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Pubblichiamo la videochat straordinaria organizzata da Anima Sgr su un tema decisamente di attualità: “Come uscire dalla crisi”.

Come nel caso di ieri,è importante specificare che la videochat si è svolta qualche giorno fa (il 7 settembre) quindi inevitabilmente potrebbe non tenere conto degli sviluppi degli ultimissimi giorni.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=lVS-gvjALB4[/youtube]

Intervengo Mario Noera (docente di Economia degli intermediari finanziari, Università Bocconi) , Gianluca Ferretti (Resp. Investimenti Obbligazionari di Anima) e Maurizio Riboni (Direttore Distribuzione Gruppo BPM & Partners)

Modera Marco Lo Conte (giornalista de Il Sole 24 Ore).

 

 

1) Domanda posta da Marco Lo Conte

Come ha reagito il mercato alla decisione di “blindare” con un voto di fiducia il testo della manovra in Parlamento?

Gianluca Ferretti. Questa dovrebbe essere, si spera, la manovra definitiva. Non è più una foto in movimento ma è un quadro finale. I mercati non amano l’incertezza, preferiscono avere qualcosa di certo. Infatti al momento lo spread sta stringendo di 15-20 basis point. E’ un giudizio sulla manovra, un piccolo passo avanti, ma siamo ben lontani dagli spread di 2-3 mesi fa, che rappresentano l’obiettivo da raggiungere.

 

2) Domanda posta da Marco Lo Conte

E’ finita l’era in cui gli strumenti obbligazionari erano sinonimo di tranquillità…

Gianluca Ferretti. Le certezze non ci sono più. Ma in ambito italiano i titoli di Stato sono il porto più sicuro. Abbiamo ancora un rating abbastanza elevato. Anche gli Usa, del resto, hanno perso la tripla A. Va anche considerato che acquistando titoli più sicuri: bond americani o tedeschi i rendimenti a cui si deve rinunciare sono rilevanti. Il decennale italiano rende il 5,5%. Per avere un decennale tedesco bisogna accettare un rendimento sotto il 2%. La tranquillità insomma oggi costa, e tanto!

 

3) Domanda posta da Marco Lo Conte

Molte delle persone che stanno seguendo questa chat chiedono come muoversi: vendere tutto? Al contrario comprare approfittando delle fasi di debolezza? Lasciare le cose come stanno?

Maurizio Riboni. Non bisogna farsi travolgere dalle emozioni. E’ chiaro che sentendo quel che è successo sui mercati, ci si può far prendere dal panico e distruggere la propria posizione. Ricordiamo che dalle crisi si esce sempre. Il mondo non finisce: si va avanti anche se i problemi sono consistenti. Il consiglio è tenere sempre in considerazione il proprio profilo di rischio. In questa fase l’approccio migliore al mercato è rappresentato dai Pac che funzionano meglio quando i mercati scendono e permettono di sfruttare situazioni di negatività. E importantissimo poi fare riferimento a chi giornalmente segue i mercati e sfrutta le notizie, perché il “fai-da-te” in questi momenti può essere estremamente pericoloso. I fondi sono il miglior strumento per il risparmiatore.

 

4) Domanda posta da Augusto

Questa crisi assomiglia più a quella del 2000 o a quella del 1929 o del 2008?

Mario Noera. Ogni crisi ha la sua storia e le sue caratteristiche specifiche. Rispetto alla bolla del 2000, ci sono delle similitudini. Si usciva da una fase di euforia, c’erano quotazioni irrealistiche soprattutto per i titoli internet. Si pensava a una capacita di crescita infinita. Poi si è incrinata l’illusione di cui i mercati si erano alimentati e in modo traumatico i mercati sono tornati a valori più appropriati. Se al centro di quella crisi c’era l’euforia e ci si comportava come se non esistessero rischi, ora siamo in una condizione apparentemente opposta: un eccesso di pessimismo. L’avversione al rischio anticipa scenari catastrofici, si associano probabilità molto alte a questi scenari e la depressione che vediamo nelle borse e l’eccesso di spread trovano alimento in un eccesso di pessimismo. Si pensa a difendersi da eventi che non necessariamente si realizzeranno.

