe il fattore di espansione principale.

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In febbraio il clima di fiducia delle imprese italiane è ulteriormente peggiorato, ma le attese a breve termine sono divenute anche da noi meno sfavorevoli; in particolare le valutazioni delle famiglie, pur restando pessimistiche, appaiono ora in miglioramento, anche se la domanda interna rimane estremamente debole. Le prospettive della domanda estera sono incerte.

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Un fattore cruciale, come indicato nello stesso documento della Commissione,  per scongiurare un’ulteriore flessione dei livelli di attività risiede nella capacità di evitare nuove restrizioni all’erogazione  del credito. […] Inizialmente l’inasprimento delle condizioni di offerta si è manifestato con un forte aumento del grado di utilizzo delle linee di credito da parte delle imprese, con l’aumento dei tassi di interesse sui prestiti a famiglie e imprese e con l’ampliamento, per queste ultime, del divario tra il costo del finanziamento medio e quello per i prenditori con miglior merito di credito. Nella parte finale del 2011 i prestiti al settore privato non finanziario hanno registrato una forte decelerazione sia in Italia sia nell’area dell’euro, principalmente riconducibile all’andamento negativo dei finanziamenti alle imprese: il loro tasso di crescita sui dodici mesi è sceso all’1,2 per cento nell’area e al 2,6 in Italia (dal 2,3 e 5,2 per cento, rispettivamente, nello scorso giugno). Nel solo
mese di dicembre i prestiti alle società non finanziarie si sono contratti di circa 20 miliardi rispetto a un mese prima
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Come menzionato in apertura, il documento della Commissione indica fra gli  ambiti prioritari per le politiche strutturali gli interventi diretti a elevare l’efficienza e la competitività del sistema economico e a modernizzare l’Amministrazione pubblica. Sebbene gli effetti delle linee di riforma possano essere in molti casi lenti a maturare, un loro credibile avvio può aiutare anche nell’immediato. […]

  • accrescere la concorrenza nel comparto dei servizi […]
  • modernizzazione dell’Amministrazione pubblica […]
  • carenze della giustizia civile […]

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