Quali soluzioni di investimento per il futuro?

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Pubblichiamo la videochat del 7 settembre scorso organizzata da Anima Sgr sul tema delle soluzioni di investimento per “dopo la crisi”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=UgrgIBEkBzM[/youtube]

Intervengono: Fabrizio Fornezza (Membro del Board di Gfk Eurisko), Davide Gatti (Direttore Distribuzione Reti Terze di Anima), Claudio Tosato (Vice Direttore Generale e Direttore Investimenti e Prodotti di Prima).

Modera Debora Rosciani (giornalista di Radio24).

1) Domanda posta da Debora Rosciani

Queste videochat testimoniano una grande voglia di interagire con i clienti e con i distributori in un momento tutt’altro che facile. Cosa vi spinge?

Davide Gatti. E’ importante comunicare con i nostri clienti, che sono un milione in Italia, proprio in un momento particolare di grande tensione. Riteniamo che sia un’azione doverosa per una grande società italiana, la prima indipendente sul mercato, per spiegare quel che accade sui mercati e cercare di fornire spiegazioni, soluzioni e aiutare chi ci circonda e partecipa al risparmio gestito in Italia.

2) Domanda posta da Debora Rosciani

Gfk prende il polso della famiglie italiane per misurare la fiducia nei confronti dei mercati e la propensione all’investimento. Quanto sono rimasti spiazzati gli italiani da questa crisi estiva?

Fabrizio Fornezza. In qualche modo gli ultimi avvenimenti hanno cambiato il modo che i risparmiatori italiani avevano di rappresentarsi la situazione. Fino alla primavera avevamo visto qualche segnale di ripresa, un ritorno di interesse verso gli investimenti e il numero degli investitori in Italia era tornato sopra il 30%. C’era l’idea: prima o poi la crisi finirà. Gli eventi degli ultimi mesi hanno scaraventato gli italiani in un territorio sconosciuto. Come nella serie televisiva “Lost”, un’isola sconosciuta nella quale i punti di riferimento spazio temporale non sono più validi e le persone devono ricostruire il senso della loro esperienza. Sono caduti giganti dell’affettività, come il debito pubblico Usa o come i Btp e questo ha creato disorientamento e ha cambiato i punti di riferimento. Uno dei consigli che diamo agli addetti ai lavori è di non cercare di spiegare le ragioni della crisi, ma parlare piuttosto in modo concreto, rispondere alla domanda: “Cosa facciamo oggi?”, partendo da bisogni concreti, vale a dire poche storie macro e molta concretezza.

3) Domanda posta da Debora Rosciani

Leggendo le domande che arrivano a questa chat verrebbe da pensare che gli italiani sono spiazzati ma con la voglia di tornare in carreggiata…

Claudio Tosato. Sì anche noi abbiamo notato, anche dalle domande arrivate nelle precedenti video chat, come nonostante il periodo di crisi significativa, non ci sia rassegnazione ma voglia di trovare nuovi approcci e soluzioni concrete in termini di scelte di investimento e prodotti.

4) Domanda posta da Debora Rosciani

Quali soluzioni proponete per rispondere alle nuove esigenze del risparmiatore?

Davide Gatti. Stiamo cercando di gestire bene i prodotti che abbiamo in dotazione e i risparmi che gli italiani ci hanno affidato. Stiamo investendo per creare prodotti che cerchino di coniugare semplicità e comprensibilità e che investano su mercati internazionali risolvendo una complessità. Stiamo agendo tantissimo sulla comunicazione proprio per essere più trasparenti su tutte le attività e informazioni finanziarie. Questo richiede uno sforzo costante perché operiamo attraverso oltre 160 intermediari e questo richiede un investimento continuo per dare molta informazione alle persone che ogni giorno mettono la faccia per noi di fronte ai loro clienti.

5) Domanda posta da Debora Rosciani

Dal 2007 abbiamo visto una crisi continua. Questo fermento ha portato i risparmiatori ad allontanarsi dal rischio. Si esce dalle borse e anche le obbligazioni non appaiono più una cassaforte come prima. Voi rispondete in che modo?

Claudio Tosato. Analizzando quello che è successo e osservando i comportamenti dei risparmiatori, disorientati dalle perdite e dalle incertezze delle prospettive, abbiamo cercato soluzioni che dessero risposte concrete e comprensibili a queste esigenze. Abbiamo lavorato su quattro principali elementi. Dai primi due: una domanda di protezione e il desiderio di conoscere prima a quale risultato si può andare incontro e da qui sono nati due soluzioni di investimento che abbiano definito “fondi obbligazionari a scadenza” e “fondi a formula”. La risposta che abbiamo cercato di dare all’incertezza, dove e quando si deve investire in momenti di elevata turbolenza, consiste in prodotti a “rendimento assoluto” in cui le scelte sono completamente delegate al professionista. Una quarta esigenza, che è emersa in modo preponderante con le ultime due crisi, è la domanda di una soluzione di investimento indipendente, sterilizzata dall’effetto dei mercati. Anche su questo abbiamo lavorato spostando il focus dal mercato alla capacità di un team di gestori di produrre risultati indipendentemente dall’andamento dei mercati. E devo dire che siamo riusciti ad avere numeri positivi anche negli ultimi due mesi.

