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Nonostante il recupero di ieri, il “tema del giorno” in ambito economico-finanziario è indubbiamente la condizione dell’Italia. Per quanto le vendite (e quindi i ribassi) non sembra siano attribuibili a speculazione “in senso stretto”, vale la pena di analizzare meglio la situazione dell’Italia, per capire come mai sia diventata “improvvisamente” vulnerabile dalla speculazione. Un articolo del New York Times offre diversi spunti in questo senso.

  • Innanzi tutto, il perché dell’attacco speculativo (e il perché del panico): a finire sotto l’occhio degli investitori, e degli speculatori, sono i paesi con elevato debito pubblico, bassa crescita e governo inefficiente, tre caratteristiche che possono certamente descrivere l’Italia.
  • Pur avendo la stessa premessa, la situazione dell’Italia presenta sostanziali differenze rispetto a Paesi quali Grecia, Spagna o Irlanda. Innanzi tutto perché il sistema bancario è molto più solido: le banche italiani infatti non si sono mai esposte in speculazioni nel settore immobiliare come hanno fatto le banche di molti altri Paesi.
  • Il problema semmai è la bassa crescita, che quindi in prospettiva comporta potenziali difficoltà per i conti pubblici. A parte il concetto (intuitivo) che la crescita è maggiore allora ci sono anche maggiori guadagni e quindi più tasse (più ingressi per lo Stato), non va trascurato che per ridurre il rapporto tra debito e PIL c’è una ulteriore strada oltre a quella di diminuire il debito: aumentare il PIL.
  • In questo contesto, pesa il fatto che il grosso debito dell’Italia comporta una grossa mole di interessi da pagare sul debito stesso. E quindi un aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico possono pesare sulle casse dello Stato — innescando un circolo vizioso perché questo aumenterebbe il rischio legato ai conti dello Stato e quindi spingerebbe al rialzo i tassi di interesse.
  • Il “peso” del debito Italiano però è tale che qualche analista commenta: “non sarebbe più un effetto domino, ma somiglierebbe di più ad un mattone lanciato in un negozio di cristalli”. Perché secondo le stime di Barclay Capital, le banche europee hanno una potenziale esposizione verso l’Italia di 998,7 miliardi di Euro, principalmente da parte di soggetti francesi (secondo altre stime, l’importo sarebbe vicino al 20% del PIL francese), tedeschi ed inglesi. Le banche americane sono invece esposte per una cifra intorno a 269 miliardi di euro, con l’Italia che è il Paese dell’eurozona verso il quale le banche americane hanno l’esposizione più alta. Un’idea che non deve certo fare semplicisticamente contare sul fatto che l’Italia sia “troppo grande per fallire”, ma spiega perché l’Italia fino ad oggi non è stata oggetto di attacchi speculativi massicci.

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