Grafici: andamento dell’indebitamento pubblico e tipologia degli investitori

Di nuovo dalla pubblicazione “L’Economia Italiana in Breve” della Banca d’Italia, altri due grafici, che questa volta riguardano l’andamento del debito pubblico italiano, nonché le tipologie di investitori che acquistano i titoli di Stato italiani (e le varie tipologie di titoli di Stato emessi).

Per quanto riguarda il debito pubblico, ci sembra interessante evidenziare come sia avvenuta “un’esplosione” negli ultimi anni, sia per le maggiori spese che la crisi comporta per lo Stato, ma anche per la contrazione del PIL: torniamo al vecchio discorso che una strategia di crescita (anziché di puro contenimento dei costi) permette non solo maggiori entrate fiscali, ma anche riduce automaticamente il debito aumentando il denominatore del rapporto, il PIL, appunto.

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I dubbi della Banca d’Italia sulla manovra finanziaria

Ieri il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto di fronte alle Commissioni riunite di Camera e Senato per commentare la manovra finanziaria. Ci sembra interessante riproporre alcuni dei passaggi più interessanti, che esprimono alcuni dubbi della Banca d’Italia sull’efficacia della manovra. I dubbi sono di due ordini: il primo, riguarda il fatto che la manovra fa poco per la crescita, che invece è il problema di fondo dell’economia italiana, ma anzi rischia di rallentarla ulteriormente. Il secondo riguarda il fatto che alcune misure sono definite di “attuazione incerta”, con il rischio che i ricavi ipotizzati non siano raggiunti.

[…]

Eventuali cambiamenti nella struttura della manovra dovrebbero andare nella direzione di ridurre il  peso degli aumenti delle entrate, accrescere il ruolo delle misure strutturali, minimizzare gli effetti negativi  sul prodotto, contenere l’incertezza circa l’attuazione di alcune misure (quali la delega fiscale e  assistenziale e le modalità con cui verrà esercitata la relativa clausola di salvaguardia).

Da molti anni la crescita economica è in Italia inferiore a quella degli altri paesi dell’Unione europea. L’aggiustamento dei conti, necessario per evitare uno scenario ben più grave, avrà inevitabilmente effetti restrittivi sull’economia. La crescita del commercio mondiale difficilmente tornerà nei prossimi anni sugli elevati livelli precedenti la crisi. Rischiamo quindi  una fase di stagnazione, che rallenterebbe anche la flessione del peso del debito sul PIL.

[…]

A due anni dall’avvio della ripresa, il PIL in Italia resta di quasi 5 punti percentuali inferiore ai livelli precedenti la crisi. L’accumulazione di capitale, che assieme alle esportazioni aveva inizialmente sostenuto l’accelerazione dell’attività produttiva, si è praticamente interrotta alla fine dello scorso anno; la spesa delle famiglie continua a essere frenata dalla perdurante debolezza del mercato del lavoro. Le  prospettive di crescita dell’economia italiana restano in buona parte legate all’andamento della domanda estera.

[…]

In considerazione di questi fattori, in un quadro previsivo che resta ancora estremamente incerto, potrebbe prefigurarsi una crescita del PIL inferiore al punto percentuale nell’anno in corso e ancora più debole nel 2012. Ciò si rifletterebbe inevitabilmente sui conti pubblici, rendendo più difficile il pareggio del bilancio e rallentando la flessione del peso del debito pubblico.

Nell’attuale contesto, in cui i costi di un eventuale scostamento rispetto agli obiettivi sono molto elevati, l’entità complessiva dell’aggiustamento dei conti programmato non può quindi essere ridotta. Nel prossimo biennio si dovrà attentamente monitorare  l’efficacia delle misure ai fini del conseguimento puntuale degli obiettivi indicati dal Governo.