6) Domanda posta da Debora Rosciani

La crisi ha ulteriormente profilato i risparmiatori?

Fabrizio Fornezza. Il risparmiatore oggi è pessimista: è in una situazione di realismo fatalista. Si trova in sorta di isola di cui non conosce più nulla, ma ha voglia di fare piccole cose. Oggi parlare al cliente del ruolo delle azioni nel lungo periodo o della sicurezza di questa o quella asset class è difficile. Il cliente ha molto più bisogno di piccole cose tangibili. Bisogna parlare di aspetti concreti su cui le persone possono fare esperienza. Un altro aspetto emergente è la socialità: mentre ieri l’investitore “smart” voleva fare qualcosa che gli altri non stavano facendo, oggi l’investitore smart si sente più sicuro allineandosi su quello che fanno tutti: cerca solidità.

7) Domanda posta da Debora Rosciani

Quali sono le esigenze dei distributori italiani?

Davide Gatti. La prima esigenza è avere informazioni molto dettagliate sui prodotti che collocano. Noi rispondiamo in modo continuativo, ancora di più in questo momento di tensione. C’è chi chiede soluzioni che vadano incontro alle esigenze di risparmiatori disillusi. Gli operatori esperti sanno che i mercati sono spesso sotto pressione, ogni crisi ha degli elementi nuovi. Un fattore positivo che possiamo vedere è questo: il risparmiatore finalmente ha capito che nessun investimento è privo di rischio e impara a dare valore al rischio e al rendimento. Il risparmiatore è più propositivo nei confronti del consulente al quale pone richieste precise. Il nostro compito come produttori è quello di dare risposta a queste esigenze.

8) Domanda posta da Sergio

Come rispondere all’esigenza di protezione della clientela? Gli attuali investimenti azionari vanno mantenuti e/o ribilanciati?

Claudio Tosato. Gli attuali investimenti azionari vanno mantenuti. Si può pensare di sostituire i prodotti che hanno creato più stress nel cliente con prodotti che danno risposta alle sue esigenze. Per esempio, i fondi a formula che permettono di investire in azioni, su storie di crescita interessanti, a scadenza offrono una protezione del capitale al 100% con una sorta di assicurazione. Non usciamo dai mercati che crescono ma diversifichiamo con soluzioni più vicine alla propensione al rischio del cliente.

9) Domanda posta da Debora Rosciani

Fulvio ci scrive: “Facciamo finta che la crisi sia finita… da dove si comincia a reinvestire?” Come possiamo considerare sociologicamente questo approccio?

Fabrizio Fornezza. E’ l’approccio corretto perché la crisi finirà ed è il momento per pensarci. Ma rappresenta una élite dei risparmiatori che sta già guardando oltre la crisi. Tutti gli altri non si pongono il problema. Questi approccio dimostra che c’è voglia di costruire qualcosa di solido sul futuro. L’investitore non vuole sentirsi dire “stai fermo” o “stai liquido”.

Davide Gatti. Ripartiamo dai bisogni! Usciamo dalla logica del gregge e cerchiamo di capire quali sono le nostre necessità: perché risparmiamo e da queste finalità discenderanno prodotti che rispondono a queste esigenze. Il rischio è oggettivo ma la sua percezione è soggettiva: a qualcuno piace andare a 200 all’ora in auto, per qualcuno 100 km all’ora sono un rischio insopportabile. Ciascuno ha bisogno di un suo strumento finanziario e lo può trovare facendosi aiutare da un buon consulente.

10) Domanda posta da Marcello

I clienti mi chiedono protezione e performance, nel lungo e nel breve, nel bene e nel male. Avete qualcosa che faccia al caso mio?

