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Lunedì scorso, il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, è intervenuta al Convegno “Compliance AICOM– DEXIA Crediop SpA” trattando un tema molto importante: la trasparenza del settore bancario. Ed in particolare se la trasparenza sia una  tutela formale o reale del cliente. Ci sembra interessante riportare alcuni passaggi dell’intervento.

Il rischio che la trasparenza diventi una formalità burocratica, anziché un approccio organizzativo è infatti concreto. Il rischio è facilmente intuibile: se la trasparenza diventa solo una questione formale, cessa sostanzialmente di essere tale.

[…] Nella visione della Banca d’Italia la risposta non può che essere una: la tutela deve essere reale.

C’è tuttavia il rischio che la trasparenza e, più in generale, la tutela della clientela siano percepite dagli intermediari come un mero adempimento di obblighi normativi e non, invece, come fattori cruciali per assicurare una gestione aziendale sana e prudente e un sistema finanziario solido, capace di sostenere la crescita economica.

Prodotti trasparenti e correttamente collocati, che riflettano le esigenze e la propensione al rischio dei clienti, non sono solo un beneficio per questi ultimi; lo sono anche per le banche, per il sistema finanziario e per l’economia nel suo complesso. E’ questo uno degli insegnamenti che si possono trarre dalla crisi finanziaria.

Un aspetto però va sottolineato subito: la trasparenza non è un beneficio solo per il cliente, ma anche per la banca stessa.

[…] La trasparenza è un valore in tutte le relazioni: tra persone, tra imprese, tra istituzioni, nei rapporti tra privati e poteri pubblici. Nei rapporti economici la trasparenza verso il cliente costituisce un fattore di successo per qualsiasi impresa; per le banche è cruciale, perché alimenta quella fiducia che è il fondamento stesso dell’attività bancaria.

[…] E’ inoltre risultato evidente che correttezza, fiducia e reputazione influenzano non solo la qualità dell’attivo degli intermediari ma anche la loro capacità di raccogliere fondi sui mercati, e quindi il rischio di liquidità. Non è un caso che gli intermediari che hanno saputo costruire nel tempo una solida base di raccolta al dettaglio hanno retto alla crisi meglio di altri, proprio grazie alla fiducia che hanno saputo conquistarsi attraverso relazioni corrette e trasparenti con la clientela.

Il tema della trasparenza non può non accompagnarsi a quello della capacità dei consumatori di comprensione almeno di base dei più significativi temi di “finanza personale”. Informazioni chiare e precise servono solo se chi le riceve è in grado di interpretarle.

Tra il 2004 e il 2010 il rapporto fra debito e reddito disponibile delle famiglie italiane, sebbene ancora inferiore alla media dell’area dell’euro, è cresciuto di quasi 21 punti percentuali, al 66 per cento. L’incremento ha riguardato tutte le forme di prestito, ma il livello storicamente basso dei tassi di interesse ha favorito soprattutto la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Gran parte dei nuovi mutui, più che nell’area dell’euro, è stata erogata a tasso variabile. Alcuni contratti consentono di limitare la crescita della rata. Ma i rischi derivanti da un possibile rialzo dei tassi di interesse non sono trascurabili, e i mutuatari non sempre ne sono consapevoli: in base ai dati dell’Indagine condotta dalla Banca d’Italia sui Bilanci delle Famiglie, un quinto dei nuclei familiari con un mutuo non è in grado di valutare adeguatamente il rischio di tasso assunto.

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