[…]

Un più deciso intervento sugli apparati istituzionali darebbe risparmi significativi nel medio termine, oltre a sottolineare l’urgenza del riequilibrio dei conti pubblici. La razionalizzazione dei diversi livelli di Governo dovrebbe mirare a semplificare i processi  decisionali e a evitare duplicazioni di funzioni e sovrapposizioni di competenze. Una parte delle funzioni delle Province potrebbe essere riallocata ai Comuni, che già hanno responsabilità in materia di istruzione, cultura e beni culturali e politiche sociali.

Funzioni riferibili ad ambiti territoriali più ampi (trasporti, gestione del territorio, tutela dell’ambiente, sviluppo economico) potrebbero invece passare alle Regioni. Ciò favorirebbe una razionalizzazione degli interventi in tali ambiti. Una sostanziale riduzione delle competenze delle Province consentirebbe un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi e non trascurabili risparmi. 

[…]

Per ottimizzare l’allocazione delle risorse è necessario  rafforzare l’utilizzo degli indicatori di efficienza delle diverse strutture pubbliche (uffici, scuole,  ospedali, tribunali) e ampliare la diffusione dell’informazione circa la qualità  dei servizi. Altre valide indicazioni operative su possibili interventi sono state in passato offerte da esercizi parziali e non continuativi di revisione della spesa. Ad esempio, il rapporto della Commissione Tecnica per la Finanza pubblica del 2007 osservava, con riferimento alle attività del Ministero della Giustizia, che recuperi di efficienza possono derivare dalla riorganizzazione geografica degli uffici giudiziari  e dal riassetto dei tribunali minori.  Nel settore delle infrastrutture la Commissione individuava debolezze nei meccanismi di selezione degli  investimenti, nell’attività di programmazione e in quelle di monitoraggio e controllo dei lavori.

[…]

Azioni di tipo macroeconomico possono sostenere  l’economia nel breve termine; azioni di tipo microeconomico devono creare condizioni più favorevoli all’attività di impresa e all’offerta di lavoro e ad accrescere la formazione di capitale umano e fisico. Se ben disegnati e ben comunicati, oltre che sospingere la crescita nel lungo periodo, questi interventi possono generare effetti immediati migliorando la fiducia e le aspettative sull’evoluzione dell’economia italiana, innalzando la propensione  a investire e riducendo gli spread sul nostro debito pubblico.

[…]

La ripresa dell’economia richiede servizi pubblici migliori in tutti i comparti e in tutte le aree, una riduzione degli oneri che l’inefficienza degli apparati amministrativi e l’elevata evasione fiscale impongono al sistema produttivo. Misure ad ampio spettro, volte a riportare con decisione la nostra economia su un più elevato ed equilibrato sentiero  di crescita, sono essenziali anche se i loro effetti saranno graduali nel tempo. La loro definizione nell’ambito di un disegno organico, chiaro e credibile potrà generare miglioramenti nella fiducia sulle prospettive della nostra economia, con risultati positivi per gli investimenti e lo stesso onere del debito pubblico.

 

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Rendimax: presentati i dettagli dell’opzione "Interessi posticipati top"

Banca IFIS ha annunciato i dettagli dell’opzione “interessi posticipati top”, che sarà attiva da domani per i depositi a scadenza di Rendimax, come avevamo anticipato qualche giorno fa.

Lo scopo dell’opzione è quello di consentire ai clienti di beneficiare del nuovo regime fiscale a partire dal 1/1/2012 poiché il D.L. 13 agosto 2011 prevede il passaggio dell’aliquota fiscale al 20%. Anticipando gli interessi, andrebbe invece utilizzata l’aliquota in vigora al momento del calcolo, con un danno per i clienti: a titolo esemplificativo, un tasso lordo del 2,5% vuol dire un tasso netto del
2,000% con aliquota 20%, contro un tasso dell’1,825% in caso di aliquota 27%.