 

5) Domanda posta da Marco Lo Conte

Recessione: quanto sarà grave negli Usa e in Europa?

Mario Noera. E’ difficile dirlo perché i dati congiunturali danno segnali divergenti. Il vero tema negli Usa come in Europa oggi non è la crescita ma la sfiducia nelle politiche che possono sostenerla. Mancano politiche coerenti con una prospettiva di rilancio e questo elemento è più forte in Europa. Certo negli Usa è stato traumatico l’effetto del lungo braccio di ferro politico sul tetto al debito pubblico che deve essere approvato espressamente dal Congresso. La difficoltà di trovare un accordo ha reso palese la difficoltà di governare il processo. E’ stato questo a determinare un abbassamento del rating sul debito federale, decisione che non aveva dei presupposti economici. In Europa i governi sono nell’angolo e diversi elementi oggettivi fanno pensare che i governi non siano capaci di dominare la situazione economica generale. Comunque è da questo fronte che arriverà la soluzione. Un non governo dell’economia è un rischio troppo grave per tutti e credo che, anche se con il collo storto, si arriverà a una soluzione.

Maurizio Riboni. Se andiamo a guardare le trimestrali rese note dalle aziende quotate: negli Usa la sorpresa è stata in positivo ci sono stati utili maggiori delle attese. In Europa invece è avvenuto il contrario. Non a caso se guardiamo l’andamento dei mercati da inizio anno a ora, negli Usa hanno perso solo il 7%. Se è vero che i mercati anticipano i cicli economici, la differenza è sostanziale.

 

6) Domanda posta da Marcello

Cosa pensate dei bond emessi da Paesi Emergenti in valuta locale?

Gianluca Ferretti. E’ un mercato di nicchia e molto difficilmente approcciabile da parte del singolo risparmiatore. Spesso non è possibile acquistare questi titoli allo sportello. Oggi hanno rendimenti compressi rispetto alla loro media storica in quanto i Paesi a cui si rifanno hanno ancora crescita e hanno attratto forti flussi di investimento. La crescita ha portato a un minor fabbisogno e quindi a meno emissioni. Se sale la domanda e scende l’offerta, il prezzo sale e il rendimento scende. Io li comprerei attraverso una gestione professionale solo in un’ottica di diversificazione. Molti di questi titoli offrono rendimenti inferiori a quelli dei Btp: penso ai titoli emessi da Filippine, Indonesia, Polonia, Brasile, Turchia… bisogna guardar bene cosa si acquista.

 

7) Domanda posta da Giorgio

Nell’attuale situazione, per chi ha una buona propensione al rischio, può essere interessante indirizzarsi su titoli con un buon dividendo e un basso rapporto prezzi/utile?

Maurizio Riboni. Certamente sì! A questi prezzi troviamo società che distribuiscono utili intorno al 9%, per esempio Generali. Noi guardiamo molto al rapporto prezzo/utile e al rendimento da dividendi nella costruzione dei nostri portafogli. Comunque il “fai-da-te” in questo momento è estremamente pericoloso, bisogna sempre affidarsi a chi segue sui mercati dinamiche che possono cambiare di ora in ora.

 

8) Domanda posta da Nicola

Il portafoglio di Anima Monetario è carico di Cct (anche 2017) che stanno perdendo continuamente. Dobbiamo liberarcene oppure sono in programma modifiche sostanziali al portafoglio?

Gianluca Ferretti. La gestione è attiva, quindi il portafoglio è modificato di giorno in giorno ma siamo investitori di lungo termine con una visione che va oltre la settimana o il mese. Crediamo nelle potenzialità del debito pubblico italiano anche se non ci attendevamo una discesa così repentina e profonda dei corsi. Teniamo le posizioni e le limiamo a seconda dell’andamento dei mercati. Monetario resta un fondo molto investito in Italia con una presenza dei Cct significativa. I Cct sono stati meno oggetto di acquisto da parte di Bce e hanno sofferto un poco di più. Una volta che il mercato tornerà a dare il giusto valore, anche i Cct beneficeranno di una ripresa dell’Italia.

 

9) Domanda posta da Mario

E’ il caso di acquistare Etf sull’indice Dax per mediare?

