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Torniamo sull’argomento della ricchezza delle famiglie italiane, che ha destato un certo interesse. Innanzi tutto un dato sicuramente interessante: la ricchezza media delle famiglie italiane è pari a circa 350.000 euro. Un valore che può sembrare elevato, ma non va dimenticato che in questo valore si considerano anche le “attività reali”, in primo luogo la casa di proprietà. Come abbiamo già detto, la ricchezza in rapporto al reddito disponibile è sopra la media, nel confronto internazionale.

In molti osservano che non conta solo la ricchezza, ma conta molto come è distribuita. Come è facile immaginare, la ricchezza non è uniformemente distribuita, ma è concentrata in un numero relativamente ristretto. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza però è meno elevata che nella maggior parte degli altri paesi.

La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza – desunte dall’indagine campionaria della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane – indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. L’indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione), risultava pari a 0,613. Seconde stime provvisorie, nel 2010 sarebbe cresciuto a 0,624, un aumento presumibilmente attribuibile agli effetti della grande recessione che, tuttavia, lo riporta in linea con i valori della fine degli anni novanta.

Il numero di famiglie con una ricchezza netta negativa, alla fine del 2008 pari al 3,2 per cento, risulta invece in lieve ma graduale crescita dal 2000 in poi. Secondo le stime disponibili, nel confronto internazionale l’Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi più sviluppati.

Per quanto vada evidenziato come i confronti internazionali devono essere effettuati con molta cautela, dato che i dati e le informazioni disponibili non sono sempre omogene, nelle classifiche dei Paesi in base al coefficiente di Gini (un indicatore che misura il grado di concentrazione di una distribuzione: più basso è il valore ) — ad esempio qui trovate la lista pubblicata su wikipedia — l’Italia è tra i paesi al mondo per cui il coefficiente è più basso. Nella lista (che però ha dati di qualche anno fa) l’Italia è settima al mondo per uniformità di distribuzione della ricchezza. Per un confronto, la Germania è 39esima, mentre gli USA sono 146esimi (su 150 paesi), ad indicare un livello di concentrazione della ricchezza tra i più elevati al mondo. Il dato dovrebbe anche fare riflettere sul fatto che non è possibile trasporre né le soluzioni, né i problemi, tra contesti che sono in realtà profondamente differenti.

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