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Ci sono molti e continui equivoci nella crisi economica che stiamo attraversando, con molti che continuano a negare la natura stessa della crisi, e pretendono che tutto sia “come sempre”.

Un primo equivoco riguarda l’informazione che viene fatta sull’andamento dei mercati finanziari. Come abbiamo già notato, titoli come “BTP sotto attacco”, o “Speculatori contro i titoli di stato italiani” snaturano completamente la notizia. Il problema, almeno quello principale, non è che ci sia un gruppo di finanzieri cattivoni che “speculano”, il problema è che l’Italia non è considerata un paese affidabile. Perché dovrebbero essere tutti tanto propensi a fare un prestito a qualcuno che non si sa se sia in grado di rimborsarlo?

Un secondo equivoco riguarda la natura della crisi. La speculazione vera non c’è stata negli ultimi anni, “al ribasso”, ma negli anni precedenti “al rialzo”, quando molti asset (dai valori immobiliari, ai valori di alcuni titoli, al valore di alcune imprese) sono stati anche molto sopravvalutati. Tutti hanno detto e ripetuto che il sistema economico finanziario “precedente” non era sostenibile, eppure non sono disposti ad accettare modifiche. “Sostenibile” vuol dire anche, per certi versi, più lento e più rigoroso, nell’ottica di avere una crescita sì più lenta, ma senza ricadute repentine. Ad esempio è utile ricordare che una delle colpe principali delle banche nel pre-crisi è stata quella di concedere troppo facilmente prestiti chi non offriva garanzie, ma si fatica ad accettare che le banche ora offrano prestiti in modo più selettivo.

Un ulteriore equivoco, diretta conseguenza di quanto abbiamo detto sopra, riguarda il fatto che possa essere possibile uscire dalla crisi senza fare sacrifici. Che piaccia o no, stiamo tutti vivendo sopra le nostre reali possibilità, e quindi le alternative sono quelle o di accettare la cosa cercando di ripensare il sistema per perdere il meno possibile, oppure aspettare di cadere con la faccia per terra. Nascondersi dietro slogan populisti è comodo, ma rischia di portare ad un duro impatto con la realtà.  E se non servono misure improvvisate, ma questo non vuol neppure dire si possa rimandare la questione, perché più tardi si interviene più costoso sarà l’intervento, in termini di sacrifici da fare: e ormai non parliamo più di conseguenze di rinvii di anni, ma di rinvii mesi o anche solo di settimane.

Un altro equivoco riguarda i tanto desiderati “salvataggi” dei Paesi in difficoltà, dato che molti sembrano convinti che l’aiuto consista nell’arrivo di un’entità soprannaturale che con una bacchetta magica regala soldi a chi ne ha bisogno. Non c’è, purtroppo nessuna entità soprannaturale, ma solo gli altri Stati, che possono (anche tramite intermediari come il Fondo Monetario Internazionale) fare prestiti a condizioni più o meno agevolate. Notate che parliamo di prestiti, e che quindi diventa fondamentale avere garanzie sulla restituzione (da cui le misure di rigore richieste alla Grecia), perché chiaramente altrimenti il finanziamento andrebbe a pesare sui conti degli Stati che concedono questi aiuti. E non si capisce perché molti si aspettano che i cittadini tedeschi,  francesi, inglesi, ecc. dovrebbero essere entusiasti di fare sacrifici, anche piccoli, per risanare i conti di Grecia o Italia.

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