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Qualora non si riesca a fare andare meglio le cose in tempi brevi, ci sarebbe una strada interessante che potrebbe essere percorsa.

Una delle ipotesi ventilate, di grande efficacia ma che genererebbe molto scontento, è che una soluzione potrebbe essere il cosiddetto “prelievo forzoso” dai conti correnti.

Sarebbe però forse ipotizzabile una variante meno dolorosa per i correntisti e più efficace per lo Stato: una “conversione forzata” in Titoli di Debito Pubblico (ad esempio BTP) di una parte dei depositi nei conti correnti. L’ideale sarebbe che questi titoli di stato fossero di tipo “privilegiato”, quindi magari avessero una priorità nel rimborso rispetto ai titoli normali, e al contempo avessero un tasso di interesse più ridotto. Il beneficio per lo stato sarebbe che potrebbe ridurre il costo del debito pubblico e degli interessi su di esso, permettendo inoltre una raccolta molto più significativa rispetto a quello che consentirebbe un prelievo. Infatti, nulla vieta che i titoli di stato così “forzosamente acquisiti” siano messi sul mercato (chiaramente, probabilmente non sarebbe conveniente vendere subito, quanto aspettare che la situazione economica si sia riassestata).

Si tratta chiaramente di un’ipotesi che andrebbe studiata bene (anche per aspetti quali il cosa succederebbe agli altri titoli di debito, introducendo titoli “privilegiati”), ma forse merita di essere studiata. Andrebbe anche ben compresa la percentuale di conversione “tollerabile”, tenendo conto che, se confrontati con i 1.900 miliardi di debito pubblico, i 785 miliardi di depositi in conto corrente, e i 355 miliardi in depositi a scadenza e/o rimborsabili con preavviso, non sono neppure tantissimi.

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