La stabilità monetaria è una “questione di fiducia”?

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Ieri il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto all’inaugurazione della Mostra “La moneta dell’Italia unita: dalla lira all’euro”. Alcuni passaggi del suo intervento sono interessanti in quanto toccano il tema di “cosa sia la moneta”, una questione non certo secondaria per comprendere le dinamiche economiche.

Oggi si ha ragione di ritenere  che la stabilità della moneta e dei  prezzi sia legata alle aspettative degli operatori. Queste si formano sulla  base di elementi come: la chiarezza e la certezza delle regole di creazione  della moneta; l’affidabilità e la credibilità delle istituzioni che la  governano. L’affermazione di una cultura della stabilità monetaria è  cruciale per rendere virtuoso questo circuito.

Luigi Einaudi riteneva che la moneta fosse un contratto fra gli agenti  economici e che la sua stabilità andasse costruita anche educando questi  ultimi. Da giovane economista, nel 1905, volle curare la traduzione in  italiano di Lombard Street di Walter Bagehot , testo classico della cultura  anglosassone della stabilità monetaria, certo della  sua efficacia formativa  anche per  l’opinione pubblica. Da Governatore inventò lo strumento delle  Considerazioni Finali per parlare agli italiani, non solo agli specialisti. Di  fronte alla via perniciosa dell’inflazione, nel 1947 rivendicò al vertice della  Banca d’Italia il dovere e il privilegio di gettare “un grido di allarme”, ma  nello stesso tempo di “gridare alto la certezza che (…) quella via noi non la  percorreremo”.

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Non più centrata sulla quantità di metallo prezioso disponibile nel  sistema, la stabilità monetaria è affidata alla credibilità e alla sapienza  tecnica delle banche centrali; ma queste nulla possono se  il valore della  stabilità non si sedimenta nella coscienza collettiva.

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