Maurizio Riboni. Secondo me chi vuole e può mediare, fa meglio a farlo con un piano di accumulo. Quanto allo strumento ricordiamo che l’Etf si limita a replicare un indice. In questo momento è invece importante lo stock picking, ovvero la capacità del gestore di scegliere i titoli in portafoglio, ad esempio dando un peso superiore a quelli che offrono un dividendo percentualmente più alto. Io preferirei avere un fondo che investe in modo attivo sul mercato e farei un Pac su quel fondo.

 

10) Domanda posta da Fulvio

Quali valori dei parametri macroeconomici e finanziari potranno favorire la nascita degli Eurobond? L’accesso alle emissioni sarà possibile ai singoli stati o sarà un’attribuzione di qualche organismo sovranazionale?

Mario Noera. Io sono convinto che si arriverà ad emettere Eurobond, perché non c’è soluzione alternativa, ma dopo un percorso molto accidentato in quanto in Germania ci sono forti resistenze. C’è anche, però, la consapevolezza che una distruzione dell’euro sarebbe pregiudizievole anche per la Germania. Vorrei vedere se la Germania riuscirebbe ad esportare come ora con una valuta più forte del 30-40%! Gli Eurobond sono uno dei veicoli attraverso il quale distribuire gli oneri dell’aggiustamento dei Paesi in deficit e quindi accollare ai Paesi forti parte di questo costo. E’ giusto? Io sono convinto che la Germania abbia molto beneficiato dell’euro e quindi questo sforzo sarebbe giustificabile. Non sappiamo come saranno fatti gli Eurobond ci sono molti modi per farli. Sappiamo che dovrebbero sostituire parzialmente le emissioni dei vari governi nei portafogli istituzionali e anche dei privati. La precondizione perché questo avvenga è una governance europea unificata delle politiche fiscali ed è la difficoltà di raggiungere questo obiettivo che porterà a rinviare io credo di due anni questa scelta.

 

11) Domanda posta da Marcello

Come vedete i titoli indicizzati all’inflazione in Europa e a livello globale?

Gianluca Ferretti. Non penso che a breve andremo incontro a una fase di inflazione. Stiamo forse ponendo le basi per un’inflazione futura con politiche molto espansive. A breve e medio però l’inflazione dovrebbe esser contenuta. Il pericolo di un’inflazione creata dalla domanda è remoto. Certo: abbiamo visto delle bolle inflazionistiche sulle materie prime: energia, industriali e alimentari ma gli effetti inflattivi di questi rialzi sono ridotti. L’inflazione più seria, quella che deriva dalla rincorsa fra salari e prezzi, è una prospettiva remota perché esiste ancora una capacità produttiva inutilizzata. Certo un po’ di inflazione farebbe piacere perché potrebbe contenere il debito. Questa è una crisi da debito e il debito lo si “cura” o con la crescita o con il tempo e tutti stiamo guadagnando tempo con queste politiche o con l’inflazione.

 

12) Domanda posta da Marco Lo Conte

Certo che è una cura “da cavallo” usare l’inflazione per ridurre il debito!

Mario Noera. No, perché? L’inflazione è sempre un male. Come avviene per le medicine tutto dipende dalla dose. E’ noto che il debito pubblico italiano potrebbe scendere in 10 anni al 60% del Pil con un’inflazione del 4% e una crescita reale dell’1%. Comunque l’inflazione ha origine da un’impostazione di politica economica nella quale non possiamo inserirci, perché fatta a livello europeo. Comunque oggi questa non è una prospettiva. I titoli indicizzati all’inflazione in Usa, Regno Unito o Germania hanno rendimenti prossimi a zero e questo ci dice che siamo lontanissimi da rischi o attese inflazionistiche. C’è caso mai il rischio della deflazione.

 

13) Domanda posta da Gab

Parliamo di previdenza complementare. Io ho 35 anni e una buona propensione al rischio. Potrei comprare azioni, ma l’esperienza ha smentito l’assunto secondo il quale su 10 anni le azioni rendono più delle obbligazioni…

Maurizio Riboni. Avendo 35 anni, ti consiglio di mantenere l’ottica del lungo periodo con una esposizione consistente alla base azionaria. La tua età ti permette di andare ben oltre queste scadenze. Comunque è vero che negli ultimi 10 anni sono cambiate radicalmente molte cose: siamo passati da un economia occidentale a una globale, ci sono stati spostamenti di ricchezza e una rivoluzione tecnologica che sta modificando completamente la situazione… Questi sono momenti di incertezza che vanno sfruttati per il futuro.

