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Sono molte (ma secondo qualcuno, troppo poche) le polemiche sulla legge “anti-Amazon”, la legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri”, presentata dall’On. Ricardo Franco Levi (del PD, se qualcuno fosse curioso), approvata giovedì scorso dal Senato.

La legge è molto semplice, e dice che il prezzo dei libri è fissato dagli editori, e i rivenditori (anche in caso di commercio elettronico) possono fare uno sconto massimo del 15%, con la possibilità di arrivare in qualche caso al 25%.

L’interrogativo che sorge è abbastanza ovvio: in che modo questo tetto tutela i consumatori? La risposta che viene da dare è semplice: nessuno. La norma è esplicitamente fatta per tutelare i rivenditori.

Lo dice esplicitamente l’editore Giuseppe Laterza: “La legge consente ai rivenditori indipendenti di mettersi al riparo dalla concorrenza selvaggia e dalle massicce campagne di sconto delle grandi catene, dei supermercati e dei siti di vendita online come Amazon”.

In realtà, a nostro parere, la norma non serve neppure a tutelare i rivenditori indipendenti, ma a tutelare i rivenditori inefficienti, che hanno un modello di business vecchio, e che non portano valore aggiunto ai clienti.

Si tratta di un ulteriore esempio del “vizio” italiano di puntare alla protezione dello status quo anziché promuovere uno sviluppo.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

 

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