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Vale la pena investire nel “Paese Italia”? Ieri Anima Sgr, in collaborazione con Prima Sgr, ha organizzato una videochat dedicata al tema “Perché investire nel Paese Italia”.

Hanno partecipato  Luca Felli (Direttore Bond e Valute di Prima), Gianluca Ferretti (Direttore Investimenti Obbligazionari di Anima), Maurizio Vanzella (Direttore Commerciale di Anima), mentre a moderare era  Marco Lo Conte (giornalista de Il Sole 24 Ore).

Riportiamo sia il filmato che la trascrizione del dibattito, che offre alcuni spunti interessanti.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5eOL6S-jqWw[/youtube]

 

Elenco domande:

1) Oggi i mercati stanno dando indicazioni significative sui titoli di Stato italiani. Siamo arrivati a un punto in cui la fine della crisi è vicina o siamo ancora nel suo pieno?

2) Ci sono luci e ombre nella situazione italiana. Forse si stanno scontando più le ombre che i fattori positivi in questa fase…

3)Ho un Pac su Anima Obbligazionario: cosa mi conviene fare: aspettare sperando in una prossima ripresa oppure vendere le quote perdendo poco e investendo in un altro asset?

4) Perché dobbiamo restituire improvvisamente tanti soldi? Se è tutto il mondo che deve pagare, Germania compresa, chi è che riscuote?

5) Quando si parla di fondi comuni il valore aggiunto è la diversificazione. Come si diversifica un fondo obbligazionario?

6) Ho visto il buon andamento nelle ultime giornate di Prima Rendimento Assoluto Prudente nonostante l’inasprirsi della crisi sui bond. Quale è il posizionamento attuale? Quale strategia verrà applicata da qui a fine anno?

7) Tutto quello che si è pensato finora deve essere rivisto? Siamo davanti a una svolta epocale?

8) Ho scoperto in agosto che siete positivi sull’Italia. Ma ora ci paragonano alla Grecia…

9) In che misura utilizzate strumenti di copertura su indici, valute e tassi?

10) Scrive  un promotore, “ho i clienti letteralmente sotto casa. Cosa devo dire loro?”. In effetti il valore aggiunto di queste situazioni è proprio la loro capacità di compattare il rapporto fra clienti e consulenti. E’ importante ascoltare le reazioni anche emotive che il risparmiatore ha. Non è vero?

11) Uno dei temi di fondo di questa crisi è la solvibilità dei paesi industrializzati a fronte dei paesi emergenti che sembrano mostrare tenuta sia dei conti, sia delle economie. I titoli dei Paesi emergenti dureranno nel tempo?

12) Potreste fare un cenno sul fondo Prima protetto 100 cedola bric 2? In un momento come questo di crisi del mercato azionario perché dovrei puntare su un indice azionario?

13) Dieci  anni di mercati in negativo fanno venire meno le teorie sulle strategie di investimento del medio e lungo periodo, in 10 anni abbiamo assistito ad avvenimenti nuovi sui mercati non noti in passato. Non è che siamo tutti un po’ in difficoltà nel prendere decisioni per il futuro?

14) Qual è la vostra opinione sul mercato corporate europeo ed in particolare sui corporate finanziari?

15) L’acquisto di titoli italiani da parte della Bce ha effettivamente influito positivamente o no sulla situazione italiana?

16) Quali dei titoli di Stato italiani invece non sono oggetto di acquisto da parte della Bce?

17) Come comportarsi quando il proprio patrimonio azionario e di fondi perde oltre il 30%?

18) Come collocatore di fondi, vorrei chiedere quali sono le prospettive dei bond societari inseriti nei fondi alla luce del timore di recessione.

19) Parliamo spesso di rischio. Il rischio va gestito, è ineliminabile. Assumersi un rischio maggiore comporta un orizzonte differente e una consapevolezza differente. Non è vero?

1) Domanda posta da Marco Lo Conte

Oggi i mercati stanno dando indicazioni significative sui titoli di Stato italiani. Siamo arrivati a un punto in cui la fine della crisi è vicina o siamo ancora nel suo pieno?

