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Prevedibilmente, la pesante manovra finanziaria ha scontentato molti. Diciamo “prevedibilmente”, perché è ovvio che una manovra di queste dimensioni vada a toccare le tasche e gli interessi di molte persone, che è inevitabile che non siano contente. Apparentemente, tutte le categorie hanno di che lamentarsi — il che in un certo senso è però un indicatore di una certa equità della manovra: se scontenta tutti, allora forse vuol dire che “colpisce” tutti.

Ci sembra doveroso fare una precisazione: spesso si parla degli interventi indicati nella manovra finanziaria dicendo che sono cose che “ce le ha chieste l’Europa”. Non è esattamente così: l’Europa ci ha chiesto di non collassare, e la medicina (amara) serve per la nostra salute, non per “far piacere” all’Europa.

Certamente, si potevano fare manovre finanziarie migliori, ma la domanda che veramente viene da fare è che tipo di manovra ci si aspettava? Domanda un po’ provocatoria e un po’ no, nel senso che cercando di guardare con occhio esterno l’impressione è che la risposta vera alla domanda “chi dovrebbe ‘tirare fuori i soldi’ per fare quadrare i conti italiani” sia “tutti eccetto che io/noi”.

In altre parole, non basta, come si è sempre fatto, semplicemente dire “no”, serve proporre alternative serie e concrete, oltre che efficaci. Tenendo presente che siamo già oltre tempo massimo: ora si stanno facendo in pochi giorni interventi che dovevano essere diluiti nel tempo negli anni precedenti. Il sistema pensionistico, ad esempio, non è sostenibile così come è: l’aumento della durata della vita, e al contempo la diminuzione della percentuale della popolazione attiva (dovuta all’aumento dell’età media della popolazione): se si fosse intervenuto 5 anni fa, adesso non si rischierebbe la “beffa” per molti lavoratori.

Il rischio è quello di perdere il senso del problema. Ad esempio si parla tanto di “costi della politica”, che è un discorso (giusto) che ha però significato prevalentemente simbolico (quello id condividere i sacrifici “con chi ha fatto i danni”), perché non è quello il “buco” principale dei conti pubblici — tra l’altro va anche detto che molti conti sui possibili risparmi che sarebbero consentiti dai tagli alla politica sono basati su conti spesso errati, che sovrastimano di grosso i risparmi effettivamente ottenibili.

La morale: se la riforma delle pensioni non piace, serve proporre un’altra riforma delle pensioni, non semplicemente cercare capri espiatori.

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