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I fondi comuni stanno perdendo da tempo l’interesse degli investitori, con una “gestione attiva” spesso deludente, e con la concorrenza di prodotti come gli ETF, forse meno ambiziosi ma anche meno costosi e più trasparenti (pur nel dibattito di cui abbiamo raccontato in passato, con un mercato di ETF che si è ampliato ma secondo molti ha abbassato la qualità delle proposte).

Secondo una ricerca condotta da due analisti di Morningstar, il punto è che i fondi comuni sono semplicemente vecchi. Anche per una questione tecnologica: se nel 1940, anno di introduzione dei fondi comuni negli USA, in cui le contrattazioni in Borsa erano “alle grida” e gli ordini venivano fatti su carta, introdurre un sistema che andava a calcolare il valore della quota ogni giorno e pubblicare rapporti trimestrali ed annuali era un lavoro tecnicamente molto impegnativo.

Ma nel XXI secolo un prodotto finanziario che segue al stessa logica non ha più senso: gli investitori non sarebbero più disposti ad aspettare fino a fine giornata perché sia valorizzata la loro quota. Gli ETF, al contrario, sono pensati anche tecnologicamente in tempo più recente, e quindi consentono una negoziazione anche intra-giornaliera, aumentando quindi la liquidità (e quindi il valore) dell’investimento.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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