Inoltre, Banca IFIS ha annunciato i tassi di interesse che saranno applicati ai depositi vincolati con l’opzione “interessi posticipati top”, che come avevamo anticipato sono più alti di quelli applicati al normale deposito vincolato. Ad esempio, il deposito a 90 giorni con interessi posticipati offre un tasso del 3,34% lordo (anziché 3,15% lordo), per arrivare al deposito a due anni che offre il 4,57% lordo anziché il 4,30% lordo.

 

Scadenza deposito gg Tasso di interesse lordo
interessi posticipati top
90 3,34%
180 3,56%
270 3,72%
365 4,04%
540 4,25%
730 4,57%

 

La liquidazione degli interessi posticipati avverrà secondo il calendario solare con cadenza trimestrale e, per l’ultima liquidazione, alla scadenza del deposito. Il tasso netto dipende dunque da quando viene effettuato il vincolo, e quindi di in che misura si beneficia delle nuove aliquote.

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Alcuni grafici sull’andamento dell’economia italiana

Ci sembra interessante riportare qualche grafico dalla pubblicazione “L’Economia Italiana in Breve”  della Banca d’Italia. In particolare, si tratta dei grafici relativi a produzione industriale e tendenza degli ordini, clima di fiducia dei consumatori, indici dei prezzi al consumo ed alla produzione, aggiornati a luglio 2011.

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La “ricetta” del Premio Nobel Stiglitz per risolvere il problema del debito pubblico

Il problema del debito pubblico è drammaticamente centrale in queste settimane, ed è un problema comune a molti Paesi. Ci sembra allora interessante vedere la “ricetta” che Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001, dà per il problema del debito USA — problema che ha natura certamente diversa da quello italiano, ma resta comunque un elemento di riflessione importante.

Stiglitz innanzi tutto è deciso oppositore delle politiche di “austerità a tutti i costi”, perché da un lato si erogano meno servizi, danneggiando la ripresa, dall’altro lo Stato è una voce importantissima della domanda nazionale: se riduce gli acquisti (di beni / servizi / manodopera) è inevitabili avere ricadute sull’indotto. Il rischio di una politica di austerità non bilanciata correttamente sarebbe quello di aggravare la crisi.

Una caratteristica di questo momento dell’economia USA è la difficoltà in cui si trovano molte famiglie, che non riescono più a pagare il mutuo, con un peso economico anche sui conti delle banche e delle finanziarie che hanno prestato loro il capitale. Finora, secondo Stiglitz, il problema è stato affrontato solo dal punto di vista delle banche (con aiuti di vario tipo), mentre sarebbe il caso di pensare invece a nuovi meccanismi di “fallimento” delle famiglie, consentendo loro di “ristrutturare il debito”, senza perdere l’abitazione, in maniera simile a come un’azienda può ristrutturare il proprio debito ma senza per questo dovere chiudere. Altrimenti, il rischio concreto è quello di trovare una popolazione di senzatetto e di case vuote, una situazione che non è certo sostenibile da nessun punto di vista.

Entrando più nello specifico nel tema del debito, Stiglitz individua quattro punti fondamentali:

  1. Annullare la riduzione alle tasse per i ceti più ricchi, introdotte negli ultimi anni.
  2. Mettere fine agli interventi militari in Afghanistan ed Iraq, che non avrebbero migliorato la sicurezza degli USA ma in compenso stanno costando centinaia — se non migliaia — di miliardi di dollari.
  3. Incrementare l’occupazione. È vero che programmi di stimolo sono difficili da sostenere economicamente in questo momento, ma riportare la gente al lavoro è indispensabile per rilanciare l’economia, permettendo un incremento significativo delle entrate fiscali
  4. Riformare la normativa sull’assistenza sociale. In particolare, sarebbe fondamentale rivedere la norma che consente alle case farmaceutiche di fissare autonomamente il prezzo dei farmaci. Secondo Stiglitz, se il Governo potesse invece negoziare più efficacemente i prezzi, potrebbe avere un risparmio di 1.000 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

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L’indicatore €-coin scende di 23 punti base ad agosto

Come era prevedibile, l’indicatore €-coin (che fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro) ha subito una contrazione ad agosto: si tratta di una discesa molto marcata, andando allo 0,22% (dallo 0,45 di luglio). Bisogna andare indietro di quasi tre anni (settembre 2009) per trovare un valore più basso dell’indicatore. Il valore di €-coin ora compatibile con un tasso di crescita di fondo inferiore all’1% in ragione d’anno.

