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L’Italia è sotto pressione da parte dei mercati finanziari per colpa dell’enorme mole di debito pubblico, che si avvicina a circa il 120% del PIL. E il peso del debito pubblico è stato anche quello che, unito a conti pubblici tutt’altro che in ordine, ha schiacciato la Grecia.

Appare quindi quanto mai curioso che il Giappone riesca a piazzare i suoi Titoli di Stato a tassi estremamente bassi (bond a 10 anni hanno tassi di circa l’1,1%). Infatti, il debito giapponese supera ampiamente il 200% del PIL. Non a caso, ci sono alcuni analisti che candidano il Giappone a un potenziale default, tanto più che l’economia giapponese è da tempo . Ma ci sono alcune importanti differenze.

La prima è il fatto che quasi il 90% del debito giapponese è in mano ai giapponesi. Si tratta di una percentuale estremamente alta, se confrontata con l’Italia (circa il 50%, abbastanza in linea con la media europea). Nel caso della Grecia, la percentuale di debito pubblico detenuta all’estero è vicina al 70%. Già questo dato è significativo, perché gli investitori nazionali sono meno “sensibili” alla percezione del rischio-paese rispetto a quelli internazionali, che al crescere del rischio tendono più facilmente ad allontanarsi.

Oltre a questo, si aggiunge il fatto che il fatto che l’economia giapponese non brilli gioca a favore dei conti pubblici, nel senso che gli investitori non possono contare su grandi guadagni da investimenti in borsa, e quindi sono spinti verso l’acquisto di titoli di stato. Di conseguenza, i tassi tendono a essere “schiacciati” verso il basso.

È da vedere se questa situazione possa essere sostenibile anche nel medio-lungo termine, tenuto conto che sul Giappone pesa anche sempre di più l’invecchiamento della popolazione, che rischia di andare a ridurre ulteriormente lo sviluppo dell’economia.

C’è chi dice che comunque il Giappone non è comunque a rischio perché, avendo una moneta nazionale, potrebbe piuttosto “stampare moneta” per pagare i debiti, accettandone le conseguenze in termini di inflazione e di svalutazione della moneta. Un’ipotesi che per conto nostro però non convince, dato che continuiamo ad avere dubbi che pagare con una moneta che vale la metà, anziché pagare metà del proprio debito, siano due cose così diverse.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

 

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