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Con l’acutizzarsi della crisi finanziaria (o, se volete, con l’ampliarsi della sua consapevolezza), sono molti a “prendersela” con i ricchi, considerati categoria in qualche modo “da punire” . Il problema sembrerebbe essere, secondo qualcuno, che ci sono troppi ricchi. A nostro parere la questione è diversa: il problema piuttosto è che ci sono troppi poveri. È un discorso forse banale, ma l’impressione è che sia molto più semplice cadere in trappole demagogiche in cui è più facile lottare contro la ricchezza che contro la povertà.

Permetteteci una provocazione, che crediamo utile a stimolare qualche riflessione.

La questione infatti è che, dato che l’Italia non può che puntare su prodotti “di eccellenza”  i ricchi sono i nostri “clienti”. Senza gente che si compra lo yatch, i cantieri navali chiudono. Se nessuno compra abiti di marca (e magari tutti si accontentano di capi “Made In China”) le industrie dell’abbigliamento chiudono. Se nessuno va più al ristorante, i ristoranti chiudono. C’è poi il discorso delle innovazioni in generale: se nessuno fosse stato disposto a pagare diverse migliaia di euro per un televisore LCD, quando questi erano appena stati introdotti sul mercato, nessuno li avrebbe prodotti e fatti evolvere, e adesso non ci sarebbero neppure i televisori LCD economici a poche centinaia di euro.

Per mantenere uno stile di vita “da paese avanzato”, vanno prodotti prodotti e servizi “di valore”, che vuol dire che sono destinati “ai ricchi”

Quindi è indubbiamente corretto voler “punire” chi guadagna in modo scorretto, quando non illegale, ma attenzione a non iniziare una lotta tout court contro una categoria che, piaccia o no, costituisce il nostro target di clientela, come Paese, perché se l’alternativa è quella di puntare a un target  di fascia bassa, non possiamo pensare di poter avere uno stile di vita migliore di paesi come Cina o India, che si rivolgono a quel target.

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