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Armando Carcaterra, direttore generale di Anima Sgr riesamina la crisi finanziaria, a partire dalla questione del “contagio” della crisi Greca al resto d’Europa.

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D1. La crisi greca è solo una questione locale?

Questa estate la crisi dei debiti sovrani ha fatto un salto che i fisici definirebbero “quantico”. La fisica quantistica spiega fenomeni che la fisica classica (ed anche il senso comune) considerava impossibili.

Da questa estate, tutti i governi hanno dovuto prendere atto che la crisi della piccola Grecia non è un problema locale, ma un grande problema mondiale. Per proprietà transitiva, il problema della Grecia ha contagiato l’Italia; l’Italia può affondare l’intera Europa e l’implosione dell’Europa trascinerebbe a fondo con sè l’intero globo. La pressione sull’Italia è diventata improvvisamente così alta perché l’Italia è la barriera anti-fuoco che deve impedire il propagarsi dell’incendio. Di Italia si è discusso anche nel G20 di Cannes.

Anche i mercati finanziari hanno annusato il pericolo ed hanno reagito in modo selvaggio. Il differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi è quadruplicato (passando in pochi mesi da 150 a quasi 600 p.b.) e la capitalizzazione di borsa si è dimezzata, individuando nell’Italia un potenziale detonatore di una nuova crisi sistemica generale.

Il “salto quantico” è stato traumatico, ma ha portato qualche provvisorio beneficio. Per scavare una trincea di sicurezza per tutti, all’Italia sono state imposte misure straordinarie e si è arrivati perfino ad una più forte garanzia a livello politico (cioè un nuovo governo di emergenza). Tuttavia il beneficio più rilevante non è il sostanziale “commissariamento” dell’Italia, ma il fatto che il mondo è pronto a fare altrettanto con l’Europa.

Negli ultimi due anni, l’Europa è apparsa incapace di una reazione lucida ed efficace alla crisi ed ha lasciato che si erodesse quasi per intero l’enorme capitale di credibilità di cui godeva l’Eurozona. Dalla nascita dell’Euro e per quasi 10 anni, il default di un paese dell’Eurozona e l’idea di una rottura della Moneta Unica sono stati da tutti considerati impossibili. Era infatti generalizzata sui mercati la convinzione che l’Europa fosse in grado di mettere in campo in ogni momento un “grande bazooka”, cioè risorse adeguate a prevenire le crisi.

D2. Quali sono le soluzioni possibili?

Nel 2009, per risolvere la crisi greca ai suoi esordi, sarebbe bastata la disponibilità dell’Europa a garantire integralmente i 300 miliardi dell’intero debito greco. Oggi invece non bastano neppure i 440 mld stanziati a luglio per il fondo EFSF (il cosiddetto fondo “salva stati”) e forse neppure i 1000 mld che l’EFSF potrebbe mettere insieme attraverso complicate ingegnerie finanziarie. Il perimetro dei paesi contagiati si è enormemente dilatato e l’entità delle eventuale salvataggio di Spagna ed Italia richiederebbe circa 2500 mld. Per essere credibile, la dimensione del “bazooka” ora eccede le disponibilità europee. Se, ad esempio, la Francia si impegnasse in una garanzia del genere, sarebbe lei stessa a risultarne danneggiata, perchè probabilmente perderebbe la sua tripla A.

Non a caso ha cominciato anche a circolare l’idea di un supporto cinese e dei paesi emergenti al fondo salva-stati europeo e il Presidente dell’EFSF è già volato in Cina ed in Giappone per verificarne la disponibilità. Il G20 di novembre ha anche affrontato il tema del coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale, non solo per il monitoraggio della crisi europea, ma anche per le modalità di finanziamento di un eventuale intervento internazionale. E si sta perfino dibattendo se consentire alla Banca Centrale Europea di intervenire sui mercati con risorse illimitate come finanziatore di ultima istanza.

Passo dopo passo è l’intero assetto del sistema finanziario internazionale che viene coinvolto.

Questo processo di allargamento del fronte delle soluzioni è in realtà un percorso all’indietro alle cause prime degli squilibri. La crisi dei paesi occidentali iniziata nel 2007 è originata dall’eccesso di debito (privato o pubblico) accumulato nei venti anni precedenti, ma il debito non vive da solo: ad ogni dollaro di debito corrisponde 1 dollaro di credito. Quando il debito diventa troppo grande, il problema si trasferisce sui creditori. Se la crisi finanziaria dilaga in Europa, i creditori non ne rimangono immuni: se il reddito del debitori crolla, crollano anche le esportazioni dei creditori; se le quotazioni di mercato ed i cambi dei debitori scendono, anche il valore delle riserve dei paesi creditori scende; infine, se le banche dei paesi creditori sono in difficoltà, esse sono costrette a rimpatriare anche capitali che prima venivano riciclati per rifinanziare la crescita dei paesi creditori.

Tre delle quattro più grandi economie del mondo -Germania, Cina e Giappone- sono i grandi creditori. Per troppo tempo, i creditori si sono illusi che il problema fosse tutto e solo dei debitori. Ma non è così. E dopo questa estate, i grandi creditori sembrano averne finalmente preso atto.

Il grande “bazooka”, che l’Europa non ha saputo finora evocare, potrebbe essere finalmente imbracciato.