Crisi economica: in molti non hanno ancora capito cosa sta succedendo?

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I mercati “puniscono” l’Italia, considerandola un’economia a rischio molto elevato. Il problema è a nostro parere che molti non hanno ancora colto né la natura né la portata della crisi.

Il problema di fondo italiano è in realtà ampiamente noto, e tutt’altro che nuovo: in Italia si è puntato a cercare di proteggere le proprie “rendite di posizione” (non sostenibili nel lungo periodo) senza preoccuparsi dei aspetti quali la crescita. In Italia parlare di crescita è parlare di un’utopia: lo Stato non dedica risorse all’innovazione, le aziende “sono troppo prese dal quotidiano”, i giovani non hanno possibilità di sviluppare le proprie idee.

Le soluzioni al problema sono note da tempo, e comprendono ad esempio una riforma del mercato del lavoro e delle pensioni: notate che stiamo parlando di “riforme” e non di semplici “tagli”. La questione è avere un sistema nel complesso più efficiente: nel caso del tema delicato del mercato del lavoro, ad esempio, l’arbitrarietà nei licenziamenti va sicuramente combattuta, ma non si può nemmeno più pretendere il lavoro “a vita”, e men che meno che un’impresa inefficiente, che magari è “fuori mercato” vada a tutti i costi supportata perché ha “tanti” dipendenti. Anche una riforma del fisco che magari non parta dal presupposto che chi paga le tasse è un “ladro” (poiché rende sciocco non esserlo), ma vada anche a punire severamente chi invece evade le tasse, è indispensabile.

Il problema, ed è questo che l’Italia ora paga, è che all’estero in pochi credono che verranno prese azioni serie per risolvere i problemi italiani, perché le soluzioni sono note da anni e ma non sono mai state implementate. L’impressione è che manchi la volontà di applicare le soluzioni: ciascuno preferisce lottare per cercare di proteggere il proprio orticello, e “chi se ne frega cosa succede agli altri”. Ed il rischio è che continui così: ma se la barca prende acqua, remare ognuno per conto proprio non aiuta ad arrivare a riva.

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