La diminuzione è dovuta al peggioramento di gran parte degli elementi che vengono monitorati dall’indicatore. Un peso significativo lo hanno avuto gli andamenti azionari, ma è risultato negativo pure il clima di fiducia di imprese e consumatori.

 

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Rendimento BOT: aggiornamento agosto 2011

Aggiorniamo il grafico del rendimento dei BOT (annuali, semestrali e trimestrali). Dopo il picco di luglio, il rendimento dei BOT torna a scendere, pur rimanendo a livelli relativamente elevati se si tiene conto del livello dei tassi di riferimento. La riduzione è ovviamente un segnale del rientro parziale delle preoccupazioni per un possibile default dell’Italia.

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Bitcoin a rischio

I Bitcoin, la moneta digitale “open source” di cui avevamo parlato qualche tempo fa, starebbe incontrando diverse difficoltà. L’idea, infatti, era interessante, ma avevamo qualche dubbio sulla solidità del sistema, oltre al fatto che molta gente era convinta di potere fare soldi stampando (virtualmente) moneta. Già quello che qualcuno etichettava come “successo” dell’operazione Bitcoin — il continuo crescere delle quotazioni — a noi lasciava perplessi, dato che a noi è sempre sembrato più un segnale di speculazione che altro: partendo dal presupposto che le monete hanno lo scopo di agevolare le transazioni, se l’andamento è scollegato da quello dell’insieme di transazioni che rappresentano, la causa più probabile è la speculazione.

A questo problema di base, si sono aggiunti diversi “incidenti” che mettono in dubbio l’affidabilità del sistema: qualche mese fa, un virus aveva “rubato” Bitcoin per 500.000 dollari, violando 60.000 account, successivamente un sito ha cancellato per errore 17.000 Bitcoin, e (più rilevante) uno dei servizi più importante è “sparito”, in quella che sembrava una delle più classiche truffe, ma in realtà la chiusura è stata dovuta ad un attacco hacker che ha fatto emergere come vi fossero errori logici nell’impostazione del software di produzione dei Bitcoin.

Inutile dire che questi incidenti hanno portato ad un crollo delle quotazioni dei Bitcoin, ma soprattutto rischiano di mettere seriamente a rischio il prosieguo di un progetto ambizioso. Forse, fin troppo ambizioso.

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Rendimax: nuova opzione con interessi posticipati, per beneficiare della riduzione delle aliquote

Banca IFIS sta per introdurre la possibilità di richiedere la posticipazione degli interessi per i conti di deposito vincolato con scadenza pari o superiori al 90 giorni. L’opzione (che dovrebbe essere introdotta la prossima settimana) ha lo scopo di consentire di beneficiare della prevista riduzione dell’aliquota fiscale sugli interessi, che dal 1 gennaio 2012 dovrebbe scendere dal 27% al 20%.

Attualmente, Rendimax calcola (e versa) gli interessi in anticipo, al momento del vincolo: questo però vuol dire anche che viene utilizzata l’aliquota in vigore al momento del vincolo, e in questo contesto ciò finisce con l’essere dannoso  per il cliente.

Inoltre, i depositi con interessi posticipati dovrebbero offrire un tasso leggermente maggiorato rispetto alla corrispondente versione con interessi anticipati.

