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Il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, è intervenuta al Congresso Nazionale del Credito Cooperativo, sul tema delle prospettive che ha per il futuro questa particolare forma bancaria. Ci sembra interessante riproporre alcune parti dell’intervento, dove si parla sia della cooperazione che della crisi più in generale. Il contesto infatti sta cambiando, e se mentre fin qualche tempo fa le banche di credito cooperativo avevano la capacità di “portare i servizi bancari dove altrimenti non arriverebbero”, grazie ad un legame maggiore e più diretto con il territorio, sostenendo iniziative imprenditoriali anche individuali e favorendo lo sviluppo economico delle piccole comunità, ora — con i vincoli stringenti sulla solidità patrimoniale che diventano sempre più prioritari, rischiano di essere penalizzate dalle loro dimensioni.

Occorre valutare attentamente la sostenibilità dei rapporti che le BCC intrattengono con il territorio.  I vincoli e le aspettative che sorgono all’interno della comunità sono importanti, ma non possono  allontanare le politiche del credito dalla sana e prudente gestione. I finanziamenti non possono costituire, come spesso è successo in passato, i principali ammortizzatori di gravi situazioni di crisi  nel tessuto produttivo delle economie locali. 

Sulla capacità di generare reddito delle BCC gravano inefficienze non sempre ricollegabili alla  contenuta dimensione. In connessione con l’emergere degli effetti della crisi, la rigidità dei costi ha  portato a un forte aumento del  cost/income ratio, che a giugno del 2011 ha raggiunto il 74,2 per  cento, quasi dieci punti percentuali in più rispetto a tre anni prima.

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Dalle analisi emerge che gli istituti centrali, che gestiscono i flussi finanziari per la categoria, e un  quinto delle BCC potrebbero incontrare difficoltà nell’adeguarsi al nuovo ratio di breve periodo. Le  carenze complessive di liquidità, stimate sulla base dei dati di dicembre 2010, ammonterebbero a 6 miliardi di euro, di cui poco meno di 5 attribuibili agli istituti centrali. Vi sarebbe però  un’eccedenza di liquidità superiore ai 10 miliardi da parte delle rimanenti BCC. In presenza di un  network operativo conforme ai criteri previsti da Basilea 3, che potrebbe essere rappresentato dal  Fondo di Garanzia Istituzionale, l’impatto sulla situazione di liquidità non si modificherebbe, ma si  potrebbe realizzare una significativa crescita di efficienza. 

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

 

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