Luca Felli. Difficile dirlo. In questa giornata lo spread Italia sta raggiungendo nuovi massimi. Il fattore positivo è che – se verra rispettato quanto promesso all’Europa – vedremo migliorare nei prossimi anni la dinamica del nostro debito. I dati negativi ci sono e i mercati li stanno scontando. scontano il fatto che in Italia è importante la crescita e nel contesto internazionale l’Italia si trova in grosse  difficoltà.

2) Domanda posta da Marco Lo Conte

Ci sono luci e ombre nella situazione italiana. Forse si stanno scontando più le ombre che i fattori positivi in questa fase…

Gianluca Ferretti. I mercati tendono a essere molto selettivi. Si passa da fasi di alta a fasi di bassa propensione al rischio. Ora i mercati tendono a vedere un po’ troppo il bicchiere mezzo vuoto. L’intervento è in pieno svolgimento e non dobbiamo prendere decisioni affrettate. Bisogna basarsi sui fondamentali e su questa base effettuare le opportune scelte di investimento.

3) Domanda posta da Massimo

Ho un Pac su Anima Obbligazionario: cosa mi conviene fare: aspettare sperando in una prossima ripresa oppure vendere le quote perdendo poco e investendo in un altro asset?

Maurizio Vanzella. Un conto è gestire il portafoglio di un fondo, un conto gestire i propri asset. Non bisogna fare scelte dettate dalla emotività. E’ sempre meglio il fondo che diversifica. Per quanto riguarda i Pac Eravamo abituati a parlare di Pac sugli azionari. Oggi vediamo molti pac sugli obbligazionari questo è figlio della recente volatilità dei tassi e dei mercati obbligazionari. Comunque chi ha aperto un pac continui perché la forza del Pac si vede quando si continua a versare nel tempo.

4) Domanda posta da Leonardo

Perché dobbiamo restituire improvvisamente tanti soldi? Se è tutto il mondo che deve pagare, Germania compresa, chi è che riscuote?

Luca Felli. L’Italia paga il prezzo di un contesto, non solo nazionale, abbastanza confuso. Negli ultimi anni il debito pubblico italiano è divenuto per circa il 50% detenuto all’estero. Questo è un fattore molto positivo perché ha significato in passato maggiore fiducia da parte degli investitori esteri. L’incertezza e il giudizio da parte del mercato sul modo in cui la politica italiana sta gestendo la crisi, può portare a una minor fiducia e quindi a delle vendite di titoli. All’inizio di questa crisi le pressioni che sono arrivare sui titoli di Stato italiani sono soprattutto di matrice estera. Mi risulta che a due mesi dall’inizio della crisi i deflussi dai portafogli italiani siano ancora limitati. I portafogli domestici hanno tenuto e talvolta incrementato.

Marco Lo Conte. Hanno venduto i grandi investitori esteri per i quali l’Italia non è una parte fondamentale del portafoglio ingenerando profezie che ai auto avverano

Luca Felli. L’obiettivo di medio termine, al di là della manovra correttiva in corso, è ristabilire la credibilità dell’Italia nel contesto internazionale.

5) Domanda posta da Marco Lo Conte

Quando si parla di fondi comuni il valore aggiunto è la diversificazione. Come si diversifica un fondo obbligazionario?

Gianluca Ferretti. In estrema sintesi si diversifica secondo i vari emittenti, in base alla scadenza e si inseriscono anche titoli emessi da società. Anima effettua da sempre una gestione molto attiva e tutti i fondi obbligazionari prevedono una ampia diversificazione tra corporate e titoli di Stato all’interno del profilo di rischio dell’investimento. Per quel che riguarda le scadenze, a seconda dei cicli economici ci si concentra sulla parte breve delle curve quando la duration deve essere più bassa per evitare di esporsi troppo alle fluttuazioni del mercato o sulle parti più lunghe quando si prevede una discesa dei tassi di interesse. Noi siamo sbilanciati sull’Italia perché crediamo che l’Italia onorerà il proprio debito. Quindi abbiamo molta Italia e una quota di corporate bond che arriva al 20-30% su alcuni fondi.

6) Domanda posta da Piero

Ho visto il buon andamento nelle ultime giornate di Prima Rendimento Assoluto Prudente nonostante l’inasprirsi della crisi sui bond. Quale è il posizionamento attuale? Quale strategia verrà applicata da qui a fine anno?

