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Altra puntata del commento di Anima Sgr: oggi Armando Carcaterra ci parla di “cigni neri”, cioè eventi che (in teoria) sono del tutto improbabili. Ma in molti hanno la sensazione che siano, in questo periodo, fin troppo frequenti…

 

D1. Cosa sono i cigni neri?

Nella vita comune i fatalisti dicono “Quando qualcosa può andare storto, andrà comunque storto!”, questa è la cosiddetta “legge di Murphy”. In finanza si parla di “cigno nero”, cioè eventi che l’analisi statistica considerava impossibili o statisticamente molto improbabili.

Le curve di probabilità, in statistica, hanno una forma “a campana”: ciò significare che gli eventi che si posizionano al centro sono più probabili e che spostandosi verso le code le probabilità decrescono, fino ad associare una probabilità quasi nulla agli estremi (positivi o negativi che siano). La forma della curva di probabilità si calcola sulla base della frequenza con cui certi eventi si sono ripetuti nel passato.

I “cigni neri” sono eventi che non sono mai accaduti prima e che, proprio per questo, cambiano il corso delle cose, perché inaugurano una statistica inedita inserendo nel quadro generale un pezzo di informazione che prima non c’era. Non c’era stato Hitler, prima di Hitler. Non c’era stato un 11 settembre, prima dell’11 settembre 2001. Il “cigno nero” identifica eventi che si collocano per probabilità a questi estremi o addirittura oltre gli estremi. Fino al secolo scorso gli ornitologi consideravano impossibile l’esistenza di cigni neri, finché non ne fu trovato uno, uno solo: una sola osservazione può d’un tratto rovesciare una teoria consolidata.

D2. Viviamo in un’epoca di cigni neri?

Molti direbbero di si, dato il numero di eventi imprevisti e disastrosi degli ultimi anni. Diciamo che la propensione all’ansia dei mercati è aumentata e si traduce in volatilità alta e, talvolta, in panico. Navigare in queste acque è più difficile, ma non tutto ciò che appare come un “cigno nero” lo è. La straordinaria potenza distruttrice dello “tsunami” giapponese è un “cigno nero” e lo è l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima. Non sono però “cigni neri” i terremoti, né le conseguenze economiche globali del cataclisma.

Le reazioni dei mercati finanziari alla catastrofe giapponese sono emblematici: nonostante la drammaticità degli eventi, l’analisi razionale dei fatti ha finora prevalso. La reazione d’impatto dei mercati globali è stata ovviamente negativa, ma il recupero è stato rapido, appena si è compreso che il Giappone ha le risorse per assorbire gli effetti distruttivi del sisma e che l’onda d’urto sulla crescita mondiale sarà di entità contenuta.

Gli effetti di propagazione passeranno, semmai, dalle conseguenze indirette dell’emergenza nucleare.

La vulnerabilità dei reattori di Fukushima ha spinto tutti i paesi del mondo a rivedere i propri piani di sviluppo nucleare o, addirittura, a chiudere le centrali esistenti. Nel lungo andare i prezzi delle materie prime energetiche subiranno sicuramente l’effetto della sostituzione con fonti tradizionali (petrolio, gas ecc.) e ogni aumento dei prezzi delle materie prime ha impatti sulla crescita. Anche se negativi, sono però impatti calcolabili, non “cigni neri”. Ad esempio, è stato stimato che nel nostro paese un aumento permanente del 20% del prezzo del petrolio provoca un rallentamento del Pil dello 0,5%. Per ora però il prezzo del petrolio è sceso (in anticipazione del minor consumo giapponese) e sappiamo che dovrà tornare stabilmente attorno ai suoi massimi storici (attorno a 140$/barile) perché si verifichi un azzeramento della crescita prevista.

Questo evento non è del tutto improbabile, ma non dipende dallo tsunami giapponese. Dipende molto di più dalla situazione in Nord-Africa ed in Medio-Oriente, dove in 3 mesi il panorama geopolitico è stato sconvolto da uno tsunami politico e sociale. A ben vedere neanche quello era un “cigno nero”, perché gli osservatori più attenti avevano per tempo avvertito del pericolo. In quell’area possono tuttavia emergere nei prossimi mesi insidie impreviste, come già accadde trent’anni fa in Iran.

D3. Cosa ci aiuta a capire se un evento è o no un cigno nero?

L’economista Frank Knight (contemporaneo di Keynes) distingueva tra la nozione di “incertezza” e quella di “rischio”, classificando come “incerte” situazioni in cui l’ignoto è ignoto (unkwown unknown) e “rischiose” situazioni in cui l’ignoto è noto (known unknown). Fortunatamente, la maggior parte delle vicende con cui facciamo i conti tutti i giorni sono eventi in cui “l’ignoto è noto” e che gli strumenti dell’economia e della finanza ci consentono di gestire senza evocare fatalistiche “leggi di Murphy”.

Quando un evento è stimabile, si possono infatti adottare misure che ne neutralizzino (o almeno ne mitighino) gli effetti. Quello che vale per la politica, deve valere anche per i nostri investimenti.

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