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Armando Carcaterra (Direttore Generale Anima) ci offre le sue riflessioni sullo stato della crisi economica, sulle strade per uscirne e su come mai la crisi non sia stata subito affrontata con la dovuta decisione.

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D1. La Moneta Unica sopravviverà?

Dal punto di vista della psicosi di massa, la crisi dell’Eurozona sembra avere ormai superato tutti i limiti di guardia. Dopo che perfino l’asta dei titoli pubblici tedeschi è andata male, il tema del giorno non è più il possibile default della Grecia o lo spread eccessivo dell’Italia, ma la sopravvivenza stessa della Moneta Unica. Nei circoli della finanza snob si parla con cinica ironia di Eurogeddon, l’Armageddon (cioè l’Apocalisse) dell’Euro, e tutte le grandi banche d’investimento stanno febbrilmente producendo analisi sugli impatti dell’eventuale disastro.

Ma non c’è nulla di ineluttabile. Anche perchè, una rete di sicurezza finale ed estrema esiste e si chiama Banca Centrale Europea.

L’Europa si dibatte da due anni in una crisi che ha rivelato tutte le fragilità del suo impianto istituzionale e la disperante miopia dei suoi 17 governi. La crisi ha messo in luce che una moneta e una politica monetaria comuni sono inadeguate a gestire gli shocks se non si dispone anche della leva di una politica fiscale ben coordinata; e ha reso anche drammaticamente chiaro che una politica fiscale comune non è possibile senza l’impianto politico di un’Europa federale.

Il totale dei debiti pubblici europei ammonta infatti a solo l’88,6% del suo Pil, mentre quello americano veleggia oltre il 100% e quello giapponese è addirittura al 233%. Il debito complessivo dell’Eurozona è quindi enormemente inferiore a quelli americano, ma gli Stati Uniti (nonostante abbiano perso il rating triplaA) non sono stati investiti da una analoga tempesta finanziaria. L’Europa è stata invece messa in ginocchio da un piccolo paese come la Grecia, paese il cui peso sul Pil europeo è inferiore a quello del New Jersey sul Pil americano..

D2. Per quale motivo la crisi non è stata arginata subito?

La crisi poteva facilmente essere tamponata subito, con interventi mirati e assai meno onerosi di quelli che è ora obbligatorio mettere in campo. Ma farlo avrebbe richiesto un livello di solidarietà, di lungimiranza e di comunanza di intenti che l’Europa non ha ancora saputo costruire. Negli Stati Uniti c’è invece un unico governo federale, una banca centrale libera di intervenire sui mercati e vige un’unione fiscale seria in cui, ad esempio, in 20 anni, il solo Stato di New York ha finanziato per 950 mld di dollari tutti gli altri Stati in deficit. Nella stessa Germania convivono laender ricchi (come la Baviera) e laender poveri (come la Sassonia, la Turingia, il Brandeburgo) ed è lo stato federale che trasferisce le risorse. Questa è la via obbligata per una maggiore stabilità anche dell’Eurozona. Ma -oltre alla determinazione e al consenso- un’Europa compiutamente federale richiede anche tempo per essere realizzata. Invece i mercati chiedono ora risposte immediate e credibili.

Per fortuna, una istituzione pienamente federale l’Europa ce l’ha già: si chiama Eurosistema, che è il nome del sistema coordinato della Banca Centrale Europea e di tutte le banche centrali nazionali dei paesi appartenenti all’Eurozona.

D3. Cosa potrebbe fare la Banca Centrale Europea attraverso l’Eurosistema?

Per capirlo basta guardare a cosa è risuscita a fare negli Stati Uniti la Federal Reserve tra il 2007 ed il 2011, quando l’intero sistema finanziario americano (e mondiale) si sono trovati sull’orlo del collasso.

In meno di un anno (tra il 2007 e il 2008) ha portato i tassi monetari di riferimento (i Federal Funds Rate) dal 5,25% a 0 ed ha attivato (tra il 2007 e il 2011) interventi “non convenzionali” di sostegno al sistema per un ammontare cumulato potenziale dell’ordine di 4500 miliardi di dollari complessivi . Una cifra impressionante, messa in campo senza esitazioni attraverso almeno una decina di diversi strumenti tecnici, mirati a raggiungere molteplici obiettivi: fornire sufficiente liquidità a banche ed altre istituzioni non bancarie in crisi; sostenere i primary dealers sul mercato dei titoli di stato; dare liquidità alle emissioni di titoli privati e rilevare titoli tossici dai bilanci bancari; aumentare il credito alle piccole imprese ed al mercato immobiliare ed infine ridurre i rendimenti acquistando titoli di Stato sul mercato secondario (per quasi 1200 mld di dollari!).

La potenza di fuoco di una banca centrale è illimitata ed anche la BCE, in caso di necessità potrebbe fare lo stesso. Non è infatti vero che i Trattati europei lo impediscano: la BCE non può finanziare direttamente gli Stati, ma rientra pienamente tra i suoi compiti stabilizzare i mercati finanziari e salvare l’euro.

Ed è proprio la santa BCE che alla fine potrà evitare l’Eurogeddon che molti oggi temono.

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