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Brasile indebolito dalla crisi: crescerà “solo” del +3,9%. Ma il problema è il resto del Sudamerica

I paesi del sud America sono una importante realtà tra i Paesi “emergenti”, tra cui il Brasile, che ormai da tempo ha un ruolo importante sull’economia globale. Nonostante la crescita economica record degli scorsi anni, però, ultimamente l’America latina appare in sofferenza. Diminuisce la fiducia dei consumatori, oltre a diminuire la produzione industriale come conseguenza di minori esportazioni attese. E così anche l’occupazione ne risente. Secondo i dati Morningstar, tra il 15 luglio e il 15 agosto l’indice Msci dell’area nell’ultimo mese ha perso l’11,14% (in euro), portando a -21,37% la performance da inizio anno.

A soffrire, più che il Brasile (per cui sono state sì riviste al ribasso le previsioni di crescita, ma si parla comunque di un +3,9% per il 2011), sono Paesi come Messico o Colombia, per il loro strettissimo legame con l’economia USA, che nel caso di questi Paesi è particolarmente evidente, con il rischio di un aggravarsi della situazione economica nell’area.

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Il blocco delle vendite allo scoperto? Può ridurre la liquidità del sistema finanziario ed aggravare la crisi

Come saprete, Belgio, Francia, Italia e Spagna hanno deciso di porre limitazioni allo short selling, accusato di avere causato — o almeno aggravato — i crolli delle borse. Già quando erano state introdotti limitazioni simili in passato, avevamo osservato come lo short selling sia più che altro un comodo capro espiatorio. Una ricerca della conferma i dubbi che molti avevano sull’efficacia delle limitazioni alle vendite allo scoperto.

L’effetto infatti non sarebbe quello di impedire i ribassi, ma piuttosto di rendere meno trasparente il mercato, e soprattutto ha effetti negativi sulla liquidità del sistema, andando in ultima analisi ad aggravare la crisi del settore finanziario. In generale, la valutazione che la ricerca dà dei limiti allo short selling è decisamente negativa: nel migliore dei casi, non avrebbero effetti, nel peggiore, avrebbero effetti negativi.

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L’economia tedesca rallenta. E potrebbe essere un bene.

Le borse oggi hanno sofferto i dati sul PIL tedesco, che nel secondo semestre del 2011 ha avuto una crescita praticamente nulla (+0,1%).

Le difficoltà della Germania potrebbero essere però un fattore salutare per l’economia europea nel suo complesso. Il problema dell’economia europea, infatti, è un problema di governance, più che di solidità dell’economia in sé: l’economia europea non soffre dell’“aver vissuto sistematicamente oltre le proprie possibilità” come molti ritengono abbiano fatto gli USA. Ma senza una guida unitaria, l’economia europea rischia di essere in realtà frenata dalle tensioni interne. Se ci pensate, è un po’ come legare assieme diversi cavalli: se li si guida, possono portare un carro più pesante e andare più veloci, ma se ognuno va per conto suo, si intralciano.

Il fatto che l’economia tedesca sia in difficoltà potrebbe creare quella comunità di intenti che finora è mancata. E ci sembra non sia per nulla un caso se proprio oggi la Merkel, assieme a Sarkozy, faceva la proposta di una sorta di “governo economico per l’Europa”.

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L’Europa rimane attrattiva per gli investimenti stranieri

In un momento in cui si parla praticamente solo di crisi e di come “tagliare” il debito pubblico, è interessante vedere i risultati di un indagine dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi che analizza gli investimenti diretti in Italia ed Europa, cioè la capacità di “attrarre” investitori stranieri.  Essere in grado di attrarre capitali stranieri è fondamentale, ma è una capacità che in Italia è stata poco sviluppata, spesso anche per un equivoco concetto di tutela del “Made In Italy”, dove anziché la qualità o l’occupazione si è spesso cercato di tutelare la proprietà.

