Solidità delle banche, botti piene e mogli ubriache

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ABI ha rilasciato qualche giorno fa un comunicato che esprime tutte le preoccupazioni sull’implementazione delle nuove regole di “Basilea 3”.

“Timori e valutazioni condivise hanno portato ABI, Alleanza delle Cooperative, Confindustria e Rete Imprese Italia, a chiedere un confronto aperto a livello europeo sui rischi legati all’implementazione dei requisiti di rafforzamento patrimoniale previsti da Basilea3”. Così il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, ha commentato l’incontro con il Vicepresidente della Commissione Ue, Responsabile per l’industria, Antonio Tajani, riportato oggi da un quotidiano.

“Le banche italiane in questa azione sono fortemente vicine anche a quelle imprese, associate a Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative, che insieme con le aziende di Confindustria porteranno avanti la richiesta di calibrare la normativa, tenendo in considerazione la specificità del sistema produttivo nazionale. Tutto ciò per non rischiare ulteriori difficoltà nell’attività di erogazione del credito penalizzando, così, le Pmi italiane che rappresentano l’ossatura fondamentale della nostra economia”.

La questione della solidità delle banche è infatti interessante, perché (come abbiamo più volte sottolineato) banche più solide vuol dire banche che prestano meno, e a condizioni più severe. Non ci sono vie d’uscita alternative, e bisogna rassegnarsi al fatto che una ricerca di maggiore solidità vuol dire compiere qualche sacrificio nel breve termine, per favorire il medio-lungo termine. Sono corrette le osservazioni di ABI, che chiedono di tenere conto delle peculiarità del sistema economico italiano (anche se rimane la domanda: si tratta di peculiarità, o di limiti?), ma non bisogna dimenticare che la lezione della crisi finanziaria è stata che non si può sacrificare il lungo termine a favore del breve termine, come è stato spesso fatto in modo quasi sistematico negli anni passati.

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