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Un nuovo appuntamento con gli editoriali di Anima SGR. Questa volta si parla di un tema spesso dato per scontato (ma per molti molto meno chiaro di quel che dovrebbe), e cioè cosa siano i mercati.

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Cosa sono i mercati?

Spesso si tende a “personificare” il mercato: “il mercato pensa che…” oppure “il mercato si aspetta che..” o, addirittura, “il mercato dice che…”. Tutti sappiamo cosa si intende con tali espressioni e sappiamo anche che il mercato è un’entità “impersonale” che non esiste come soggetto definito. Tuttavia la nozione di mercato è tutt’altro che astratta e, nelle espressioni che lo identificano come “persona”, non c’è soltanto una comodità di espressione, ma c’è anche molta verità sostanziale.

In inglese, del resto, il termine mercato ha due corrispettivi: quello di market e quello di Exchange.

Il market è un mercato figurativo, un’entità astratta in cui si esprimono molteplici volontà individuali di vendita e di acquisto che, alla fine, trovano sempre un punto di equilibrio comune: il prezzo. È come il concetto di orchestra o quello di coro: sono tanti strumenti e tante voci diverse, ma il risultato è un’unica melodia.

Con exchange si intendono invece i mercati regolamentati, che hanno il ruolo del direttore d’orchestra: assicurare che i prezzi si formino in maniera armonica e gli scambi si concludano in modo regolare, senza stecche o dissonanze, attraverso procedure complesse e comportamenti rigorosi. Ogni mercato regolamentato è, a tutti gli effetti, una vera e propria azienda. Le società di gestione dei mercati come Borsa Italiana o  il New York stock Exchange, sono società per azioni quotate sugli stessi mercati che esse amministrano. I loro azionisti si aspettano profitti e dividendi e il valore delle loro azioni dipende dalle prospettive reddituali e dalla crescita del business: quello di attrarre il maggior volume di scambi possibile. Le borse, infatti, guadagnano sulle commissioni che gli operatori pagano su ciascuna operazione di scambio e sulle commissioni che ciascun emittente paga per quotare i propri titoli. Quanto più sono gli strumenti quotati e gli scambi, tanto più le borse guadagnano.

Come va il mercato dei mercati?

Fino al 2007, in Italia (come anche in molti altri paesi) era obbligatorio operare solo attraverso la borsa nazionale, e questo garantiva un monopolio che difendeva la redditività delle Borse. Dal 2007, però, con l’entrata in vigore delle Direttiva europea MIFID, la concentrazione obbligatoria degli scambi in borsa è stata abolita e le borse in tutto il mondo sono rimaste esposte al vento di una crescente concorrenza, alimentata dalle borse degli altri paesi, ma anche da nuove borse private, le Multilateral Trading Facilities.

Per difendersi le borse mondiali hanno cominciato a fondersi tra loro per raggiungere dimensioni sempre più grandi. La Borsa Italiana, per esempio, dopo la fusione con il London stock Exchange nel 2007 nelle scorse settimane ha annunciato una nuova fusione, questa volta con la borsa canadese (TMX).

La speranza, fondata, è che la concentrazione porti a maggiore efficienza, una più vasta gamma di strumenti trattati e una migliore liquidità degli scambi, con effetti positivi per l’intero sistema finanziario.

 

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