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La Banca d’Italia ha pubblicato i dati aggiornati circa la ricchezza delle famiglie italiane: si tratta di dati molto interessanti per capire qual è lo stato effettivo dell’economia italiana. La ricchezza è la somma delle cosiddette “attività reali” (principalmente, le case ed i terreni) e delle “attività finanziarie” (depositi, azioni, titoli, ecc.), meno le passività finanziarie (i mutui e i prestiti).

A fine 2010, la ricchezza delle famiglie italiane era pari a circa 8.460 miliardi di euro, praticamente invariata rispetto a fine 2009, dato che l’aumento delle attività reali (+1,1%) è stato accompagnato dalla diminuzione delle attività finanziarie (-0,8%) e da un aumento delle passività (+4,2%). Nel primo semestre di quest’anno, la ricchezza, in base ai dati provvisori sarebbe leggermente cresciuta  (+0,4%), in valori nominali, grazie all’aumento delle attività sia reali che finanziarie, nonostante un significativo incremento dell’indebitamento.

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La variazione della ricchezza complessiva, in termini reali, può essere attribuita a due fattori: il flusso di risparmio (al netto degli ammortamenti) e i capital gains, che esprimono le  variazioni dei prezzi delle attività reali e di quelle finanziarie, al netto della variazione del deflatore dei consumi. Nel 2010 il risparmio delle famiglie è ammontato a circa 50 miliardi di euro; i  capital gains sono stati invece negativi (circa 180 miliardi di euro), principalmente a causa del forte calo dei corsi azionari avvenuto nel corso dell’anno.

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Le famiglie italiane si caratterizzano, nel confronto internazionale, per una ricchezza più elevata, specie se sul fronte delle “attività reali”, e per un grado di indebitamento più ridotto.

Alla fine del 2009 la ricchezza netta era pari a 8,3 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane, rapporto in linea con quello del Regno Unito (8), lievemente superiore a quelli della Francia (7,5) e del Giappone (7) e significativamente superiore a quelli del Canada (5,5) e degli Stati Uniti (4,9) […]

Le attività reali in rapporto al reddito disponibile lordo detenute alla fine del 2009 dalle famiglie italiane (5,6) superavano quelle delle famiglie residenti in Francia (5,5), nel Regno Unito (5,1) e soprattutto quelle negli Stati Uniti (2,1), in Giappone (3,3) e in Canada (3,4).

Si conferma per l’Italia una maggiore propensione all’investimento immobiliare, che riflette tra l’altro una struttura del sistema produttivo che vede la preponderanza delle microimprese familiari, per le quali gli immobili costituiscono capitale d’impresa.

Alla fine del 2009 le attività finanziarie delle famiglie italiane risultavano pari a quasi 3,5 volte il reddito disponibile, un rapporto inferiore a quello di Giappone, Stati Uniti e Regno Unito, in linea con quello del Canada ma superiore a quello di Germania e Francia. Contribuisce a questo risultato la relativa minore rilevanza del sistema pensionistico pubblico nei paesi anglosassoni, che implica un maggior investimento in riserve tecniche di assicurazione.

Sempre alla fine del 2009 l’ammontare di passività delle famiglie italiane era l’82 per cento del reddito disponibile, il valore più basso tra i paesi considerati: tale rapporto risultava pari a circa il 100 per cento in Germania e Francia, a quasi il 130 per cento negli Stati Uniti e in Giappone, al 150 nel Canada e al 170 nel Regno Unito 21.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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