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In un momento in cui si parla praticamente solo di crisi e di come “tagliare” il debito pubblico, è interessante vedere i risultati di un indagine dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi che analizza gli investimenti diretti in Italia ed Europa, cioè la capacità di “attrarre” investitori stranieri.  Essere in grado di attrarre capitali stranieri è fondamentale, ma è una capacità che in Italia è stata poco sviluppata, spesso anche per un equivoco concetto di tutela del “Made In Italy”, dove anziché la qualità o l’occupazione si è spesso cercato di tutelare la proprietà.

Dovrebbe spingere a qualche riflessione il fatto che i settori che attraggono più investimenti in Italia siano quelli delle energie rinnovabili, così come il fatto che l’Italia è una “seconda scelta” in Europa rispetto a Francia o Germania, a causa delle infrastrutture inadeguate e di un contesto istituzionale “instabile”.

[…] evidenzia come tra i settori del Bel Paese  “fortemente attrattivi” per gli investimenti esteri diretti (FDI) ci sia il fotovoltaico, con numerose multinazionali europee ed americane che stanno investendo nel mercato italiano delle energie rinnovabili. Molte le aziende di consulenza legale e finanziaria, con sede soprattutto in UK, che stanno rafforzando la propria presenza nel nostro territorio, mentre operazioni di acquisition caratterizzano il settore delle costruzioni e della grande distribuzione, con l’industria pesante oggetto d’interesse da parte delle grandi multinazionali estere asiatiche. Investimenti previsti anche nel settore dei trasporti, nell’automobilistico, nel chimico farmaceutico ed alberghiero.

Secondo il World Investments Prospects (WIPS), diffuso dalle Nazioni Unite sulla base di sondaggi effettuati su un campione di 236 aziende multinazionali, l’Europa rimane una delle principali mete degli investimenti esteri diretti (FDI) anche per il biennio in corso, malgrado stia crescendo il peso dei paesi emergenti nella capacità di attrarre il flusso di FDI. Nel 2010, infatti, per la prima volta le aree emergenti assorbono oltre la metà dei flussi totali di fondi (52%). Le imprese intervistate si attendono nel biennio 2011-2012 un recupero dell’attività di internazionalizzazione che sarà più forte nel secondo anno.

Ad essere oggetto di delocalizzazione saranno innanzitutto gli uffici vendite, seguiti dalla produzione e dalla logistica. I settori dell’industria che sfruttano meglio i punti di forza delle economie avanzate nel processo produttivo sono per il manifatturiero: il chimico farmaceutico, l’elettronica elettrotecnica, meccanica di precisione; mentre per i servizi: le utilities, i trasporti e i servizi alle imprese. All’interno dell’area euro la Germania e la Francia sono i paesi con il più elevato grado di attrazione. I principali fattori che guidano gli FDI in questi paesi sono: la manodopera specializzata ed i talenti, un contesto istituzionale stabile ed orientato agli affari e la qualità delle infrastrutture.

 

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