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Ieri abbiamo accennato al momento critico che sta attraversando l’Europa, economicamente parlando. Alcuni lettori ci hanno chiesto di approfondire la questione “economia italiana”, dato che “ci riguarda direttamente”. Dobbiamo partire da una premessa però, e cioè che l’economia Italiana e quella europea non sono “due cose diverse”. Tanto più che l’Italia soffre, più di altri paesi, del fatto che i paesi emergenti sono sempre stati considerati “concorrenti nella produzione” anziché potenziali mercati di sbocco.

Fatta questa doverosa precisazione, come accennavamo i mercati sono preoccupati soprattutto per l’incertezza della soluzione politica e i dubbi sulla solidità reale del Governo,. Queste incertezze politiche si riflettono inevitabilmente sotto forma di dubbi sulla capacità di prendere iniziative per favorire la crescita e contenere il debito pubblico, così come di dare risposte rapido in caso ci fosse un rischio di “contagio” della crisi greca. Abbiamo citato qualche giorno fa l’intervento del DG di Bankitalia Saccomanni che evidenziava come crescita e riduzione del deficit si possano ottenere assieme solo attraverso una razionalizzazione della spesa pubblica: scegliere cosa tagliare e cosa no però richiede da un lato una strategia economica di medio periodo, dall’altro l’autorevolezza per “imporre” decisioni impegnative.

Nonostante lo scenario non del tutto positivo, è importante sottolineare che la domanda di obbligazioni italiane non è stata influenzata particolarmente dal cambio di outlook apportato qualche tempo fa da Standard&Poor’s. La spiegazione di ciò sta anche nel fatto che rispetto alla maggior parte degli altri Paesi una parte molto rilevante del debito è in mano a investitori “domestici” (il 53,7% — per un raffronto con altri paesi che hanno subito un cambio di outlook, questa percentuale è il 21% per la Grecia e il 25,5% per il Portogallo), che sono forse meno sensibili degli investitori internazionali alle valutazioni delle agenzie di rating, riducendo così la volatilità dei Titoli di Stato, e riducendo le tensioni che possono aggravare la situazione dei conti pubblici.

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