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Armando Carcaterra (Direttore Generale Anima), discute delle implicazioni economiche dell’aumento della popolazione mondiale, che da qualche giorno ha superato la fatidica soglia dei 7 miliardi di abitanti.

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D1. Quali sono le conseguenze di un aumento esponenziale della popolazione mondiale

Pochi giorni fa è nato il sette-milardesimo abitante del pianeta. I giornali ne hanno dato notizia e su qualche trasmissione radiotelevisiva è transitata un pò di retorica celebrativa. Ma tra qualche giorno tutti ce ne saremo scordati. Eppure è un dato che meriterebbe più di una riflessione, perché è impressionante la velocità con cui è stato raggiunto.

Nel 1900 la popolazione mondiale contava 1,9 miliardi di persone, cioè poco più di 1/4 di quella di oggi. Nel 1965 era già salita a 3,3 milardi, ma era ancora meno della metà di quella di oggi. In meno di mezzo secolo, la popolazione del mondo è cioè raddoppiata. Nei secoli passati (tra il 1650 ed il 1900) ci aveva messo invece ben 250 anni a raddoppiare. Il tempo di raddoppio si va cioè drammaticamente accorciando. Di questo passo, quando il 7 miliardesimo bambino appena nato sarà nonno, la popolazione mondiale sarà raddoppiata di nuovo.

Forse è perchè siamo abituati a ragionare in termini “lineari” che facciamo fatica a cogliere le implicazioni del problema: una crescita lineare è infatti una crescita costante nel tempo e quindi graduale e più facilmente gestibile. La popolazione non cresce però in modo “lineare”, ma “esponenziale”: una crescita esponenziale è una crescita che accelera e bisogna quindi tenerne conto per tempo.

Le ninfee sono ad esempio piante acquatiche che raddoppiano le proprie dimensioni ogni giorno. Se mettete in un laghetto una ninfea, ci mette solo 1 mese a riempirlo e a soffocare ogni altra forma di vita acquatica. Quando il laghetto è già riempito per metà, si pone quindi il problema di vuotarlo. Ma, visto che la ninfea raddoppia ogni giorno, avremo solo 1 giorno disponibile per bonificarlo. Il giorno dopo, il laghetto sarà infatti già pieno. Aspettare che il laghetto si riempia per metà è quindi troppo tardi per ripulirlo. Bisogna pensarci prima.

Anche la crescita della popolazione ha un andamento analogo, ma il tasso di crescita è fortunatamente molto più basso di quello delle ninfee ed inoltre sta rallentando: negli anni ’60 la popolazione mondiale accelerava ad un tasso di oltre il 2% l’anno, oggi quel tasso è più o meno dimezzato

D2. Quali sono le cause della decelerazione attuale?

La crescita della popolazione decelera per via di un forte declino nei paesi ricchi e del diffondersi in quelli meno sviluppati di standard di vita analoghi a quelli dei paesi industrializzati. Con il passaggio da economie agricole ad economie industrializzate e con il miglioramento della qualità dell’alimentazione e dell’assistenza sanitaria, diminuiscono le nascite e si allunga la vita media. Il saldo tra nuove nascite e decessi diminuisce e- di conseguenza- la popolazione cresce meno e invecchia.

Tuttavia il problema della sovrappopolazione pone questioni non banali di equilibrata gestione dello sviluppo. Le risorse naturali del globo sono finite ed è necessario lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie affinchè il loro consumo sia ricondotto per tempo a ritmi sopportabili dall’ecosistema terrestre. Chiunque intuisce che una crescita della popolazione “infinita” non è compatibile con risorse naturali “finite”: prima o poi il nodo è destinato a venire al pettine

D2. Quali saranno le conseguenze economiche dello squilibrio tra crescita demografica e produzione?

Le conseguenze economiche dello squilibrio tra crescita demografica e produzione sono già in atto e si manifestano, ad esempio, in una tendenza secolare all’aumento dei prezzi delle materie prime. L’aumento dei prezzi delle materie prime trasferisce a sua volta ricchezza dai paesi consumatori ai paesi produttori, accumulando presso questi ultimi un grande ammontare di riserve finanziarie.

La rapidità della crescita della popolazione in età lavorativa trascina inoltre anche la crescita del reddito pro-capite nei paesi meno sviluppati. Il dinamismo dei paesi emergenti dipende infatti anche dal fatto che è in essi che si concentra la crescita maggiore: in Asia ed in America Latina nascono 2,5 figli per ogni donna (in Africa addirittura 4,5), in Europa, invece ne nascono solo 1,5. I paesi emergenti ringiovaniscono, mentre il mondo occidentale invecchia. Il Pil nei paesi emergenti cresce tra il 5% ed il 10%, mentre in Europa ristagna sotto l’1%. Nei paesi emergenti si liberano nuove potenzialità produttive; nel mondo occidentale aumentano invece i pensionati e le rendite.

Scavando in profondità si possono quindi scorgere i “movimenti di faglia” destinati a spostare il baricentro delle borse e le traiettorie di lungo periodo dei tassi reali e dei cambi. Tutto ciò da cui dipende la stabilità del nostro risparmio e la tutela della nostra ricchezza.

Non dovremmo dimenticarcene. La nascita del sette-miliardesimo abitante del mondo dovrebbe infatti ricordarci cosa vuole dire ricominciare a “guardare lontano”: nuove tecnologie, potenziale di crescita, invecchiamento relativo sono i vettori su cui viaggia il mondo del futuro.
Un mondo che sia avvicina con la velocità di una ninfea.