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Una delle “richieste” più comuni al Governo, in relazione alle tanto dibattute misure anti-crisi, è che si dovrebbe cercare di fare in modo che i costi non vadano a gravare sulle fasce dei consumatori e delle famiglie. Fin quando si intende con questo che il peso dovrebbe essere spostato più su consumatori e famiglie “ricche” anziché “povere” si può anche essere d’accordo (con una piccola postilla che vedremo in un prossimo post…), ma se invece si vuole intendere che il costo dovrebbe essere sostenuto da soggetti diversi dalle famiglie, si rischia di creare aspettative illusorie.

Infatti, a noi sembra inevitabile il fatto che se le imprese devono sopportare una tassazione maggiore, alla fine questi costi vengono “riversati” sui loro clienti, che alla fine della catena — che può essere più o meno lunga — sono consumatori privati. L’unico motivo che può impedire un rialzo dei prezzi è che ci sia una pressione concorrenziale tale da costringere l’impresa a mantenere i prezzi invariati. Il che può comportare che l’impresa guadagni un po’ meno, ma se è un caso sfortunato può comportare che non sia più compensato il rischio imprenditoriale, e quindi si incentivi la chiusura di aziende (con effetti immaginabili, anche sull’occupazione). Forse chiusura può sembrare un po’ drastico: ma se parliamo di perdita di competitività di prodotti su alcuni mercati internazionali, che quindi diventa meno conveniente cercare di “aggredire”, vediamo che non è un caso per nulla remoto.

Per conto nostro, servirebbe invece una de-tassazione per le imprese, che ne favorisca gli investimenti e la crescita (anche in termini di occupazione), dato che mettendo per un attimo da lato l’emergenza, se non ci si preoccupa di supportare la crescita nel medio-lungo termine (perché continua ad essere questo il problema dell’Italia), si rischia solo di rinviare il problema, con l’aggravante che a quel punto molte armi saranno già state usate e si rischia di poter fare poco.

Vale la pena sottolineare, in quest’ottica, che “impresa” ed “imprenditore” non sono la stessa cosa, sebbene in Italia si tenda spesso a confonderli. Partendo da questo presupposto, si potrebbe ad esempio immaginare di spostare leggermente il peso fiscale dall’impresa all’imprenditore, che potrebbe forse essere anche incentivato a re-investire maggiormente le risorse nell’impresa.

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