Luca Felli.  Prima Rendimento Assoluto Prudente non ha un benchmark. Eravamo al 30% investiti in titoli di Stato italiani e abbiamo approfittato dell’intervento della Bce per ridurre questa posizione. In piccola parte anche durante la crisi abbiamo venduto. I prezzi non erano molto convincenti ma l’obiettivo era diminuire la volatilità del fondo. Continuiamo ad avere una parte del portafoglio investita in valute diverse dall’euro: una piccola parte che ci aiuta però a diversificare il rischio e diminuire la volatilità complessiva e aggiungere qualcosa al rendimento. Buona parte del portafoglio italiano è investita in Bot quindi in titoli che scadono entro un anno.

Maurizio Vanzella. Qui si parla di un prodotto che è andato bene ma anche se un fondo monetario può avere perso perso lo 0,20 o lo 0,40%, attenzione a disinvestire perché il portafoglio rappresenta una strategia di medio periodo. Il risparmiatore deve prendere esempio dalle crisi passate. Chi aveva venduto ha consolidato delle perdite, quando è rientrato lo ha fatto a prezzo più alto e ha visto una performance molto contenuta. Per cui attenzione a fare movimenti in questo periodo. Meglio riguardare la propria asset allocation se corretta e investire dome siamo sbilanciati.

7) Domanda posta da Marco Lo Conte

Tutto quello che si è pensato finora deve essere rivisto? Siamo davanti a una svolta epocale?

Gianluca Ferretti. No.  E’ vero che vediamo per la prima volta il debito americano perdere la ‘tripla A’ e vediamo per la prima volta un attacco ai debiti sovrani dei Paesi avanzati. Chi vende lo fa perché pensa di far soldi. Se abbiano ragione noi i ribassisti perderanno. C’è una crisi di fiducia ma non è alle porte una guerra mondiale o qualcosa che può cambiare il mondo. Le scelte vanno fatte nei periodi di calma: occorre appoggiarsi a buoni gestori e buoni consulenti per analizzare il profilo di rischio e da lì far scaturire le varie scelte. Questo è il momento di restare calmi. Sui nostri prodotti i rendimenti sono molto interessanti, chi sposa le nostre idee vedrà che i rendimenti oggi sono più interessanti di quelli offerti tre mesi fa.

8) Domanda posta da Stefano

Ho scoperto in agosto che siete positivi sull’Italia. Ma ora ci paragonano alla Grecia…

Gianluca Ferretti. Noi crediamo all’Italia da prima di agosto. La situazione greca e quella italiana sono abissalmente diverse: la Grecia da oltre un anno non ha accesso al mercati. L’Italia ha collocato i suoi titoli di Stato anche alcuni giorni fa con rendimenti stabili o inferiori ai massimi. Siamo lontani anche solo dall’inizio del percorso che ha portato la Grecia dove ora è.

9)      Domanda posta da Lucia

In che misura utilizzate strumenti di copertura su indici, valute e tassi?

Luca Felli. E’ una buona occasione per far capire che i derivati non sono qualcosa di negativo. Noi li usiamo anche frequentemente. Per esempio per esporci al mercato tedesco usiamo spesso dei future. Siccome in questo momento di crisi un modo per bilanciare la negatività dell’Italia è costruire un portafoglio diversificato allargato ai paesi Core, lo si può fare esponendosi in un modo molto efficiente con future e derivati. Si tratta di mercati molto liquidi al contrario di quello dei titoli di Stato dove, in fase di crisi, la liquidità sparisce e i prezzi non rappresentano il vero valore che il titolo dovrebbe esprimere. L’efficienza è la prima cosa che si perde quando vediamo gravi crisi di liquidità come quella che l’Italia sta affrontando.

10) Domanda posta da Marco Lo Conte,

Scrive  un promotore, “ho i clienti letteralmente sotto casa. Cosa devo dire loro?”. In effetti il valore aggiunto di queste situazioni è proprio la loro capacità di compattare il rapporto fra clienti e consulenti. E’ importante ascoltare le reazioni anche emotive che il risparmiatore ha. Non è vero?

