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Pubblichiamo due email che abbiamo ricevuto sul tema della “sicurezza del posto di lavoro”: due contributi interessanti sul tema del funzionamento del mercato del lavoro, che possono stimolare qualche riflessione.

“[…] Ho una piccola impresa di servizi. Siamo io ed un socio. Mi è capitato più volte di parlare con amici, dipendenti (anch’io lo ero fino a poco tempo fa), che sostenevano (un paio di anni fa avrei detto giustamente) che semplificare i licenziamenti è sbagliato. Se l’impresa va male, è un rischio che l’imprenditore si prende, perché comunque se decidi di fare l’imprenditore ti obbliga anche a certe responsabilità. Giustamente fino ad un certo punto, dico oggi, perché ci troviamo in una posizione che non mi aspettavo, eppure ho visto che ci sono diverse aziende nella nostra situazione. Gli affari vanno abbastanza bene, anzi non ce la facciamo a stare dietro a tutte le richieste. Avremmo bisogno di prendere qualcuno che ci dia una mano. Solo che, giustamente, prima di assumere qualcuno devi pensarci molto bene. Troppo bene. E se fra due-tre anni gli affari non vanno bene, magari perché viene fuori una nuova tecnologia che ci lascia indietro? Risultato: non assumeremo nessuno. Si può essere contenti del fatto che non licenzieremo nessuno nei prossimi anni, ma quel qualcuno che magari un giorno avremmo licenziato, intanto avrebbe lavorato per un po’ di tempo. Non sono sicuro che sia un male. E tra l’altro, riuscendo a seguire meglio le attività, magari la nostra impresa sarebbe cresciuta ancora, magari avremmo assunto altra gente. Non è che il “nanismo” delle imprese italiane è legato anche a questo? Qualche amico mi dice che se penso che le cose possano andare bene, dovrei rischiare. Ma il mutuo lo devo pagare anch’io…”

 

“[…] Sono un dipendente. Faccio il tecnico e sono abbastanza bravo nel mio lavoro e un po’ depresso. Depresso perché il mio responsabile è un incompetente. Non lo dico con cattiveria, è una buona persona, ma non è competente: è stato assunto quando quello che faceva la nostra area era era un’attività marginale per l’azienda, ed ha una conoscenza della tecnologia superficiale, con tutte le conseguenze che potete immaginare ciò comporti nel caso di un responsabile tecnico. Ad aggiungere depressione il fatto che i dirigenti sanno che lui “non è un grandissimo esperto”, e ci sarebbero in azienda persone più adatte a coprire quel ruolo. Ovviamente non lo promuoveranno mai, perché è già oltre le sue competenze, e lui non se ne andrà, dato che è difficile che trovi un posto allo stesso livello.  E soprattutto “non lo possiamo mica licenziare”. Quando mi hanno detto questa frase mi si sono incrinate molte certezze. Non sono certo per i licenziamenti facili, però mi viene da chiedermi se sia giusto che una persona finisca con l’essere un peso per i suoi collaboratori…[…]”

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