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Il default dell’Italia è un’ipotesi che molti temono sempre di più e molti si domandano preoccupati cosa succederebbe se l’Italia dichiarasse default. Abbiamo già parlato in tempi non sospetti delle implicazioni del default di uno Stato, e vi rimandiamo ai post in cui abbiamo trattato l’argomento. Ma è inevitabile parlarne di nuovo, perché si sta facendo molta confusione quando non vero e proprio “terrorismo psicologico”.

Un articolo di oggi di Repubblica.it inizia così:

“Mettiamo che sono già i primi giorni di dicembre e voi uscite di casa per cominciare a comprare i regali di Natale. Vi fermate ad un bancomat per rimpinguare il portafoglio, infilata la carta, ma non succede niente: il prelievo non è disponibile. Provate ad un secondo Bancomat, ad un terzo, ma è dovunque la stessa storia. Nel negozio, il titolare declina cortesemente di accettare la vostra carta di credito e chiede euro contanti. Che succede? Un black-out elettronico? No. Succede che, mentre voi non eravate attenti, l’Italia ha dichiarato default, è uscita dall’euro e sul paese è sceso un black-out non elettronico, ma finanziario.”

Ora, l’ipotesi che nel caso di default vengano bloccati i conti correnti è talmente remota sostanzialmente risibile. E’ vero, c’è il caso dell’Argentina, ma ci sono due differenze sostanziali: la prima è che aveva una moneta unicamente nazionale (e quindi destinata a valere “nulla” se non valeva nulla l’economia nazionale), secondo — e più importante — che l’Argentina ha dichiarato default in modo unilaterale e incontrollato.

Uno scenario del genere è estremamente improbabile in Italia, se non altro perché più del 50% dei detentori del debito pubblico sono soggetti esteri, che difficilmente accetterebbero di subire una perdita totale del loro investimento. Che non è poco: ricordiamo che il debito pubblico Italiano è circa 1.900 miliardi di Euro, pari a circa il 15% del PIL del Unione Europea.

Scenario più verosimile, se le cose andassero male, sarebbe una ristrutturazione del debito, cioè un allungamento delle scadenze dei rimborsi ed eventualmente rimborsi “non alla pari”, cioè con il Stato che anziché restituire i 100 che deve, restituisce 90. Uno scenario del genere avrebbe delle conseguenze negative, chiaramente, tra cui il fatto che gli investitori “scottati” farebbero fatica a prestare ulteriori soldi all’Italia, ma anche il fatto che le banche (tra i principali detentori del debito) subirebbero perdite che dovrebbero in qualche modo riappianare, e la prima conseguenza sarebbe certamente che le banche farebbero più fatica a concedere prestiti. Ma da qui ad arrivare al blocco dei conti, ne passa…

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