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No, non stiamo scrivendo un post su Berlusconi. O almeno, non solo. Però non si può non spendere qualche riga per invitarvi a riflettere la situazione politico-economica italiana, che molti definiscono dominata da “interessi personali”. Il che è vero probabilmente in misura molto maggiore di quanto molti si rendano conto, anche se con una declinazione un po’ diversa.

La questione infatti è che in Italia quasi chiunque  bada esclusivamente al proprio tornaconto personale immediato. E inevitabilmente la classe politica riflette questa mentalità. Quando si vota, si sceglie il candidato/partito/movimento che promette i benefici immediati più diretti: chi ha un’impresa vuole poterla gestire “come vuole lui”, chi ha un lavoro dipendente vuole avere tutelata la stabilità del lavoro, chi sta per andare in pensione vuole poterlo fare prima possibile, e così via .

Si tratta tutti di interessi sostanzialmente legittimi, ma il problema è che nessuno sembra interessato alla sostenibilità dei propri “desideri”. L’impressione però è che la somma dei singoli interessi non coincida con l’interesse collettivo. Le politiche, economiche e non, vanno (ri)pensate  in ottica di funzionamento “sistemico” e non semplicemente come insieme di azioni per accontentare ora questa ora quella categoria. Soprattutto perché non conta solo l’interesse collettivo “attuale”, ma anche le prospettive future, e quindi le scelte devono essere molto più “consapevoli” e ragionate di quanto è avvenuto finora: altrimenti il rischio è quello di continuare a trovarsi di fronte ad una politica di veti incrociati.

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