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Dopo la mancata approvazione da parte della Grecia delle misure di “austerity”, sembra molto più vicino il default. Le misure di austerity erano infatti un requisito essenziale per la concessione di nuovi prestiti “agevolati” alla Grecia, prestiti che ora sembrano più difficili, e se si considera che i mercati hanno molta poca fiducia nei conti greci (e quindi sono molto poco disponibili a prestarle soldi) è molto probabile che le finanze greche presto si trovino in crisi.

Se può essere giudicata comprensibile la “resistenza” greca all’introduzione di nuove misure di rigore economico, vale però la pena sottolineare che la richiesta di queste misure non è un “capriccio” di Francia e Germania, ma un requisito perché il prestito alla Grecia sia il meno rischioso possibile: se i cittadini greci hanno poca voglia di subire i costi della cattiva gestione economica greca, ci si può immaginare quanta voglia ne possano avere i cittadini francesi e tedeschi.

Cinicamente parlando, un eventuale default della Grecia, e magari una sua uscita dall’euro, sarebbe molto “interessante” perché toglierebbe una volta per tutte il dubbio se sia meglio stringere la cinghia (a volte anche in modo iniquo) oppure il default. Noi abbiamo sempre sostenuto che un’uscita della Grecia dall’euro avrebbe conseguenze estremamente drammatiche per il paese,  ma c’è chi continua a sostenere che il default è una “buona soluzione” (apparentemente, anche molti politici greci), che dovrebbe considerare anche l’Italia. Purtroppo, è una partita che si gioca sulla pelle di milioni di greci, e per conto nostro speriamo che venga trovata una soluzione meno drammatica.

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