Maurizio Vanzella. In questi mesi come Anima e Prima stiamo girando presso i distributori e vediamo come il promotore che ha successo sia quello che chiama il cliente. Non aspetta che il cliente arrivi ‘sotto casa’ ma lo chiama. Siamo stati i primi a fare questo sforzo di dialogo perché nel dialogo sta il successo della relazione e questo rapporto fra consulente e cliente, fra consulente e società di gestione deve sempre essere alimentato.

11) Domanda posta da Andrea

Uno dei temi di fondo di questa crisi è la solvibilità dei paesi industrializzati a fronte dei paesi emergenti che sembrano mostrare tenuta sia dei conti, sia delle economie. I titoli dei Paesi emergenti dureranno nel tempo?

Maurizio Vanzella Come asset class gli emergenti in portafoglio sono presenti nei portafogli. A livello mondiale sono una attività finanziaria importante. I prodotti più sottoscritti in questa fase sono i fondi che investono in obbligazioni di Paesi emergenti. Attenzione però a quale percentuale di questi titoli mettere un portafoglio. Occorre l’aiuto di un bravo consulente.

12) Domanda posta da Antonio

Potreste fare un cenno sul fondo Prima protetto 100 cedola bric 2? In un momento come questo di crisi del mercato azionario perché dovrei puntare su un indice azionario?

Luca Felli. Il prodotto ha una filosofia di protezione. E’ costruito adeguatamente anche in termini di scadenza per salvaguardare il risparmiatore. Il fondo è indicizzato e fa riferimento ad alcuni mercati ma c’è un sistema sottostante che garantirà la qualità dell’investimento. Il prodotto comunque non ha a che fare con questa crisi che è molto più europea.

13)  domanda posta da Claudio

Dieci  anni di mercati in negativo fanno venire meno le teorie sulle strategie di investimento del medio e lungo periodo, in 10 anni abbiamo assistito ad avvenimenti nuovi sui mercati non noti in passato. Non è che siamo tutti un po’ in difficoltà nel prendere decisioni per il futuro?

Maurizio Vanzella. Ieri sul Sole24ore un articolo faceva vedere le performance a 5, 10 e 15 anni dei titoli. A 15 anni i rendimenti sono molto positivi per le azioni. E’ chiaro che quando viene la volatilità, le cose sono diverse. La corretta diversificazione del portafoglio è l’unica base su cui si può lavorare, altrimenti si fanno investimenti ma speculazioni. Occorre dedicare una attenzione particolare al proprio profilo di rischio e soprattutto cercare opportunità di acquisto operate con ponderazione. Il fatto che i prezzi siano scesi – questo oggi vale anche per le obbligazioni – può essere un opportunità di acquisto tenendo presente la diversificazione che un fondo di investimento può dare.

Luca Felli. Va anche considerato che il mercato non è abituato a trattare una crisi che ha una origine bancaria. Le conseguenze di una crisi bancaria si fanno sentire molto a lungo. Questo lo aveva detto anche il Fondo monetario Internazionale del 2008: ci vuole tempo per recuperare e il percorso non è mai stato, nelle crisi bancarie precedenti, molto semplice. In questo caso poi la politica monetaria delle banche centrali ha le armi un po’ spuntate. La Federal reserve combatte con le mani legate dai tassi che sono già a zero e quindi non possono scendere e userà quindi strumenti di politica monetaria nuovi. E’ molto difficile per il mercato districarsi fra elementari congiunturali di breve e problemi di lungo termine come la difficoltà di risolvere una crisi bancaria mondiale.

14) Domanda posta da Franco

Qual è la vostra opinione sul mercato corporate europeo ed in particolare sui corporate finanziari?

Luca Ferretti. Con estrema cautela, ma siamo positivi. Adesso i mercati discriminano in modo forte il merito di credito dell’emittente. Le emissioni del cosiddetto fondo ‘salva stati’ scambia a 100 punti base sopra il Bund. L’Italia supera i 300 punti base di spread e il debito finanziario si pone a ridosso del debito sovrano. In un momento in cui l’Italia rende oltre 300 punti più del Bund, le emissioni bancarie italiane rendono 400 punti in più e questi rendimenti per noi sono interessanti data la solidità delle banche, le quali rispetto a tre anni fa sono più patrimonializzate hanno fatto quasi tutte con successo aumenti di capitale. Insomma c’è ancora valore su questi titoli.