Dovrebbe spingere a qualche riflessione il fatto che i settori che attraggono più investimenti in Italia siano quelli delle energie rinnovabili, così come il fatto che l’Italia è una “seconda scelta” in Europa rispetto a Francia o Germania, a causa delle infrastrutture inadeguate e di un contesto istituzionale “instabile”.

[…] evidenzia come tra i settori del Bel Paese  “fortemente attrattivi” per gli investimenti esteri diretti (FDI) ci sia il fotovoltaico, con numerose multinazionali europee ed americane che stanno investendo nel mercato italiano delle energie rinnovabili. Molte le aziende di consulenza legale e finanziaria, con sede soprattutto in UK, che stanno rafforzando la propria presenza nel nostro territorio, mentre operazioni di acquisition caratterizzano il settore delle costruzioni e della grande distribuzione, con l’industria pesante oggetto d’interesse da parte delle grandi multinazionali estere asiatiche. Investimenti previsti anche nel settore dei trasporti, nell’automobilistico, nel chimico farmaceutico ed alberghiero.

Secondo il World Investments Prospects (WIPS), diffuso dalle Nazioni Unite sulla base di sondaggi effettuati su un campione di 236 aziende multinazionali, l’Europa rimane una delle principali mete degli investimenti esteri diretti (FDI) anche per il biennio in corso, malgrado stia crescendo il peso dei paesi emergenti nella capacità di attrarre il flusso di FDI. Nel 2010, infatti, per la prima volta le aree emergenti assorbono oltre la metà dei flussi totali di fondi (52%). Le imprese intervistate si attendono nel biennio 2011-2012 un recupero dell’attività di internazionalizzazione che sarà più forte nel secondo anno.

Ad essere oggetto di delocalizzazione saranno innanzitutto gli uffici vendite, seguiti dalla produzione e dalla logistica. I settori dell’industria che sfruttano meglio i punti di forza delle economie avanzate nel processo produttivo sono per il manifatturiero: il chimico farmaceutico, l’elettronica elettrotecnica, meccanica di precisione; mentre per i servizi: le utilities, i trasporti e i servizi alle imprese. All’interno dell’area euro la Germania e la Francia sono i paesi con il più elevato grado di attrazione. I principali fattori che guidano gli FDI in questi paesi sono: la manodopera specializzata ed i talenti, un contesto istituzionale stabile ed orientato agli affari e la qualità delle infrastrutture.

 

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Almeno non diteci che la crisi economica è arrivata a sorpresa, per favore.

Non si può fare a meno di commentare l’articolo del Corriere in cui il Ministro Tremonti spiega che  “La crisi non era prevedibile”. Perché se c’è una cosa che si può dire del momento economico attuale è che era altamente prevedibile ed atteso, come abbiamo visto più volte in passato. Certo, ci sono “dettagli” che cambiano, come l’abbassamento del rating USA o le preoccupazioni per i conti della Francia, ma si tratta solamente di cambiamenti superficiali, perché il fatto che l’economia USA non fosse in “buone condizioni” era ampiamente noto, così come che la Francia non attraversasse un momento economicamente brillante. Nella sostanza è cambiato ben poco negli ultimi mesi, a livello di scenario economico.

La crisi attuale era ampiamente attesa perché non è mai stata affrontata strutturalmente la crisi iniziata nel 2007/2008, e quella di oggi non è una nuova crisi ma piuttosto la fine dell’effetto “doping” che ha nascosto ma non curato la malattia.

Malattia che nel caso dell’Italia è largamente nota, e cioè la scarsa efficienza e la scarsa crescita, aspetti che la manovra finanziaria non affronta come dovrebbe. Dobbiamo anche aggiungere che la manovra finanziaria peraltro lascia la sensazione di essere un po’ raffazzonata e di essere stata messa in piedi un po’ troppo velocemente: un fatto potenzialmente pericoloso perché per le dimensioni che ha questa manovra sarebbe importante che fosse figlia di un attento ragionamento e riflessione.

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