 

14) Domanda posta da Lara

La strategia “attiva giorno per giorno” alla quale avete accennato prima va bene in condizioni normali. Qui si tratta di capire se i mercati imploderanno o no…

Gianluca Ferretti. Noi immaginiamo che anche in questa crisi si stiano creando opportunità per andare avanti. L’implosione non la prendiamo in considerazione. La crescita dei Paesi emergenti, le politiche espansive fiscali e monetarie, le manovre di aggiustamento che stiamo portando avanti ci permettono di non immaginare uno scenario apocalittico. Guardiamo invece alle opportunità! Questa crisi ci ha portato azioni con dividendi al 9%, titoli di Stato italiani al 5/6%, troviamo obbligazioni bancarie che rendono anche il 10%. Sono opportunità che nel lungo termine dovrebbero risultare premianti. Nel 2009 c’erano titoli bancari subordinati che quotavano al 30-40% del valore facciale e sono tornati quasi al nominale. Le opportunità ci sono e bisogna affidarsi a chi dovrebbe essere capace di discernere e riconoscerle.

 

 

15) Domanda posta da Giuliano

Ci siamo dimenticati di Irlanda e Portogallo? Come sono messi?

Mario Noera. Isolare singoli Paesi e pensare che qualcuno possa uscirne da solo è irrealistico. Oggi non si parla di Irlanda e Portogallo non perché siano risanati i loro problemi, che invece rimangono e sono collegati a forti processi di aggiustamento. I mercati, in dubbio sull’euro, hanno spostato i riflettori su Paesi più grandi come la Spagna e soprattutto l’Italia. Oggi i giochi si fanno prevalentemente in Italia e in Spagna. Se l’Italia che è diventato l’elemento chiave delle prospettive europee, superata questa fase vuol dire che si è trovata la soluzione valida per tutti. Per quel che riguarda Irlanda. Portogallo e Grecia c’è uno schema di finanziamento europeo di stabilità finanziaria che pero deve esser approvato dal Bundestag. Questa agenzia che è stata creata può mettere in campo 440 miliardi di garanzie, che però non sarebbero sufficienti per salvare l’Italia.

 

16) Domanda posta da Bernardino

A questi prezzi il segmento bond high yield. E’ da comprare o ritenete che i prezzi possano scendere ancora sensibilmente?

Gianluca Ferretti. Nel settore degli high yield, cioè con rating non investiment grade, troviamo ora titoli di Stato, troviamo subordinati bancari… il settore si arricchisce di attori. Le classiche high yield: emissioni di società altamente indebitate o cicliche con rating basso mi attrae poco in questo momento, visto dove sono arrivate le attività più sicure. Il vecchio titolo aziendale a BB o B non offre abbastanza da renderlo attraente.

 

17) Domanda posta da Simone

Anche la Spagna ci critica. Non vi sembra che stiamo toccando un po’ il fondo? Ma, tutto sommato, ce lo meritiamo o tutto è esagerato?

Mario Noera. Il mio parere è che l’Italia è un Paese che non aveva problemi di solvibilità: la tenuta dei conti pubblici era equilibrata, ha un’elevatissima ricchezza privata. Insomma c’erano buoni motivi per pensare che l’Italia potesse non essere un oggetto di attacco. Cosa è successo? Sostanzialmente ci si è un po’ rilassati pensando che l’Italia non sarebbe mai stata messa nel mirino e questo ha portato a non prendere misure credibili. Se fossero state prese per tempo misure sufficienti per tranquillizzare i mercati invece di rimandarle al 2013-2014 non saremmo nemmeno entrati in questa spirale. Poi si è data prova di incapacità di governare queste misure. Ora un rischio esiste perché l’Italia diventa insolvente se i tassi crescono troppo. Oggi il problema dell’Italia e creare abbastanza fiducia da tenere bassi i titoli di Stato. Uno spread di 300 o 400 punti base non ha giustificazione se non in uno scenario catastrofico. Il premio al rischio è eccessivo ed è ingiustificato. La sfiducia del mercato è dovuta agli errori che abbiamo fatto, ma basterebbe poco per cambiare. Senza mutamenti politici ma agendo con serietà e coerenza questo spread dovrebbe riassorbirsi e riportare l’Italia su un sentiero di sostenibilità.