Claudio Tosato. Ovviamente non ci sono “pasti gratis”, cioè non c’è rendimento senza rischio: sono due facce della stessa medaglia. Bisogna definire le dosi con cui questi due elementi vanno mischiati. E’ possibile avere una performance che deriva dalle azioni o dalle obbligazioni a rischio controllato? Sì è possibile grazie all’ingegneria finanziaria che è una scienza complessa ma permette di presentare al cliente soluzioni facili da comprendere. Il cliente può dire “Mi interessa investire in quella borsa” oppure “Mi interessa un certo settore ad esempio le energie alternative”. Vuole performance ma non vuole perdere. Per loro abbiamo preparato i fondi a formula: soluzioni di investimento che consentono di partecipare alla media della performance dei prossimi 5 anni con la sicurezza che, se le cose dovessero andare male e il mercato perdere molto, comunque alla scadenza l’investitore tornerà in possesso del capitale investito. E’ un approccio molto semplice per rispondere a queste esigenze. I fondi a formula possono investire su azioni o obbligazioni, in un settore particolarmente attraente o in un’area come i Paesi Bric. E’ un motore che mettiamo sotto il cofano insieme ai freni e allo sterzo per mantenere la macchina in carreggiata e farla muovere alla velocità che il cliente ritiene opportuna.

11) Domanda posta da Angelo

Quanta parte del portafoglio suggerite di destinare a prodotti classici (azionari, obbligazionari, etc) e quanto a prodotti non convenzionali (total return ecc)?

Davide Gatti. Vorrei rimarcare l’importanza in un momento come questo del ruolo del consulente. Questi professionisti parlano cercando di tradurre concetti difficili a persone che non conoscono questi temi. Per noi qui è facile: il pubblico di questa videochat è composto in larga parte da persone del settore che parlano la nostro lingua. I risparmiatori hanno bisogno di qualcuno che decodifichi i concetti. Il loro ruolo è molto importante perché oltre a farsi capire, devono comprendere la propensione al rischio del cliente e sulla base di questa costruire delle soluzioni finanziarie adeguate. Tutti i consulenti hanno a disposizione un certo numero di prodotti che consentono di creare un portafoglio efficiente in termini di rischio/rendimento e direi che il loro lavoro è di traduzione, cercando di capire veramente quale è l’atteggiamento del cliente nei confronti del rischio.

12) Domanda posta da Debora Rosciani

Noto il messaggio di un promotore che dice. “Seguo con interesse la vostra iniziativa. Complimenti perché siete persone che “Ci mettono la faccia”. Che tipo di informazioni chiedono i clienti al loro consulente?

Fabrizio Fornezza. Questa crisi sta accelerando il bisogno di consulenza e di una maggiore presenza da parte dei consulenti. Il prodotto è importante, è un ingrediente di altissima qualità da inserire in una ricetta, una “torta” che il consulente deve cucinare per quello specifico cliente. Chi è sul fronte vede delle opportunità in crescita che forse non tutti sapranno cogliere, ma la parte più informata è cosciente di questo. Certo, il consulente, promotore o private banker che sia, può fare da “mediatore culturale” fra acquirente e produttore, ma ci vuole qualcuno che, come un architetto, parta dai bisogni del cliente e dica “Guarda ora dobbiamo costruire un edificio di classe A”. Questo è un ruolo importantissimo: è un trend che vediamo emergere negli ultimi due, tre anni e che sta accelerando. Oggi bisogna essere molto concreti: l’architetto parla del tuo problema, della casa del suo cliente che deve costruire.

13) Domanda posta da Dubbioso

I fondamentali dell’economia mondiale e le valutazioni azionarie, non propriamente a buon mercato rispetto ai valori storici, non inducono molto all’ottimismo: quali i motivi, allora, per investire nell’azionario o negli strumenti di risparmio gestito, gravati peraltro da costi non irrilevanti?

Davide Gatti. Di fronte a crisi come queste, il mondo si divide in ottimisti e pessimisti questo è umano. O si ritiene che il capitalismo sia alla fine oppure si continua ad avere fiducia nella struttura che finora ha governato la finanza mondiale cioè i mercati. Lo strumento migliore per investire nei mercati è il fondo di investimento che consente a chiunque di accedere con somme modeste a portafogli molto ben diversificati di natura azionaria e obbligazionaria mantenendo liquidabilità dell’investimento. Ogni giorno il fondo lo puoi vendere o comprare e questo tranquillizza molti clienti. Parliamo dei costi. Il prodotto deve essere legato al valore che crea e chi meglio del risparmiatore può giudicare? Un’industria non può sopravvivere a dispetto del giudizio dei suoi clienti. Io ritengo che sul mercato ci siano fondi che costano troppo per il valore che creano e altri che costano troppo poco. Il risparmiatore ha la possibilità di accedere a persone in banca, a private banker, promotori finanziari o può andare su internet può leggere i giornali e fare le sue valutazioni.

14) Domanda posta da Alessandro

In questo periodo di volatilità suggerite di rimanere in un fondo bilanciato sui Paesi emergenti?

