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La quotazione in borsa di LinkedIn, il portale “social” professionale, ha avuto un successo enorme, tanto che fatto venire a molti il dubbio che si stia creando una nuova bolla speculativa legata ai titoli del mondo Internet. La società è arrivata sul mercato azionario mercoledì 18 maggio al prezzo di 45 dollari e già il giorno seguente è stata trattata a 90 dollari. Un valore elevatissimo, tanto più se si considera che la stima di fair value di Morningstar era di 27 dollari, molto inferiore alle quotazioni raggiunte. Non è peraltro l’unica valutazione “record” di questi giorni, dato che va anche ricordato l’acquisto di Skype da parte di Micrsoft, che ha sborsato ben 8,5 miliardi di dollari, sollevando qualche perplessità (anche se in questo caso ci sono molti più analisti che concordano con il prezzo pagato).

Armando Carcaterra, Direttore Generale di Anima Sgr, analizza la questione.

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D1. Da pochi giorni si è quotata in Borsa Linkedin. Come è andato il collocamento?

È stato un successo straordinario. Linkedin è probabilmente il più famoso social network dei professionisti, una piattaforma virtuale che consente la condivisione istantanea di contenuti e quant’altro tra utenti.

Il titolo ha chiuso la prima giornata di contrattazioni in Borsa con un guadagno di oltre il 100% (a 94$), un exploit che ha fatto salire l’interesse per il possibile collocamento di società simili, da Facebook a Twitter. Ma che ha anche evocato l’ombra funesta di una nuova bolla dei titoli internet.

Linkedin, Facebook e Twitter sono i capostipiti del web 2.0, cioè delle applicazioni internet di seconda generazione che devono il loro successo alla propria capacità di espansione virale e di creare un effetto rete. La partecipazione degli utenti è trascinata dall’adesione di amici, parenti, colleghi e conoscenti, ciascuno dei quali, a sua volta, porta poi in dote la propria personale rete di legami: la progressione è esponenziale. Secondo le stime, Linkedin ha oggi più di 100 milioni di utenti nel mondo, Twitter circa 200 milioni e Facebook addirittura 600 milioni!

Di fronte a numeri così sterminati si diffonde per le imprese internet anche l’aspettativa di profitti altrettanto imponenti.

D2. Ma abbiamo già avuto un precedente, come è andata a finire?

È vero, tra il 1995-2000, la narrativa corrente del web 1.0 era che la rivoluzione digitale avrebbe cambiato il capitalismo, diffondendo a tutti l’accesso all’informazione e azzerando i costi di produzione. Oggi si crede che il web 2.0 segnerà la convergenza tra internet, telefonia e televisione abbattendo tutti i confini tecnologici; che la connettività a basso costo è alla portata di tutti, che la globalizzazione ha aperto la porta di nuovi immensi mercati e che i social network come Facebook e Linkedin saranno il veicolo per la nascita di milioni di altre nuove imprese che possono sfruttarle per raggiungere quei mercati senza doversi fare carico dell’onere degli investimenti necessari.

Negli anni ’90 però su queste stupefacenti potenzialità di crescita sono stati però costruiti miti pericolosi. È vero che la rivoluzione digitale ha cambiato il capitalismo, le abitudini private e la nostra capacità di lavoro, ma non è vero che questi progressi hanno premiato indistintamente tutti i protagonisti nella stessa misura. La rivoluzione ha lasciato sul campo anche tantissime vittime.

Quando le bolle speculative si gonfiano non ci si fanno troppe domande o comunque ci si accontenta di risposte incomplete. Ci sono però domande che perfino nell’ebbrezza delle bolle non bisognerebbe smettere di porsi: da dove verranno i ricavi e gli utili dell’azienda? E soprattutto: il prezzo del titolo oggi è compatibile con le prospettive della loro crescita futura?

Prendiamo Linkedin. Alla chiusura del primo giorno di collocamento la sua capitalizzazione, cioè il prezzo di una azione moltiplicato per il numero di azioni in circolazione, era circa 35 volte più elevato dei suoi ricavi per azione e circa 600 volte più alto del suo utile netto. Per fare un paragone, Google ha un rapporto tra prezzi e ricavi di 6 (contro 35) ed un rapporto tra prezzo ed utili di 16 (contro 600). Non è naturale, di fronte a multipli così anomali, porsi qualche interrogativo?

Questi valori di Linkedin implicano che, per i prossimi anni, la società riesca a crescere a velocità vorticosa: perché il prezzo attuale risulti congruo, è necessario che – almeno per i prossimi 5 anni – i ricavi di Linkedin aumentino del 50% ogni anno rispetto al precedente.

Vi sentireste di accettare una scommessa così azzardata?

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