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La notizia finanziaria della giornata di ieri è indubbiamente l’outlook negativo di S&P sul debito USA. Non è — sottolineiamolo subito —  un dramma: gli USA hanno ora lo stesso identico rating della Gran Bretagna. Certo però uno shock per chi è convinto che gli USA siano ancora l’unico motore dell’economia mondiale.

Ci sono diverse osservazioni da fare su questo taglio del rating, per certi versi in contrasto tra loro. La prima è che è vero che le agenzie di rating hanno colpe gravi se l’economia USA si trova nella situazione in cui è oggi. Se non avessero, per conflitti di interesse, fatto passare per titoli sicurissimi cose che erano poco più che spazzatura, gli effetti della famigerata “crisi dei mutui subprime” sarebbero stati molto più limitati, tanto che sono state molte le proposte di riforma delle agenzie di rating o di introduzione di sistemi di rating alternativi.

Ma questo è un altro discorso,  e non può essere usato come scusa per nascondere il fatto che l’economia USA non è solida come si vorrebbe. Perché il fatto che l’economia americana abbia diversi punti deboli è cosa ormai ben nota, che abbiamo avuto modo di esaminare in molteplici occasioni.

La questione somiglia in questo caso all’adagio di Wall Street ricordato da Barry Ritholtz nel suo blog a proposito delle analisi: quando le cose vanno bene, nessuno pensa di averne bisogno, quando le cose vanno male, nessuno le vuole sentire. Che però sottolinea anche come un ‘guru’ dei titoli di stato come Bill Gross di PIMCO abbia “abbandonato” quelli USA da qualche settimana, perché li considera meno affidabili del dovuto.

L’ultima nota è la questione del “tetto del debito” USA: infatti, c’è chi sottolinea la legge USA prevede che non sia possibile contrarre debito pubblico oltre una certa soglia, attualmente fissata a 14.294 miliardi di dollari. Oltre quella soglia, in teoria, dovrebbe essere dichiarato default. Uno scenario improbabile, per quanto la soglia in realtà non sia stata ancora sforata solo per un soffio (il debito totale, all’ultima asta di titoli di stato era 14.305 miliardi di dollari, 11 miliardi sopra la soglia, ma comprende circa 52 miliardi non soggetti al calcolo nella soglia), dato che è molto più verosimile che la soglia sia ulteriormente innalzata, cosa già avvenuta ad esempio nel 2009.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

 

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