Grecia tra default e riprofilazione del debito: differenze semantiche nel fallimento

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La Grecia rimane in difficoltà finanziarie, generando preoccupazioni in tutta Europa. L’intervento a salvataggio della Grecia non è facile, perché chiaramente si pone il problema dei costi che ciò comporta, e quindi anche su questo “prestito di salvataggio” si pretendono garanzie che però la Grecia fatica a dare.  Armando Carcaterra di Anima SGR ripercorre come siamo arrivati alla situazione attuale, e quali siano le prospettive. Val la pena una piccola nota a margine sul tema del contagio: infatti i paesi che detengono la maggior parte dei Titoli di Stato greci — quelli perderebbero di più da un eventuale default — non sono i PIIGS, ma Francia, Germania e Regno Unito…


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D1. Ad un anno da primo terremoto finanziario in Grecia, com’è la situazione?

Da qualche mese si discute di nuovo in Europa di ulteriori finanziamenti per salvare la Grecia dalla bancarotta. Questa volta però la parola d’ordine del governo tedesco è che il debito greco deve essere “riprofilato” (un modo un po’ ipocrita per dire che bisogna gestirne il “fallimento”). Le parole “default” o “ristrutturazione” non sono però state usate. La semantica questa volta non è una questione estetica o di buon gusto, ma nasconde un problema assai serio.

Nel maggio 2010, pur dopo molti mesi di indecisioni, i governi europei sembravano esser riusciti a mettere a punto un credibile meccanismo di aiuto della Grecia, rimpolpato anche dal contributo del Fondo Monetario internazionale, che arrivava a 110 miliardi di euro. Il prestito avrebbe dovuto consentire alla Grecia di finanziarsi per 3 anni senza ricorrere al mercato. Poi, dal 2013, una nuova agenzia per il sostegno dei paesi europei in difficoltà, battezzata ESM (European Stability Mechanism), avrebbe proseguito nel lavoro, emettendo proprie obbligazioni garantite dai governi europei ed erogando nuovi prestiti. In cambio la Grecia si era impegnata in un severo programma di austerità, fatto di consistenti tagli del deficit pubblico, di riduzioni di salari e stipendi, di riforme strutturali e di liberalizzazioni.

 

 

D2. Tuttavia, la situazione non si è risolta. Come mai?

Un anno fa, la scommessa dei governi era che i mercati avrebbero premiato questi sforzi, richiedendo tassi d’interesse più bassi sui titoli del debito greco, agevolando l’aggiustamento dei suoi conti pubblici. Ma così non è stato. Nonostante il governo greco abbia in gran parte mantenuto le promesse, i mercati non si sono mai pienamente convinti ed hanno continuato a richiedere “premi al rischio” molto elevati.

A fronte dello scetticismo dei mercati, il governo greco, ha così collocato i propri titoli presso le banche (soprattutto greche, ma anche tedesche) le quali, a loro volta, hanno dovuto farsi finanziare dalla Banca Centrale Europea. Inoltre, per stabilizzare i mercati, la BCE stessa ha acquistato molti titoli greci sul mercato aperto.

Il “default”, secondo molti osservatori oggi più probabile, significherebbe rimborsare i titoli in circolazione ad un valore più basso, ad esempio pagare 50 euro titoli che nominalmente ne valgono 100. Il “default” imporrebbe perdite molto rilevanti ai detentori dei titoli che, come abbiamo detto, questa volta sono principalmente banche greche, banche tedesche e la BCE.

Non solo: se i titoli greci divenissero “carta straccia” (ovvero raggiungessero un “rating” troppo basso), la BCE non potrebbe più accettarli in garanzia a fronte dei suoi rifinanziamenti a basso costo alle banche greche e tedesche, che rimarrebbero così senza liquidità.

A questo scenario si aggiunge anche la non remota possibilità di un contagio ad altri paesi in condizioni finanziarie precarie (Portogallo, Irlanda e addirittura Spagna). E una nuova crisi finanziaria sistemica in Europa, metterebbe a rischio la stessa tenuta della Moneta Unica

 

D3. Qual è allora la via d’uscita?

Il governo tedesco vorrebbe “riprofilare” il debito, cioè allungare la scadenza dei titoli: i titoli a 3 anni verrebbero portati a 5, quelli a 5 a 7 e così via. La BCE si oppone alla proposta tedesca, in quanto allungare forzosamente la scadenza dei titoli riduce il valore attuale e genera forti perdite per i detentori.

La questione sta per approdare nei prossimi giorni al Consiglio dei Ministri delle Finanze europei (il c.d. Eurogruppo). L'”escamotage” potrebbe essere che l’allungamento delle scadenze dei titoli greci sia “volontario”, cioè deciso dalle medesime banche detentrici dei titoli. Secondo i tedeschi, se fosse volontario anziché forzoso il rating potrebbe rimanere invariato e la BCE potrebbe continuare a rifinanziare la banche.

Come giustamente è stato scritto sul Sole 24 ore di qualche giorno fa,”la capacità tedesca di complicare le vicende della crisi europea ha ormai raggiunto vette inesplorate”.

L’importante è che la soluzione si trovi e presto. È l’incertezza il nemico peggiore dei mercati.