 

18) Domanda posta da Luigi

I Pac smussano le perdite in fasi di crisi, ma quando il mercato sale riducono le performance…

Maurizio Riboni. E’ vero: il Pac smussa anche i picchi positivi quando il mercato sale ma bisogna capire quando potremmo parlare di mercati in rialzo. In generale il Pac è importante quando c’è poca visibilità sul breve periodo anche perché alleggerisce l’investitore dall’onere di dover scegliere il market timing. Entrare ai minimi e uscire ai massimi è impossibile.

 

19) Domanda posta da Marco Lo Conte

Qual è il posizionamento migliore sulla curva dei rendimenti in questo momento?

Gianluca Ferretti. In condizioni normali la curva ha un’inclinazione positiva. Tanto maggiore è la durata, tanto maggiore il rendimento. Del resto i bond sono un prestito che noi facciamo all’emittente e noi chiediamo un tasso più elevato a seconda della lunghezza del debito perché aumenta l’incertezza per l’inflazione e sulla solvibilità del mio debitore. In questo momento occorre pero precisare che gli interventi della Bce dall’8 agosto hanno un po’ distorto la curva. La Bce compra titoli con scadenze da 2 a 10 anni e le scadenze quelle più lunghe hanno sofferto particolarmente. I tassi delle Btp a 30 anni non sono lontani dai massimi, ma è una scadenza che io sconsiglierei in questa fase di alta incertezza. Mi concentrerei sui 2 – 5 anni, un orizzonte abbastanza prevedibile. A fronte dei rendimenti offerti, ben superiori a 4%, danno un profilo rendimento/volatilità abbastanza interessante anche per un privato. Un fondo cerca di avere una duration media definita e raggiunge questo obiettivo sia attraverso strategie puntuali, concentrando gli acquisti su una scadenza o con un mix di scadenze lunghe e brevi o inserendo titoli a tasso variabile o con titoli legati alla inflazione che ora sottoesponiamo ma sono strumenti utili per avere un rischio rendimento ottimale.

 

20) Domanda posta da Salvatore

Quale potrebbe essere un’asset allocation ideale sotto il profilo geografico?

Mario Noera. Io credo che il concetto diversificazione vada ampliato. Certamente è l’unica terapia possibile e più ampia è, meglio è. Le correlazioni fra le aree geografiche sono molto aumentate e io non sopravaluterei l’idea che i Paesi emergenti possano rimanere una valida alternativa. Io diversificherei per tipologie di strumenti. E’ vero che siamo in situazioni di bolla nelle materie prime ma un portafoglio diversificato deve considerare oggi anche asset alternative non finanziarie. L’industria finanziaria offre opportunità di accesso ad asset che ieri non erano accessibili. Gli asset manager stanno mettendo in cantiere strumenti che consentono di assolvere a questa più ampia esigenza anche nell’ambito i portafogli più ampi. Il concetto base è che la diversificazione non può essere fatta solo con strumenti finanziari perché la globalizzazione ha cambiato le economie.

 

20) Domanda posta da Marco Lo Conte

Quanto è importante per l’investitore ricordarsi dei suoi obiettivi di investimento al momento di compiere delle scelte?

Maurizio Riboni. E’ basilare tenere presente l’orizzonte di investimento ed è basilare investire somme delle quali non si ritiene di aver bisogno per un arco di tempo coerente con l’orizzonte di quell’investimento indipendentemente dalle situazioni che si possono creare sui mercati. Quando si compra un Btp a 5 anni si ha bisogno di quel tempo. Oggi anche i titoli di Stato subiscono volatilità nei prezzi e si deve aspettare la scadenza per ottenere il valore nominale. Questo è importante per i mercati azionari ma anche per le obbligazioni.

 

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