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Ieri il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Ignazio Visco è intervenuto alle commissioni riunite di Camera e Senato sul Documento di Economia e Finanza 2011. La valutazione appare “mista”, nel senso che da un lato viene riconosciuto che i conti pubblici italiani stanno nonostante tutto andando meglio del previsto, ma il piano di consolidamento dei conti pubblici è giudicato “ambizioso”, che a noi suona come un modo elegante per dire che difficilmente potrà essere messo in atto senza effetti collaterali.

Le questioni sul tavolo ci sembra siano soprattutto due:

  • “Contenere la spesa” e “tagliare” non sono sinonimi, anche se spesso sono usati come tali (e vengono spesso confusi). La questione non può semplicemente essere quella di “spendere meno”, ma “spendere meglio”, come abbiamo sottolineato più volte.
  • Questo perché rimane fondamentale promuovere ed incentivare la crescita, frenata da una serie di difficoltà strutturali ma anche da una carenza di risorse dedicate all’“innovazione”, intesa in senso ampio. Misure che favoriscano realmente la crescita, oltre a portare benefici a medio-lungo termine, favorisce conti pubblici più solidi: per pareggiare il bilancio non c’è solo la strada di “spendere meno”, c’è anche quella di “guadagnare di più”.

 

I risultati del 2010 sono incoraggianti: il deficit è risultato inferiore all’obiettivo; la spesa primaria corrente, in forte rallentamento, è cresciuta leggermente meno dell’indice dei prezzi al consumo. Il  miglioramento dell’avanzo primario è tuttavia dovuto alla flessione della spesa in conto capitale, mentre  la pressione fiscale è rimasta su un livello elevato.

L’andamento dei conti pubblici nei primi mesi del 2011 appare sostanzialmente coerente con l’obiettivo  indicato per l’indebitamento netto.

La conferma del rientro del disavanzo al di sotto del 3 per cento nel 2012 e l’accelerazione del  riequilibrio dei conti nel biennio 2013-14, mirando al conseguimento di un sostanziale pareggio di  bilancio in quest’ultimo anno, sono impegni importanti. Determineranno una rapida flessione del peso  del debito consentendo di ottemperare alle regole europee. Rendono evidente ai mercati la  determinazione del nostro paese a muovere risolutamente in tale direzione.

Il piano di consolidamento delle finanze pubbliche presentato nel DEF è ambizioso. Il contenimento  della dinamica della spesa svolgerà un ruolo determinante: deve fondarsi su analisi dettagliate delle  singole voci di spesa e su meccanismi che consentano di valutarne l’adeguatezza. L’entità della  correzione richiesta rende necessario intervenire su tutte le principali componenti della spesa corrente.

Potrebbe essere opportuno accompagnare gli interventi sulle erogazioni con l’introduzione nel nostro  ordinamento di una regola sulla spesa primaria che dia ampia visibilità e importanza, anche nel dibattito  parlamentare, agli obiettivi fissati per quest’ultima.

I programmi delineati nel DEF soddisfano le regole di bilancio europee esistenti e le nuove regole che  si stanno delineando con la riforma della  governance economica europea. Il Governo si è impegnato a  presentare in Parlamento un disegno di legge costituzionale sulla disciplina di bilancio, che rafforzi  l’articolo 81 e sia conforme alle regole di bilancio europee. Questa innovazione, coerente con la  richiesta contenuta nel Patto per l’euro sottoscritto  alla fine di  marzo, può fornire un contributo  importante al controllo delle finanze pubbliche nei prossimi anni.

Le nuove regole di bilancio prevedono che già a settembre siano definite concretamente le misure da  attuare nel biennio 2013-14 per conseguire il pareggio del bilancio; ciò potrà ancorare ulteriormente le  aspettative degli operatori, esercitando un’azione di contenimento sui rendimenti dei titoli pubblici.

Per contenere i costi sociali e l’impatto sul sistema produttivo dell’aggiustamento di bilancio, le politiche  pubbliche devono mirare a rafforzare il potenziale di crescita dell’economia, elevando la competitività  delle imprese, la produttività e l’occupazione, e  migliorando la qualità dei servizi pubblici e della regolamentazione. È auspicabile che l’impegno a contrastare l’evasione fiscale prosegua e si rafforzi,  aprendo spazi già nel periodo di previsione a una riduzione delle aliquote fiscali.

Permangono difficoltà strutturali, che sono all’origine della fase di bassa crescita avviatasi a metà degli  anni novanta. Occorre un forte impegno per definire e attuare in tempi brevi le riforme strutturali  necessarie per riportare il sentiero di crescita del prodotto su un livello permanentemente più elevato.

 

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