Quali alternative all’innalzamento dell’età pensionabile?

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È tornato in primo piano il tema dell’innalzamento dell’età pensionabile, sul quale ci sono (comprensibili) resistenze da parte di chi invece vorrebbe che il limite rimanesse immutato. Eppure la domanda che viene da farsi è se ci possano essere alternative all’innalzamento dell’età. Non tanto e soltanto “per fare tornare i conti”, ma per un problema strettamente demografico legato al fatto che l’aspettativa di vita è in continuo aumento — peraltro, l’Italia è il terzo paese al mondo per aspettativa di vita, dopo Andorra e Giappone.

Per un nato nel 1930 (quindi pensionato tra gli anni ‘80 e ‘90) l’aspettativa di vita era di 54 anni, e questo valore è andato a crescere in modo costante: un nato nel 1960 ha un’aspettativa di vita di 69,1 anni, e un nato nel 2009 di 81,4 anni.

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Aggiungiamo anche un altro dato: in Italia nel 2010 la speranza di vita a 65 anni (cioè il numero di anni di aspettativa media di vita per una persona che nel 2010 aveva 65 anni), è di 18,3 per gli uomini e 21,9 per le donne.

È intuitivo che questo aumento della durata della vita ha come effetto collaterale l’allungarsi del tempo in cui uno è in pensione, cui si aggiunge anche la diminuzione relativa dei lavoratori, rispetto al totale dei pensionati, e quindi la domanda diventa inevitabilmente come possa essere sostenibile il sistema pensionistico senza una revisione.

Non basta, secondo noi, dire “no” all’aumento dell’età pensionabile, ma serve proporre soluzioni concrete perché il sistema sia sostenibile (aumentare i contributi), altrimenti il rischio è quello solo di continuare a passare il cerino acceso alle “generazioni” future (virgolettiamo perché non stiamo parlando di chi andrà in pensione tra 20 anni, ma ben prima…). Sperando che siano soluzioni diverse da quella, provocatoria, propostaci da un lettore via mail:

Cari amici di banknoise.com,

[…] Per quanto riguarda il problema delle pensioni in Italia, la soluzione è semplice: incentivare il fumo! I fumatori hanno una vita media più breve, quindi stanno in pensione meno tempo. Poi spendono un sacco di soldi in sigarette, su cui ci sono un sacco di tasse, che alla fine costituiscono un buon ingresso per le casse dello Stato. Certo, si può dire che ci sono dei costi sanitari perché poi i fumatori si ammalano, ma questo è colpa del fatto che i fumatori sono troppo pochi. Se fossero di più, ci potrebbero essere delle economie di scala nelle cure.

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