Claudio Tosato. I titoli dei Paesi emergenti hanno protetto maggiormente dalla caduta delle borse e hanno perso meno. Il reddito fisso ha avuto andamenti positivi, mentre il bilanciato ha perso ma meno delle borse tradizionali. Noi abbiamo lanciato due fondi a formula sui Bric. Da inizio anno uno ha guadagnato qualcosa e un altro ha perso il 2%. La protezione ha aiutato ad attutire moltissimo la volatilità dei Bric sottostanti anche se è passato solo qualche mese. Il meccanismo funziona: se le borse ripartono ci sarà anche la partecipazione alla performance. Un’altra soluzione interessante è un obbligazionario a scadenza con un rendimento cedolare che ha anche una componente emergente. Ne abbiamo due: uno è rimasto da inizio anno in territorio positivo, uno in territorio negativo ma paga comunque una cedola. I nostri fondi a formula sono a scadenza sono strumenti molto flessibili C’è uno strumento potente che è il fondo obbligazionario a scadenza, che si chiama “Traguardo” nella gamma Anima, che è come un’obbligazione ma con i vantaggi del fondo: elevata diversificazione e gestione professionale. Il gestore costruisce un portafoglio con bassa correlazione e una selezione adeguata di titoli e settori. Ogni giorno questo portafoglio viene osservato. Se un titolo sale, magari lo si vende, se c’è un problema si trova una soluzione alternativa e si cambia il titolo.

Davide Gatti. Un portafoglio di obbligazioni può essere costruito dal privato ma ci sono emissioni riservate agli istituzionali che hanno rendimenti più attraenti di quelli offerti al retail.

15) Domanda posta da Fabio

Sono d’accordo con i ragionamenti che state portando avanti, ma tutto presuppone la tenuta del sistema. Siamo però sicuri che il sistema così come è tenga oppure dobbiamo passare da qualche situazione traumatica?

Fabrizio Fornezza. Attraversiamo momenti molto preoccupanti. Premesso che dobbiamo armarci di realismo e fatalismo, una delle cose che ci ha stupito di più delle ricerche che svolgiamo è di aver trovato già a giugno una disponibilità a fare qualche cosa. L’idea è che il sistema Italia deve fare qualcosa, siamo un Paese pronto a fare qualche sacrificio. Magari ci aspettiamo che sia equo, magari speriamo che colpisca il vicino di casa e non noi, ma questa disponibilità esiste ed è diversa da quella che troviamo in altri Paesi come in Grecia dove ci sono state molte proteste. Questa è l’Italia. Un Paese che non riesce mai a entrare nella classe dei bravi fin dal primo giorno, un Paese che è sempre chiamato a fare gli esami di riparazione.

16) Domanda posta da Gippo

Non pensate che sul mercato ci siano troppi prodotti e sopratutto poco efficienti, mi riferisco in modo particolare al risparmio gestito basterebbe ottimizzare e scremare tale mercato per rendere sicuramente più interessanti gli investimenti..

Davide Gatti. Si tratta di una riflessione interessante. Ci sono davvero tantissimi prodotti. Ogni società cerca di soddisfare i suoi clienti coprendo le esigenze, ma nel corso di questi 6 – 7 anni il mercato si sta razionalizzando, è una tendenza che vediamo a livello internazionale. Noi siamo alla terza fusione e stiamo arrivando a concentrare in un unico soggetto masse in gestione che prima erano di tre società diverse. Questo permettere razionalizzazioni e maggiore efficienza. Il nostro interlocutore tocca un punto importante ma il cliente è il miglior giudice. Ci sono tanti prodotti che è difficile capire come riescano a stare sul mercato ma sono apprezzatissimi dai clienti. Questo vale anche per i beni di consumo. E ci sono prodotti che in laboratorio sembravano perfetti ma hanno avuto un successo limitato. C’è sempre un elemento di gusto personale, irrazionale.

17) Domanda posta da Debora Rosciani

A quale tipo di cliente sono adatti i prodotti “total return”?

Claudio Tosato. I prodotti total return basati sulle borse italiane ed europee rispondono all’esigenza di parare i colpi e beneficiare dei rialzi dei mercati. E’ quello che l’investitore magari fa sbagliando però il timing: vendendo quando ci sono le perdite e comprando quando il mercato è già salito. Abbiamo altri prodotti total return che usano le obbligazioni. Esiste infine questa carta che abbiamo messo sul tavolo ed è una scommessa sul mercato azionario senza il rischio della borsa, in quanto la performance è sterilizzata dagli alti e dei bassi del mercato. La performance è fatta dal gestore cercando opportunità sul mercato azionario europeo per creare valore. Giudicate voi se la scommessa è stata vinta: il mercato ha perso oltre il 20%, il fondo è salito del 3%. Questa è la nostra sfida, questo è dare una risposta concreta anche in termini di risultato alle esigenze del cliente.

 

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

2 pensieri su “Quali soluzioni di investimento per il futuro?”

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