15) Domanda posta da Silvia

L’acquisto di titoli italiani da parte della Bce ha effettivamente influito positivamente o no sulla situazione italiana?

Luca Felli. Ha influito positivamente sui prezzi perché i prezzi sono tornati, all’inizio, quasi ai livelli antecedenti alla crisi. L’effetto è Stato temporaneo e le pressioni di vendita dall’estero prima e ora da qualche domestico poi hanno influenzato i prezzi. L’intervento della Bce ha tamponato l’effetto delle vendite. Si dice che la Bce abbia condizionato le scelte del governo di anticipare scelte che sarebbero state operate in un arco di tempo più lungo. Il mercato inizialmente ha premiato le scelte fatte. Ora l’Italia dovrebbe sorprendere un consenso che ci guarda negativamente.

16) Domanda posta da Marco Lo Conte

Quali dei titoli di Stato italiani invece non sono oggetto di acquisto da parte della Bce?

Luca Felli. La Bce sta comprando i titoli a tasso fisso, Btp dai 18 mesi a 10 anni. Non compra quelli oltre i 10 anni e sono stati acquistati solo occasionalmente i titoli a tasso variabile. Quindi il rendimento dei titoli non acquistati è molto elevato e ci potrebbero essere delle occasioni di acquisto se lo scenario nostro è corretto. Ma questi acquisti vanno operati solo in un portafoglio ben diversificato anche all’interno dei titoli di Stato italiani.

17) Domanda posta da Giuliano

Come comportarsi quando il proprio patrimonio azionario e di fondi perde oltre il 30%?

Maurizio Vanzella. Certamente è una lezione per il futuro. Se un risparmiatore si è mosso in modo corretto, è seguito bene da un consulente e ha perso il 10 – 20% su una quota azionaria che rappresenta il 5% del suo portafoglio potrebbe essere una opportunità per mediare il portafoglio acquistando perché la discesa è una opportunità di acquisto. Se un risparmiatore ha già investito molto del suo portafoglio in azioni è invece meglio stare fermi e non investire troppo. Non dimentichiamoci in futuro che occorre investire in azioni una somma sulla quale possiamo perdere anche il 30% senza troppe preoccupazioni.

18) Domanda posta da Pierpaolo

Come collocatore di fondi, vorrei chiedere quali sono le prospettive dei bond societari inseriti nei fondi alla luce del timore di recessione.

Gianluca Ferretti. La nostra view è positiva ma con un avvertimento. I rendimenti di tante utility rendono poco più del Btp mentre i finanziari rendono molto di più.  Abbiamo corporate non finanziarie in portafoglio ma in percentuali più contenute rispetto a quelle finanziarie.

Luca Felli. I corporate bond stanno scontando parecchio della crisi e che il mondo inizi a contrarsi. E’ il momento di comprare? I nostri portafogli sono molto diversificati:  abbiamo titoli finanziari italiani perché fanno parte del portafoglio corporate europeo. Penso che ci siamo opportunità anche sui non finanziari italiani: ci sono buoni livelli di cassa. i bilanci sono a posto ma se fossimo di fronte a un altra recessione molto profonda questi titoli potrebbero soffrire.

19)  Domanda posta da Marco Lo Conte

Parliamo spesso di rischio. Il rischio va gestito, è ineliminabile. Assumersi un rischio maggiore comporta un orizzonte differente e una consapevolezza differente. Non è vero?

Maurizio Vanzella. Rischio è una parola positiva perché genera performance e questo aspetto tante volte non viene valutato attentamente dal risparmiatore. Quando si parla di rischio bisogna parlare anche del rendimento. In questo c’è una lunga strada da fare e a volte l’emotività prende il comando e il risparmiatore si spaventa. I consulenti oggi riescono a far percepire il concetto di premio al rischio. Oggi il premio al rischio sul mercato azionario è molto interessante. Ricordiamoci la storia: negli ultimi due-tre anni abbiamo visto che dopo ogni crisi c’è sempre stata la possibilità di recuperare.

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