NIMBY, ovvero la cultura della protesta a prescindere

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Nei giorni scorsi è stato pubblicato il rapporto del “Nimby Forum”, che studia le proteste delle comunità locali contro le “nuove opere”. Anche Il Corriere della Sera e La Repubblica, tra gli altri, ne anno parlato, in quanto emerge un quadro interessante (anche se desolante sarebbe il termine più corretto). “Nimby” sta per “Not In My BackYard”, non nel mio giardino, un atteggiamento sempre più diffuso che però a noi francamente sembra tenda a sfociare nell’incapacità di vivere in una collettività.

Infatti, le nuove opere sembrano essere contestate per principio, e non in base al livello di inquinamento o ad altri fattori che possano essere considerati “significativi”. Tanto più che la contestazione spesso avviene senza sapere che cosa si sta contestando, confondendo, ad esempio, gli impianti a biomassa con gli inceneritori. Il problema appare quindi una ignoranza diffusa, spesso cavalcata dai politici locali per guadagnare consensi.

Come abbiamo sottolineato più volte in più contesti, le contestazioni fondate sull’ignoranza nel migliore dei casi non portano da nessuna parte, nel peggiore fanno danni, come in questo caso, dove ad essere “frenate” sono le centrali ad “energia pulita”.  Tanto più che le centrali che utilizzano fonti rinnovabili tendono solitamente ad essere più piccole (e quindi, più numerose) di quelle “tradizionali”, aumentando ulteriormente le occasioni di contestazione.

Ma la “sindrome Nimby” non è solo ignoranza, ma anche l’idea che certe cose vanno bene, ma che deve farsene carico qualcun altro. L’esempio che ci viene in mente è quello dei ripetitori per la telefonia, di frequente fortemente contestati. Cosa legittima, di per sé, solo che a noi ha sempre lasciato perplessi vedere partecipare alla contestazione contro le antenne persone che avevano due o tre cellulari e si lamentavano che non avevano campo…

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