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Dopo la “grande paura” dei primi giorni della settimana, la Borsa italiana mostra buoni segnali di ripresa, con performance tra le migliori in Europa (ma chiaramente guadagna tanto perché prima ha perso tanto): un risultato che ci sembra confermi quella che era la nostra impressione, e cioè che la speculazione/panico avesse portato a pesanti sottovalutazioni di molti titoli, ed in particolare del settore bancario italiano, più che la promessa di un  “pronto intervento” sui conti pubblici italiani (che comunque rimane importante).

Ora che la borsa non è più la principale preoccupazione, vorremmo spostare l’attenzione su un altro (potenziale) problema, e cioè l’oro. La questione è relativamente semplice: in un momento di incertezza come quello attuale, molti investitori potrebbero essere tentati da una fuga verso l’oro, considerato un bene-rifugio contro la crisi, e questo potrebbe avvenire particolarmente se le borse subissero ulteriori “scossoni”.

Il problema però è che, come abbiamo già sottolineato in passato, non è chiaro se l’oro sia attualmente sopravvalutato o meno. O meglio: dato che la domanda di oro è sempre meno “industriale” e sempre più “speculativa”, il rischio che ci sia sopravvalutazione è concreto. La preoccupazione di alcuni analisti è quindi facilmente comprensibile: dato che si rischia di arrivare ad una situazione in cui “tutti quelli che potevano comprare hanno comprato”, non ci sarebbe da stupirsi se a quel punto qualche grosso investitore decidesse di “uscire”. Con il rischio quindi di innescare un circolo vizioso che potrebbe fare abbassare drasticamente le quotazioni. Con il risultato che investire in oro, anziché aumentare la sicurezza, porterebbe dalla padella nella brace.

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