Il “volo senza pilota” che spaventa le borse

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Quello che caratterizza l’andamento dei mercati in questi ultimi mesi non è soltanto la tendenza negativa, ma anche la volatilità. Armando Carcaterra, direttore generale di Anima, approfondisce questi due concetti, raccontandoci che cos’è la volatilità e come si misura, e quali sono le cause della preoccupazione dei mercati.

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D1. Che cos’è la volatilità e come si misura?

La volatilità misura il grado di variabilità dei prezzi dei titoli azionari. Il Vix, indice della volatilità dei titoli della borsa americana in particolare, è considerato un vero e proprio termometro dell’ansia degli investitori o, come si usa dire in gergo, della loro avversione al rischio.

Nel corso dell’estate, l’indice Vix, è balzato oltre il 40%, livello caratteristico di tutte le crisi più acute degli ultimi decenni. Se ne deve dedurre che lo stato di preoccupazione degli investitori è oggi pericolosamente alto, nonostante le previsioni sugli utili delle imprese quotate siano ancora in larga misura favorevoli e indicatori di valore, come il rapporto prezzo/utili, si collocano secondo molte stime su livelli che -in condizioni normali- incoraggerebbero l’acquisto, non la vendita.

 

D2. Cosa preoccupa i mercati oggi?

Due elementi hanno dominato lo scenario degli ultimi mesi:

  1. la fragilità finanziaria di tutte le economie occidentali, appesantite dai debiti e indebolite dai postumi della recessione 2008-2009
  2. la caduta verticale di fiducia nella capacità dei governi di affrontare la situazione. Ed è proprio questa la vera novità!

A luglio, ad esempio, i mercati sono stati con il fiato sospeso per il rischio di “default” tecnico del debito USA. Nel caso americano non dipendeva dall’insostenibilità delle finanze pubbliche, ma dal conflitto politico che ha paralizzato il Congresso sull’approvazione del “tetto” all’emissione di nuovi titoli federali. Senza l’accordo il Governo avrebbe dovuto sospendere i propri pagamenti, non per l’incapacità di farlo, ma per la mancata approvazione di una legge. I mercati guardano ai governi come il luogo in cui nascono le soluzioni, non in cui si generano i problemi.

Nello stesso tempo la crisi del debito europea – che per un anno e mezzo era rimasta confinata a paesi minori (come Grecia, Irlanda e Portogallo) – ha contagiato anche l’Italia rendendo, per la prima volta, palpabile il rischio di implosione dell’Unione Monetaria. Le indecisioni del governo italiano hanno certamente aggravato la situazione, ma l’epicentro della crisi è stata l’assenza di un credibile quadro di riferimento politico-istituzionale a livello europeo.

L’ampliamento dei poteri della nuova agenzia c.d. “salva-stati” (cioè l’EFSF, European Financial Stability Facility), lo strumento nato per risolvere la crisi di debito dei paesi europei, è arrivato tardi e le risorse stanziate sono apparse fin da subito insufficienti.

È a questi errori di valutazione che va ricondotta la fibrillazione dei mercati: la sensazione generata da un volo senza pilota non è l’ebbrezza, ma il panico.

 

D3. Qual è la soluzione per uscire da questa situazione?

La soluzione auspicata dovrebbe essere una svolta decisa che porti alla sostituzione dei singoli debiti nazionali con un unico debito europeo, i c.d. Eurobonds. L’emissione di Eurobonds presuppone però il coordinamento delle politiche fiscali: se i Paesi in deficit (come Grecia ed Italia) devono “stringere la cinghia”, quelli in surplus (come la Germania) dovrebbero allargarla di altrettanto, per limitare le ricadute recessive dei risanamenti fiscali. In un’unione monetaria, coordinamento fiscale e trasferimenti di risorse tra Paesi sono infatti inevitabili. Se non si va in quella direzione, l’alternativa secca è quella di rinunciare all’Unione monetaria.

Quello che continua ad allarmare i mercati è proprio la resistenza della Germania a questa evidenza.

Con il coinvolgimento dell’Italia nella crisi del debito europeo, si è materializzato lo spettro di una generalizzata implosione dell’euro. Le dimensioni dell’Italia in Europa (in termini di Pil e di debito) sono infatti troppo grandi per poter essere isolate dal resto dell’Unione.

Il quadro è in straordinario movimento. Il messaggio dei mercati risuona oggi molto forte: se i governi lo ascolteranno, la paura potrebbe lasciare posto ad un grande sollievo

 

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