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Ieri si è aperto il convegno organizzato da ABI su Basilea 3, che è stato l’occasione in cui l’Associazione Bancaria Italiana ha lanciato di nuovo il suo allarme sulle nuove regole imposte per le banche dalla normativa “Basilea 3”.

Basilea 3 in sintesi

– innalzamento della qualità del capitale regolamentare per aumentare la capacità delle banche di assorbire le perdite;
– fissazione di più elevati requisiti patrimoniali, il capitale minimo passa dall’8% al 10,5%;
– creazione di buffer anticiclici, risorse patrimoniali in eccesso nelle fasi cicliche espansive a cui poter attingere nei periodi di tensione;
– introduzione di un indice di leva finanziaria (leverage ratio), per contenerne l’indebitamento;
– estensione della copertura dei rischi, in particolare per le attività di trading, le cartolarizzazioni, le esposizioni a veicoli fuori bilancio e al rischio di controparte connesso a strumenti derivati;
– introduzione di due standard globali minimi di liquidità, costituiti dal liquidity coverage ratio focalizzato sul breve periodo e dal net stable funding ratio, indicatore strutturale di più lungo periodo
.

Il timore però è che si crei un’eccessiva rigidità nel credito, che potrebbe finire con il penalizzare le Piccole e Medie Imprese.

Regole sì, ma in sintonia con le esigenze dell’economia reale. Lo chiede l’industria bancaria e lo chiedono anche le imprese. Sono maturi i tempi per un impegno comune per far sì che l’applicazione di Basilea3 sia conforme alla struttura produttiva nazionale ed europea perché così com’è formulata oggi, rischia di provocare penalizzazioni per il sistema produttivo nazionale, già messo a dura prova dalla crisi”.  [Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI]

Per affrontare il problema, le banche e le imprese italiane hanno proposto l’introduzione di un fattore correttivo, il “PMI Supporting Factor”, da appllicare al calcolo del rischio di credito (associato al comparto PMI delle banche) per compensare l’incremento quantitativo del requisito patrimoniale minimo richiesto dalla direttiva ed evitare, così, il rischio di un restringimento del credito. La proposta nasce anche dalla volontà di correggere una regolamentazione che secondo molti è troppo pensata per le imprese USA e poco per quelle europee:

[…] potrebbe avere un effetto negativo rilevante sulla velocità di ripresa dell’economia, con un diverso impatto tra Europa e Stati Uniti a causa della diversa dipendenza dal credito bancario da parte delle imprese. In particolare, l’impatto sarebbe più significativo per le PMI europee che dipendono in misura maggiore dal credito bancario. Secondo stime dell’ABI, il credito bancario erogato alle imprese, in percentuale del totale, ammonta a circa il 74% nell’Area Euro contro il 24% circa negli Stati Uniti.

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