Tetto alle rate dei mutui per le famiglie più deboli. Ma perché non guidarle verso il tasso fisso?

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Il cosiddetto “Decreto Sviluppo” introduce, tra l’altro, un meccanismo di tetto massimo del tasso del mutuo:

Le misure per scongiurare il prevedibile rincaro delle rate dei mutui a tasso variabile riguarderanno solo le famiglie più deboli, quelle con un «Isee» (indicatore del reddito fornito dall’Inps) non superiore a 30 mila euro, ed i mutui di valore non superiore ai 150 mila euro. Il decreto prevede che, su richiesta del contraente, sia posto un tetto massimo («cap») al tasso variabile del mutuo, che sarebbe assistito da una forma di garanzia pubblica. [da Corriere.it]

Un’iniziativa apprezzabile… fino ad un certo punto. Perché (come abbiamo già sottolineato più e più volte), i mutui a tasso variabile contengono un elemento di rischio, che è proprio la variabilità. È giusto che uno scommetta e poi se perde vengano accollati i costi alla collettività? A nostro parere no, perché si genera una situazione che alla fine genera squilibri, anche pesanti.

Certo, è vero che molte famiglie — specie le più deboli — non siano consapevoli di che cosa stanno sottoscrivendo: ma allora sarebbe più sensato pensare delle agevolazioni per passare a mutui a tasso fisso, molto più adatti alle famiglie “deboli”.

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