Chi vuole veramente la meritocrazia in Italia?

0 Flares 0 Flares ×

Si parla spesso di “meritocrazia” in Italia, sottolineandone spesso la mancanza. Il dubbio che ogni tanto ci viene è “ma la si vuole veramente la meritocrazia?”. Perché se è vero che la meritocrazia sulla carta è una cosa bellissima che tutti vogliono, ci sono alcune considerazioni che spesso si dimentica di fare  — che, per carità, nulla tolgono all’esigenza di meritocrazia, ma sono utili per un discorso meno banale.

  • Chiunque parla di meritocrazia di fatto intende dire “datemi di più”, perché “io merito”. È davvero così? Sarà una domanda sciocca, ma è giusto farsela, quando non si ottengono i riconoscimenti sperati: non è che magari uno non è così meglio degli altri come si crede? Se definiamo “merito” come “performance sopra la media” vuol dire che tutti quelli che sono nella media o sotto (che vuol dire la maggioranza) non merita (nota: ovviamente cos’è la “performance” può essere definito in relazione al caso specifico9
  • Non esiste il merito “a prescindere”. Se parliamo di merito uno o è bravo o non lo è. A volte si ha l’impressione, in qualche discorso, che tutti “dovrebbero avere” perché tutti meritano. Ma dire che meritano tutti è come dire che non merita nessuno, e sicuramente è l’esatto contrario di quello che meritocrazia dovrebbe significare.
  • Il rovescio della medaglia è che se chi merita viene premiato, chi non merita deve essere “punito”. Se chi merita va avanti perché merita, ma chi non merita va avanti perché “non è equo penalizzare un soggetto”, allora la meritocrazia va a farsi benedire.
  • La meritocrazia, per esistere veramente, deve essere presente ovunque. Non ci si può limitare a parlare di meritocrazia solo per specifici settori o specifiche attività: o è un qualcosa che è applicato a tutti i livelli (dall’operaio al rettore di una facoltà universitaria), e quindi c’è il terreno culturale e sociale per applicarla, oppure è difficile che rimanga più che un’astrazione.
  • La meritocrazia è incompatibile con la burocrazia. Il merito reale di un soggetto andrebbe valutato in modo soggettivo, spesso non riconducibile a rigidi parametri numerici che in molti casi si tenta di applicare. La “scusa” è che così si avrebbe una valutazione “oggettiva”, che non può essere “truccata” dal valutatore. Solo che in questo modo non viene premiato chi “merita”, ma chi fa il punteggio più alto — e spesso il punteggio più alto si può ottenere in modi che con il merito reale hanno poco a che fare.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]