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Come era prevedibile, sono molte le contestazioni alla manovra finanziaria, che viene accusata di essere iniqua, di colpire le fasce più deboli, e molto altro. Diciamo “prevedibile” perché finché si parla in astratto di sacrifici per “salvare il paese”, tutti concordano e tutti sono d’accordo sul fatto che sia giusto fare sforzi. Quando si arriva al dunque, tutti sostengono che i sacrifici dovrebbero farli gli altri, e loro dovrebbero invece essere “risparmiati” perché di sacrifici ne fanno già molti. “Tutti” vuol dire proprio tutti: dai politici, ai taxisti, alle province, ai dipendenti, ai pensionati.

L’impressione è che la maggior parte delle persone sembrano avere già dimenticato la gravità della situazione economica attuale. Il punto del problema non è andare in pensione un anno prima o un anno dopo, il problema è che si rischia seriamente che fra due-tre-cinque anni, non si siano più soldi per pagare le pensioni, oppure che quei soldi abbiano un potere d’acquisto sostanzialmente nullo. Purtroppo, la maggior parte delle persone non sembra cogliere questo aspetto, complice anche la notoria ignoranza finanziaria degli italiani.

Non è nostra abitudine citare i politici, ma Monti ha detto una cosa a nostro parere molto corretta ai politici che ne contestavano l’operato: “Se pensavate che la manovra fosse semplice, potevate farla voi”. La manovra finanziaria è inevitabilmente imperfetta, figlia della fretta e dell’emergenza. È un po’ ingenuo pensare che in un paio di settimane il nuovo governo possa fare qualcosa di più “giusto” ed “equo” di quello che si sarebbe dovuto fare nel corso degli ultimi cinque anni, e che non è stato fatto.  E’ bene ricordare che lo scopo della manovra non è essere equa, o giusta, è quello di evitare il collasso dell’economia italiana.

Siamo sul Titanic, e l’iceberg lo abbiamo già incontrato, da tempo: ora si sta cercando di tappare la falla, prima di affondare del tutto. Ma molti passeggeri stanno ancora litigando sul menu del ristorante.

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